Considerato uno dei più forti difensori della storia e uno dei migliori calciatori di sempre, Franco Baresi – candidato per ben 7 volte al Pallone d’oro – ha legato indissolubilmente il suo nome al Milan, tanto che nel 1999, in occasione della festa organizzata per celebrare i cent’anni del club, è stato eletto dai suoi tifosi “Milanista del secolo”. Dopo il suo ritiro nel 1997 è stata ritirata la sua maglia numero 6 del Milan.
Nato a Travagliato, nella pianura bresciana, l’8 maggio 1960, Baresi aveva tirato i primi calci in un oratorio. Figlio di contadini, fin da giovane si segnala come uno dei maggiori talenti del calcio italiano. Leader carismatico, si distingue, tra l’altro, anche per precocità e longevità agonistica: anche in età avanzata era ritenuto uno dei calciatori atleticamente più preparati in tutta la Serie A.
All’età di 12 anni, il piccolo Franco sostiene un provino all’Inter, squadra che aveva già reclutato suo fratello Giuseppe, ma viene scartato poiché ritenuto troppo gracile. A questo punto Italo Galbiati invita il “Piscnin” a tentare col Milan: dopo tre provini e grazie all’insistenza di Guido Settembrino, Baresi entra nelle giovanili rossonere e trascorrerà la sua intera carriera nel Milan, squadra nella quale ha giocato per venti stagioni (dal 1977 al 1997) di cui quindici da capitano, divenendone il secondo calciatore con più presenze assolute, dietro solo a Paolo Maldini.
Con i rossoneri, con Arrigo Sacchi prima e Fabio Capello poi in panchina, ha vinto tutto: sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe UEFA e quattro Supercoppe italiane; insieme ai compagni di reparto Mauro Tassotti, Maldini e Alessandro Costacurta ha composto una delle migliori linee difensive della storia del calcio che ha consentito al Milan di stabilire il record di partite consecutive senza sconfitta (58) nei maggiori campionati nazionali d’Europa (dal 26 maggio 1991 al 14 marzo 1993, ovvero un anno, 9 mesi e 16 giorni).
Ma con il Milan non ha solo vinto: ci è rimasto pur perdendo tutto, perché Franco era in campo quel pomeriggio gelato del 7 novembre 1982, durante quel Milan-Cavese 1-2 che ha segnato il punto più basso mai raggiunto dal Milan, ed era in campo nei faticosi anni di mezzo della risalita mentre tutti lo volevano tutti ma lui si rifiutava di abbandonare la società che per lui era casa e famiglia.
Una vera colonna per il club rossonero e per i suoi compagni che oggi lo ricordano con immensa tristezza. «Ciao Franco, oggi provo la stessa sensazione di quando, per un qualsiasi motivo, non potevi scendere in campo al nostro fianco: come faremo senza il nostro Capitano? -, è il toccante e intimo ricordo di Paolo Maldini -. Mi hai insegnato a lottare fino all’ultimo respiro, cosa significhino l’attaccamento alla maglia e il valore di essere un vero leader. (…) Ci mancherai, Capitano. Ma la luce della tua stella continuerà ad accompagnarci per sempre».
La Nazionale
La maglia del Milan e quella azzurra: queste le uniche due maglie indossate nella lunga carriera del grande Franco Baresi. Le ottime prove con la maglia del Milan, infatti, non potevano che valergli anche la convocazione in nazionale maggiore che arriva quando Baresi aveva solo 20 anni. La convocazione arriva da parte del CT Enzo Bearzot per il campionato d’Europa 1980 e poi anche al vittorioso campionato del mondo 1982 ma, in entrambe le competizioni, Franco rimane sempre in panchina in quanto riserva del più esperto Gaetano Scirea. Insoddisfatto della situazione, quindi, Baresi litiga platealmente con Bearzot, precisamente durante il torneo olimpico di Los Angeles 1984 e, da quel momento, non viene più convocato dal Vecio. Il ritorno di Baresi in nazionale coincide con l’arrivo in panchina del nuovo CT Azeglio Vicini, che decide di farne un punto fermo della sua squadra sia agli Europei del 1988 che ai Mondiali di Italia ’90. Con l’arrivo in panchina di Sacchi, già suo mentore al Milan, Baresi prende parte ai Mondiali di Usa ’94 in cui si rende protagonista di una impresa straordinaria: si infortuna al menisco contro la Norvegia nella seconda partita della fase a gironi e, dopo soli 25 giorni, contro ogni aspettativa, il capitano azzurro viene recuperato a tempo di record per la finale contro il Brasile. Finale in cui Baresi gioca una partita straordinaria ma sbaglia ai rigori lasciando il campo tra le lacrime che ancora vengono ricordate – insieme a quelle di Roberto Baggio – come l’emblema di quel Mondiale.
E con quelle stesse lacrime, oggi, i tuoi tifosi, il Milan, l’Italia intera e il mondo del calcio ti ricordano. A Dio, immenso Franco.
