Immagina di essere sotto l’ombrellone a fissare le onde del mare che danzano al suono di una melodia tanto rilassante quanto malinconica e sentirti un pesce fuor d’acqua quando tutti ridono, nuotano e raccontano le proprie vacanze. Immagina di scorrere i social in pieno agosto e provare un improvviso senso di soffocamento, quasi come se l’allegria degli altri fosse uno specchio delle tue mancanze. Magari potrebbe capitarti di chiederti come mai in estate tutti sembrano essere così felici e quasi “obbligati” a mostrarlo al mondo intero. Prova a pensare che, forse, stai guardando la vetrina di un negozio pieno di luci e colori, non il retrobottega dell’animo umano.
Ecco alcune domande che potrebbero venirti in mente: è normale sentirsi soli in mezzo a una spiaggia affollata? Devo per forza divertirmi per non sentirmi sbagliato/a? Naturalmente, non solo è normale, ma è anche uno dei paradossi più feroci della nostra mente, che ci mostra come il riposo non coincida necessariamente con l’euforia. Quando il mondo intorno a noi si riempie di luce, feste e viaggi, il nostro fisiologico bisogno di ritirarci o le nostre emozioni, come tristezza, malinconia o rabbia possono subire un effetto cassa di risonanza. Ad un certo punto della giornata, non siamo più “solo” tristi o affaticati; cominciamo a sentire un senso di inadeguatezza, come se fossimo fuori dal mondo. Tutto ciò potrebbe generare un forte senso di alienazione.
Prendiamo Albert. Un imprenditore di 38 anni che ha molto successo, il telefono sempre bollente, agende fitte di impegni. Ma quando arriva agosto e la città si svuota, sperimenta un forte senso di alienazione. Senza una famiglia ad attenderlo, il silenzio del suo appartamento diventa quasi assordante e cominciano a farsi strada alcune voci interiori che gli ricordano i tempi passati, i luoghi d’infanzia, l’odore dei cibi cucinati dai nonni, i profumi della sua terra d’origine. Allora Albert crede che l’unica strada sia fuggire da ciò che emerge da dentro di sé: prenota ombrelloni nei lidi più esclusivi, partecipa agli aperitivi in spiaggia e si fa trascinare nelle discoteche all’aperto, convinto che il rumore possa riempire il vuoto. Eppure, in mezzo alla musica assordante e ai corpi che ballano, la solitudine e la malinconia lo travolgono. Lì, tra un cocktail e l’altro, il suo pensiero vola verso le estati dell’infanzia. Rimpiange le giornate lunghissime trascorse nel cortile, la semplicità dei giri in bicicletta tra le strade del paese, i legami autentici che non richiedevano alcun tipo di performance. Albert è circondato da persone, ma si sente solo, schiacciato tra l’immagine vincente dell’adulto realizzato e il bambino interiore che chiede soltanto un porto sicuro.
La solitudine estiva a volte può scoperchiare le nostre ferite sommerse semplicemente perché vengono a mancare i distrattori quotidiani a cui siamo abituati. In più, i fattori climatici come il caldo e l’eccesso di luce possono avere un impatto reale e fisico sul nostro corpo. In inverno le giornate corte e buie ci fanno sentire stanchi e letargici, in estate le temperature alte e la luce prolungata possono cambiare i nostri ritmi naturali, stravolgendo le nostre routine. Fermarci con il lavoro (come succede ad Albert, che non può più nascondersi dietro le sue occupazioni) può lasciarci emotivamente vulnerabili. L’inquietudine potrebbe farsi sentire maggiormente, si può far fatica a dormire, c’è chi mangia meno e chi mangia di più del solito sperimentando una sorta di agitazione nervosa, una tensione che va in contrasto con il nostro bisogno di staccare la spina e riposare.
Come possiamo affrontare, allora, questo periodo senza farsi travolgere? Ecco alcune strategie per invertire la rotta:
- Limitare l’esposizione prolungata ai social media (la vetrina della falsa perfezione).
- Accogliere la tristezza o il senso di vuoto senza giudicarli. Dire a sé stessi “ho tutto il diritto di sentirmi così“ abbassa immediatamente i livelli di ansia da prestazione.
- Creare nuove piccole abitudini rassicuranti: una lettura al fresco del mattino, una passeggiata al tramonto, o dedicare del tempo alla musica, che possiede un grande potere di regolazione emotiva.
- Creare piccole connessioni autentiche, capaci di nutrire davvero il tuo bisogno di vicinanza.
L’estate può diventare la stagione della “tregua emotiva”. Se ti senti smarrito/a come Albert, ricorda che la tua sensibilità non è un difetto e puoi accettare di poter stare all’ombra mentre gli altri sono al sole, provando a danzare al ritmo che ti appartiene. Puoi trovare la tua melodia e concederti il permesso di ascoltarla e condividerla.