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Italia > Politica

Briseide e le altre prime cittadine d’Italia

di Mariagrazia Baroni

- Fonte: Città Nuova

80 anni dall’elezione nel ’46 delle prime tredici donne sindaco. Fautrici di diversi interventi, tra vecchie e nuove esigenze post belliche, con predilezione per il sociale. Tre ritratti tra Abruzzo, Marche e Sardegna.

Urna per le votazioni (foto pexels)

Il 1946 è stato tante cose per l’Italia uscita dalla seconda guerra mondiale. Lo ricordiamo, anzitutto per la ricorrenza del 2 giugno, la data del referendum per monarchia o repubblica, ma anche per il suffragio universale, per il voto alle donne in Italia. Ma di ottant’anni fa è anche la possibilità di esercitare il diritto di voto passivo per le donne, di entrare a pieno titolo nella vita pubblica. Il 10 marzo di quell’anno, infatti, vi fu la prima delle tornate elettorali che poi si susseguiranno per tutta la primavera e autunno dello stesso anno in oltre seimila comuni italiani da cui si ebbero i primi nomi delle prime donne sindaco. 13 in tutto secondo i recenti studi, 13 pioniere in varie regioni d’Italia, in piccoli centri della Penisola, elette in un’Italia stremata dalla fine del secondo conflitto mondiale, ma desiderosa di ripartire.

Era stato il decreto n. 74 del 10 marzo del ’46, a consentire alle donne con almeno 25 anni di età di poter esercitare il diritto ad essere votate, completando così quell’iter iniziato con decreto legislativo luogotenenziale m. 23 del 31 gennaio del 1945 che estendeva il voto alle donne dai 21 anni in su. Vennero elette in Calabria Caterina Tufarelli Palumbo Pisani a San Sosti (la più giovane, a soli 24 anni, ndr.), Lydia Toraldo Serra a Tropea e Ines Nervi a San Pietro in Amantea; in Abruzzo, a Pianelle di Pescara, Briseide Verrotti. In Sardegna Ninetta Bartoli per Borutta e Margherita Sanna per Orune; Anna Montiroli Coccia nel Lazio, a Roccantica; Elsa Damiani Prampolini a Spello (Umbria); Ada Natali a Massa Fermana (Marche);  Elisa Carloni a Castiglion Fibocchi (Toscana); Elena Tosetti a Fanano (Emilia-Romagna); Alda Arisi a Borgosatollo (Lombardia) e  Ottavia Fontana a Veronella (Veneto). Donne di estrazione sociale diversa, di destra e sinistra, i cui ritratti fotografici, sono in mostra permanente dal 2016, a Palazzo Montecitorio nella “Sala delle donne”, un’ala del palazzo dedicata alle donne elette nelle istituzioni della Repubblica, fino ai giorni nostri.

Negli interventi che hanno caratterizzayo il loro mandato, in questi piccoli centri, spiccano diverse misure, specie quelle rivolte al sociale, al sostegno delle famiglie e dei ragazzi. Sensibili e audaci, già conosciute nei loro paesi e spesso impegnate nel volontariato diedero un apporto fondamentale alla ricostruzione post bellica o a quell’assetto necessario per proiettarsi per la prima volta, dopo l’Unità d’Italia, al futuro con costruzione di mense, asili per i fanciulli o colonie come la Natali. Si dedicano, inoltre, alla messa in opera di infrastrutture, strade, e per la prima volta luce ed elettricità raggiunsero molte case. Si adoperarono per la creazione di nuovi posti di lavoro. In Sardegna si organizzano cooperative per la pastorizia, mentre in Calabria venne costruito uno stabilimento balneare per favorire il turismo.

Briseide Verrotti (foto Wikimedia)

Il numero stesso delle prime donne sindaco, secondo recenti studi, potrebbe ulteriormente salire. Il settore, grazie al rinnovato interesse per questo fenomeno, sta ancora restituendo storie. Tra le più recenti figure portate alla ribalta dagli archivi, e inserita tra i ritratti a Montecitorio solo nel 2023, quello di Briseide Verrotti, prima sindaca di Pianella in provincia di Pescara, in carica fino al 1951. Esponente della Democrazia Cristiana, impegnata nel sociale e presidente dell’odine terziario delle carmelitane. Erede di una famiglia operosa nella comunità tra i tanti interventi realizzati: l’acqua nelle frazioni e interventi per abbattere la dispersione scolastica.

Ada Natali (foto Wikimedia)

Tra prime donne sindaco spicca anche la deputata per il PCI (Partito comunista italiano, ndr.) dal 1948 al 1959, Ada Natali: eletta prima donna sindaco per il comune di Massa Fermana in provincia di Fermo, nelle Marche. Ricoprì questo ruolo, come suo padre Giuseppe, che di mestiere era sarto. Cattolica praticante, Ada partecipò alla Resistenza, dando ospitalità a soldati inglesi, partigiani e prigionieri che le valsero, alla fine della guerra, più di un riconoscimento dal governo alleato. Maestra alle elementari, tra le poche sindache a laurearsi, in legge. Negli anni Cinquanta, ingaggiò vere e proprie battaglie affinchè le operaie delle fabbriche marchigiane potessero ottenere regolari contratti di lavoro.

Ninetta Bartoli (foto Wikimedia)

Invece, si fece ritrarre in posa con gli abiti tradizionali sardi Giovanna (Ninetta) Bartoli. Per 12 anni guidò il comune del sassarese di Borutta provincia di Sassari. Divenuta segretaria di partito nella DC nel 1945, Ninetta, già dedita al volontariato, a 51 anni venne eletta con una maggioranza schiacciante: l’89%. Tra le numerose opere realizzare: l’energia elettrica in casa, una scuola, casa popolari e un sistema fognario. Non solo, si occupò con lungimiranza, anche del recupero della basilica romanica di san Pietro in Sorres, in cui portò una comunità di monaci benedettini, che mancava da quattro secoli in Sardegna.

Ada, Nina e Briseide, secondo i documenti sono state le prime delle 13 ad aprire questa una stagione nuova. Molti, quel ritorno alle urne, lo videro come una prova generale per ciò che avvenne il 2 giugno, quando anche 15milioni di donne votarono sia al referendum che alle elezioni per l’Assemblea Costituente in cui, 21 donne verranno elette. Le stesse che il 25 giugno varcheranno per la prima volta le porte di Palazzo Montecitorio. Ma questa è ancora un’altra storia.

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