«Nel 1968 avevo quarantun anni, da molto tempo facevo politica eppure, lo confesso, quando sono entrata in Parlamento per la prima volta e ho parlato ero molto emozionata; contrariamente alle mie abitudini, ho perfino scritto il discorso che avrei pronunciato. Perché in quel momento sentivo la responsabilità di rappresentare il Paese. Sentivo che c’ero e dovevo contare, volevo usare bene quei voti che rappresentavo perché da lì sarebbe cominciato un cammino che fin da allora avrei voluto coerente». Sono molto belle e significative le parole di Tina Anselmi (Castelfranco Veneto-Treviso, 25 marzo 1927 – Ivi, 1 novembre 2016), che ricorda il suo ingresso in Parlamento.
Tre sono i passaggi del suo discorso che colpiscono: responsabilità; rappresentare il Paese; cammino coerente. Tina Anselmi, negli anni del suo impegno politico-istituzionale, trasforma queste parole in fatti: il pensiero diventa azione. Durante i sei mandati parlamentari – dalla V alla X Legislatura – , l’onorevole Anselmi svolge un grande lavoro per il bene comune: presenta 475 progetti di legge – di cui 98 diventano legge – , e 134 atti di indirizzo e controllo (ordini del giorno, interrogazioni, interpellanze, mozioni, ecc.), svolge 128 interventi, riceve 6 incarichi di governo e 2 incarichi parlamentari.
Il 29 luglio 1976 – cinquant’anni fa –, Tina Anselmi diventa la prima donna ministra in Italia, a trent’anni dalla nascita della Repubblica (2 giugno 1946): infatti, nella VII Legislatura, è ministra del Lavoro e della Previdenza sociale nel III Governo Andreotti (dal 29 luglio 1976 all’11 marzo 1978), e ministra della Sanità nel IV e V Governo Andreotti (dall’11 marzo 1978 al 4 agosto 1979).
È Aldo Moro che indica Tina Anselmi − sua collega di partito − come ministra della Repubblica: è opportuno ricordare che, vent’anni prima, è stato proprio il ministro di Grazia e Giustizia, Moro (anche se criticato da molti parlamentari uomini), a smuovere lo storico divieto per le donne di adire alla magistratura: infatti l’approvazione della legge 1441/1956 è molto importante perché ammette − per la prima volta in Italia − le donne all’amministrazione della giustizia.
Nel corso della sua attività politico-istituzionale, Tina Anselmi promuove varie e importanti leggi di attuazione della Costituzione, che sono diventate pietre miliari della storia della Repubblica italiana: norme destinate al riconoscimento e all’ampliamento dei diritti di tutti i cittadini – soprattutto dei più fragili e indifesi: donne, bambini, ammalati, disabili, lavoratrici e lavoratori, ecc. –, a promuovere il pieno sviluppo delle persone e a rimuovere gli ostacoli che limitavano, di fatto, la libertà e l’eguaglianza dei cittadini.
Appena entra in Parlamento, l’onorevole Anselmi mette mano al suo progetto di revisione della legge Noce-Federici del 1950 (L. 26 agosto 1950, n. 860, Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri), che amplia la tutela delle lavoratrici madri e che viene approvato nel 1971. Con la legge 1204 del 1971, Tina Anselmi dà attuazione all’art. 37 della Costituzione che, in riferimento alla donna lavoratrice, prescrive: «Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione».
Come ministra del Lavoro presenta il disegno di legge che, tra l’altro, sancisce l’illegittimità della discriminazione delle donne sul lavoro: l’art. 1 della legge 9 dicembre 1977 n. 903 (Parità di trattamento di uomini e donne in materia di lavoro) detta un principio fondamentale stabilendo: «È vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro qualunque sia il settore o il ramo di attività, e a tutti i livelli di gerarchia professionale». È significativo che la legge promossa dalla ministra Anselmi stabilisca, infine, che il Governo sia obbligato a presentare ogni anno al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione delle predette norme. Questo è un grande insegnamento: la politica deve non solo proporre e far approvare leggi per il bene comune, ma deve assicurarsi che le stesse siano applicate (per il bene comune).
Un’altra riforma, pietra miliare della storia della nostra Repubblica, è la legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale).
La prima grande riforma della sanità si colloca nel solco dei grandi processi riformatori che hanno caratterizzato gli anni settanta: la finalità fondamentale è quella di dare piena attuazione all’art. 32 della Costituzione e riconoscere il diritto alla salute di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, reddito, collocazione sociale, mettendo fine al vecchio regime mutualistico categoriale, che di fatto aveva escluso milioni di cittadini dalla tutela della salute.
Tina Anselmi, prima donna a essere investita dell’incarico di ministra della Sanità in Italia (che, per dare un’idea della sua umiltà, quando si insedia negli uffici del ministero vive in una stanza in affitto presso l’abitazione di due signorine dell’Azione cattolica, e lì rimane fino alla fine della sua ultima Legislatura, nel 1992), appone la propria firma, due giorni prima del Natale 1978, alla legge istitutiva del Ssn, che viene definito «il complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinate alla promozione, al mantenimento e al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione, senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’uguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio».
Come è stato rilevato, il Ssn ha l’obiettivo del pieno sviluppo della persona umana; il superamento degli squilibri territoriali nelle condizioni igienico-sanitarie, in modo che l’apparato risulti omogeneo; la formazione di una moderna coscienza sanitaria.
Il Ssn, in questi ultimi decenni, è stato messo sotto attacco e depotenziato. Ma non possiamo disperdere l’impegno e la fatica della ministra Tina Anselmi – e di un’intera classe politica, che ha contribuito all’approvazione dell’importante riforma –, che definisce con queste parole il fondamento etico e politico dell’eccezionale provvedimento: «Globalità delle prestazioni, universalità dei destinatari, eguaglianza del trattamento, rispetto della dignità e della libertà della persona».
La ministra di Castelfranco Veneto, durante la sua attività, firma tanti provvedimenti legislativi importanti, come la cosiddetta legge Basaglia sull’abolizione dei manicomi. Anche in questo caso dimostrando di vivere la politica come servizio in favore del bene comune.
E, a tal proposito, è molto significativa la sua definizione della politica: «Politica è organizzare la speranza».
Bibliografia:
Tina Anselmi con Anna Vinci, Storia di una passione politica, Chiarelettere, Milano 2023; Leonardo Brancaccio, Costituzione e democrazia.
La lezione di tre madri della Repubblica. Tina Anselmi, Nilde Iotti, Lina Merlin, Ecra, Roma 2026; Gero Grassi – Liceo Banzi-Bazoli di Lecce – Polo Liceale Sylos-Fiore di Terlizzi, Il Servizio Sanitario Nazionale. Storia, protagonisti ed evoluzioni normative, approfonditi nella scuola pugliese, Cacucci editore, Bari 2022.
