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Cultura > Pellegrinaggio

La freccia gialla di Santiago de Compostela tra le nubi di O’Cebreiro

di Luigi Laguaragnella

- Fonte: Città Nuova

A O’Cebreiro, Galizia, José López Valiña racconta come insieme a suo zio sacerdote, don Elías Valiña, ha dipinto le famose frecce gialle che guidano i pellegrini fino a Santiago de Compostela

José López Valiña a O’Cebreiro, Galizia. Foto: Luigi Laguaragnella

Salendo faticose salite dalla regione del Bierzo, le nuvole si adagiano sulle cime di circa 1300 metri e accolgono i pellegrini diretti a Santiago, nella regione della Galizia. Il passo stanco sembra adagiarsi sulle nubi che si incuneano nelle gallerie di alberi dissolvendo lo sguardo.

Tra i cippi che indicano i chilometri residui per arrivare alla tomba dell’apostolo Santiago, uno più grande indica il confine galiziano. Qui si percepiscono tradizioni antiche risalenti all’epoca preromana, con presenze della civiltà celtica in terra spagnola. Le montagne e la nuvolosità silenziosa circostante trasmettono fascino e inquietudine al pellegrino. Dalle pendici di La Faba si risale un monte in cui verde e grigio si mescolano arrivando a O’Cebreiro, una delle tappe più significative del “camino francés”. Dal Medioevo resta una delle tappe più difficili da percorrere per il clima e la pendenza del suolo.

Al mattino le nubi scorrazzano tra le piccole strade del borgo con case tradizionali di pietra e tetti spioventi di paglia. Gli alberghi sono in attesa dell’arrivo dei pellegrini. Poca gente e molte nuvole avvolgono occhi e animo. Sembra quasi di sparire.

All’ingresso del paese domina la chiesa di Santa Maria de O’Cebreiro. Risalente al IX secolo, è la più antica e meglio conservata del cammino di Santiago. In questo borgo fu costruita la prima hospederia “foresteria” per i pellegrini del cammino.

È gestita da frati francescani che benedicono quotidianamente i pellegrini e all’interno si viene accolti da scritte su legno che recitano in diverse lingue “Dio è amore”.

Tomba a O’Cebreiro di don Eías Valiña Sampedro. Foto: Luigi Laguaragnella

La tappa di O’Cebreiro è carica di simbologia celtica che aleggia tra le nuvole e la melodia tipica che esce dai negozi di souvenir, ma custodisce storie importanti per la storia del cammino di Santiago. All’interno della chiesa sono conservate le reliquie del Sacro Graal galiziano, il calice e la patena legate ad un miracolo eucaristico avvenuto nel XII secolo: un sacerdote, durante la celebrazione, si mostrava scettico della presenza del Corpo e del Sangue di Cristo. Affrontando quel giorno di tempesta un contadino arrivò a messa, anche se in ritardo, mostrando particolare devozione. Il sacerdote, però, sminuì la fatica del pover’uomo, eppure durante la consacrazione l’ostia si trasformò in corpo e il vino in sangue. Il miracolo eucaristico fu raccontato nel corso degli anni e nel ‘400 la regina Isabella donò un reliquiario per ricordare l’evento ancora oggi, mentre nella navata opposta sono sepolti, uno a fianco all’altro, il sacerdote e il contadino che assistettero al miracolo, attirando la curiosità dei pellegrini. La loro attenzione viene catturata dalla tomba custodita all’esterno della chiesa di don Elías Valiña Sampedro, che allo sviluppo del cammino di Santiago ha dato un contributo decisivo, ideando, per restare in tema di simbologia, l’inconfondibile freccia gialla fondamentale per i passi dei pellegrini. Proprio grazie all’intuizione e allo studio del sacerdote, dagli anni ’80 il “camino” è oggi ben segnalato.

A raccontare la nascita della “flecha amarilla” è José López Valiña, nipote di don Elías, incontrato nella tappa di O’Cebreiro. All’esterno del suo negozio di souvenir, di fronte la chiesa, non molto distanze dalla tomba dello zio, racconta la storia di cui anch’egli è protagonista: «Dopo la seconda guerra mondiale, mio zio si adoperò per realizzare la prima cartografia del cammino; aveva un dottorato in studi storico-giuridici del cammino di Santiago. Dall’università di Salamanca nel 1962 ricevette un premio di investigazione per proseguire questo lavoro. Da allora pianificò un piccolo gruppo di studiosi del cammino per capire come i pellegrini potessero camminare senza perdere l’orientamento; usare carte e mappe durante i percorsi, magari sotto la pioggia, diventava scomodo e problematico. Anche noi della famiglia lo aiutavano, accompagnandolo durante i suoi viaggi – racconta José –. Durante un’uscita, mio zio ebbe l’idea di disegnare le frecce lungo i percorsi e, rivolgendosi a me, chiese quale colore preferissi. Ero poco più che un ragazzo e gli risposi che il giallo era il mio coloro preferito».

Freccia gialla al cammino di Santiago.
Foto: Győző Mórocz/Pexels

Lo zio sacerdote colse quella risposta anche perché la tintura gialla era più economica rispetto ad altri colori ed era ben visibile ad ogni condizione atmosferica, al mattino e alla sera. «Da allora muniti di pittura provvedemmo a verniciare con la freccia gialla l’intero cammino di Santiago. Nel 1985 fu nominato un commissario generale del cammino e si rivolse alle autorità politiche per migliorare i servizi del cammino con l’organizzazione degli albergues municipales per dare ospitalità ai i pellegrini». Dagli anni ottanta il cammino fu riqualificato; grazie alla visione di questo sacerdote è oggi possibile percorrere il Cammino di Santiago in modo più semplice alla portata di tutti.

L’avventura di segnare con le freccia gialla l’intero cammino di Santiago porta con sé indimenticabili avventure, alcune delle quali José ricorda: «Un giorno, nella regione di Navarra la guardia civil si insospettì di noi che ponevamo le frecce gialle sui muri, pensando appartenessimo al gruppo terrorista Eta. Le forze dell’ordine vedendo passare un’automobile su un monte dove non c’era nessuno provò a bloccarci, mentre noi fummo presi da grande spavento. Ricordo, inoltre, quando il proprietario di una casa che si trovava in un punto del cammino non sapeva della nostra presenza per dipingere la freccia e ci venne incontro in modo minaccioso perché pensava volessimo derubargli la casa. Dopo avergli spiegato quello che stavamo facendo fu molto contento, perché prima di allora mai aveva saputo che il cammino di Santiago passasse da casa sua».

Immagine di O’Cebreiro, da dove passa il Cammino di Santiago in Spagna. Foto: Luigi Laguaragnella

È un privilegio ascoltare la storia della freccia gialla da chi l’ha vista comparire sui muri e lungo le strade. Per José il cammino è estremamente significativo: «Il Cammino è la nostra vita. Sono nato qui e quando ero bambino ricordo che mia madre con mio zio stavano sistemando la “hospederia”. Una delle prime immagini della mia infanzia è proprio la gente che arrivava per il cammino di Santiago». Migliaia di persone che passano da O’Cebreiro per proseguire verso Santiago sono obbligate a seguire quella freccia. Per José ha una forte carica emotiva; a volte, ancora non si rende conto della preziosa opera di riqualificazione che ha dato un grande aiuto ai pellegrini di tutto il mondo.

Il cammino di Santiago continua a richiamare fedeli – e non solo – da ogni angolo della Terra da secoli e ancora oggi continua a parlare al mondo, ormai in preda a violente guerre, e alle singole coscienze: «È un percorso di introspezione che porta a camminare dentro te stesso – dice José –. Il cammino permette di percorrere tantissimi e faticosi chilometri solo per riuscire a far incontrare te stesso. Allo stesso tempo, condividere le fatiche nelle tappe con altri compagni o camminando da solo mette davanti te stesso, in modo diretto, un ostacolo o una difficoltà presente sulla strada da superare». L’unico combattimento ammesso è quello con sé stessi, e l’azione necessaria per vincere questa battaglia è camminare su una strada, magari tracciata di giallo, come il sole.

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