Piantato nel cuore dell’estate, il 2 agosto, giorno del Perdono di Assisi dal 1216 secondo il calendario della Chiesa cattolica, è una data indelebilmente legata con la strage che si consumò nella stazione di Bologna alle ore 10,25 del 1980. Era un sabato affollato di gente. Un’esplosione dal potenziale altissimo uccise 85 persone dilaniandole sul colpo oltre a provocare più di 200 feriti.

Il lavoro dei soccorritori subito dopo la strage di Bologna del 2 agosto 1980, in una foto d’archivio. ANSA
Perché avvenne e chi furono i mandanti? Non sono domande scontate perché si rivelano sempre più attuali. Nonostante numerosi tentativi di depistaggio operato anche dai servizi segreti deviati, è stata accertata nel 1995 con sentenza della Cassazione la responsabilità dei terroristi neofascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro come esecutori della strage. Sono stati, anche, condannati per aver voluto sviare le indagini il capo della loggia massonica P2 Licio Gelli, gli alti ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte e il loro collaboratore Francesco Pazienza.
Successive sentenze emesse in via definitiva dalla magistratura hanno accertato la responsabilità diretta nella strage dei terroristi neri Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini e Paolo Bellini. Ma in particolare la sentenza della Cassazione del 2017 ha accertato come mandanti dell’orrendo crimine i vertici della loggia massonica deviata Propaganda 2 ( P2) che tra l’alto, secondo i magistrati, hanno manovrato Mario Tedeschi, direttore della rivista Il Borghese, nell’opera di depistaggio mirata a individuare come colpevoli dell’eccidio del 2 agosto una frangia del terrorismo palestinese. Tesi ripetuta da esponenti della destra.
L’intera vicenda è perciò così inquietante che è forte l’istinto di archiviarne in fretta il ricordo, dopo le notizie sulla cerimonia che si svolge ogni anno a Bologna il 2 agosto, sempre tra le polemiche.
E invece proprio gli interventi articolati dell’Associazione dei familiari delle vittime, raccolti sul sito del comune, dovrebbero costituire la base per un serio dibattito sulla storia della Repubblica e un contributo da leggere nelle scuole, dato che non è affatto scontata la trasmissione della memoria ai più giovani, relativamente a fatti anche recenti.
È perciò di grande interesse il discorso fatto nel 2025 da Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione, ed è da ascoltare con attenzione quello imminente del 2026 prestando attenzione in particolare ai passaggi estranei alle polemiche transitorie tra le quali non può collocarsi, tuttavia, quella relativa alla scelta compiuta l’anno scorso dal ministro della cultura Alessandro Giuli di celebrare il 2 agosto in Puglia in memoria della sconfitta del possente esercito romano a Canne da parte dei cartaginesi di Annibale nel 216 a.C. Il ministro è infatti un esponente di quella componente della destra legata al pensiero di Giulio Cesare Andrea (Julius) Evola, originale pensatore di matrice esoterica e pagana cara al neofascismo.
In un recente libro “L’omicidio Mattarella. L’Italia nel mirino, Palermo, Ustica, Bologna 1979-1980″che lo storico Miguel Gotor sta discutendo in tutta Italia, si ricostruisce l’intreccio tra l’esoterismo iniziatico della massoneria deviata con le mafie, in funzione di una regia occulta delle stragi e attentati che hanno segnato il nostro Paese.
Gotor lavora da anni sulla traccia dell’intervista rilasciata da Sergio Mattarella nel 1993 per affermare che l’assassino di suo fratello Piersanti, allora presidente della Regione Sicilia, non si spiega con il contrasto alla mafia degli appalti che allignava nel suo stesso partito. Il killer che agì freddamente la mattina del 6 gennaio 1980 davanti ai familiari pronti per andare a messa, lo fece in base ad un un piano eversivo internazionale.
Il riferimento è agli “ibridi connubi” tra capi mafiosi, eversione nera, circoli esoterici massonici e servizi segreti che Gotor invita a non definire “deviati” dato che sono stati proprio i vertici degli apparati, come accertato nella strage di Bologna, ad essere coinvolti. Sergio Mattarella in quella intervista di taglio basso che può sfuggire ad una prima lettura del giornale, invitò a cercare più in alto, anche a livello internazionale, citando esplicitamente i rapporti della P2 con ambienti statunitensi.
Piersanti Mattarella era l’erede naturale di Aldo Moro e del disegno politico del grande statista cattolico democratico ucciso dalle Br nel maggio 1978 come esito finale, secondo Gotor, di una vera e propria congiura. I mandanti dell’omicidio Mattarella, nella ricostruzione dello storico, sono gli stesso ambienti collegati alla P2 che hanno tramato per impedire la liberazione di Moro dalle mani delle Br. Come disse subito il cardinale di Palermo Salvatore Pappalardo nell’omelia per i funerali di Piersanti svoltisi due giorni dopo l’omicidio, «una cosa sembra emergere sicura, ed è l’impossibilità che il delitto sia attribuibile a sola matrice mafiosa. Ci devono essere anche altre forze occulte, esterne agli ambienti, pur tanto agitati, della nostra Isola».
L’indagine storica di Gotor sul delitto Mattarella non accetta l’esito della sentenza definitiva che ha assolto da quell’omicidio Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, cioè gli stessi neofascisti esecutori della strage di Bologna, nonostante la testimonianza del fratello di Valerio, Cristiano, e soprattutto quella reiterata della moglie di Piersanti che ha riconosciuto in Fioravanti il killer del 6 agosto 1980.
Secondo Gotor siamo davanti ad un paradosso giudiziario emblematico: mentre i mandanti del delitto, identificati nella cupola di Cosa Nostra, sono stati condannati in via definitiva, restano tuttora ignoti gli esecutori materiali. Una anomalia evidenziata anche nella biografia di Piersanti Mattarella scritta da Giovanni Grasso, attuale direttore dell’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica.
Bisogna quindi continuare a scavare in profondità, non solo per accertare il passato ma per capire come certi intrecci di poteri siano duri a morire per trasformarsi continuamente.
«Le P2 – ha lasciato scritto nei suoi appunti Tina Anselmi – non nascono a caso, ma occupano spazi lasciati vuoti per insensibilità». Come sappiamo, la donna che ha presieduto coraggiosamente la commissione d’inchiesta sulla loggia P2 scontrandosi con resistenze trasversali non è stata mai candidata con convinzione alla presidenza della Repubblica, come avrebbe meritato. E neanche è stata nominata senatrice a vita.

Paolo Bolognesi (C), presidente associazione vittime due agosto, e Paolo Lambertini (S) durante il corteo per il 45esimo anniversario della strage avvenuta il due agosto del 1980 alla Stazione di Bologna, 2 agosto 2025. ANSA/Max Cavallari
Come ha detto Paolo Bolognesi nel suo discorso del 2 agosto 2025, «la strage del 2 agosto 1980, già ideata nel febbraio 1979, fu concepita e finanziata dai vertici della famigerata loggia massonica P2, protetta dai vertici dei Servizi Segreti italiani iscritti alla stessa loggia P2 , eseguita da terroristi fascisti.
Contiguità che sembrano ancora oggi salde e inconfessabili, se pensiamo che fino a ieri le inchieste sulla strage del 2 agosto sono state ostacolate in ogni modo con depistaggi e intossicazioni che, seppur smascherate e smontate in sede processuale, hanno portato a ritardi di anni e anni nell’accertamento dei fatti.
E se ci sono voluti così tanti anni perché si arrivasse a svelare il quadro completo di chi ha voluto ed eseguito la strage del 2 agosto 80, è perché tutti, a parole, affermano di volere la verità, ma nei fatti sono moltissimi coloro che, pur avendone la possibilità, hanno fatto e fanno qualunque cosa per nasconderla, ritardarla e dissimularla».
