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Mondo > Calcio e politica

Mondiali, USA eliminati, nonostante le “raccomandazioni” di Trump

di Mario Agostino

- Fonte: Città Nuova

Gli USA vengono eliminati dai Mondiali di calcio dopo la sconfitta maturata contro il Belgio. Storia di una vigilia segnata da uno scandalo sportivo senza precedenti.

Il belga Romelu Lukaku festeggia il gol dell’1-4 durante la partita degli ottavi di finale della Coppa del Mondo FIFA 2026 tra USA e Belgio, a Seattle, Washington (USA), il 6 luglio 2026. ANSA EPA/STEPHEN BRASHEAR

Gli USA padroni di casa e sostanzialmente di tutta la macchina organizzativa dei Mondiali di calcio 2026 tornano a casa, o ci restano, a seconda di come la si voglia interpretare: a eliminarli è ai quarti di finali a Seattle un Belgio che, ironia della sorte, si permette comprensibilmente anche di festeggiare ironicamente a fine gara con una “Trump dance” sulle note dei Village People già nota dalla prima campagna elettorale del presidente, erettosi ancora una volta a scomposto protagonista di un contesto che non avrebbe dovuto esporre lo sport ed il Paese a uno scandalo sportivo della vigilia di cui gli USA avrebbero fatto volentieri a meno.

Ma andiamo con ordine, partendo dal dato che decine di milioni di americani che davanti alle tv di casa e ai maxischermi, nei locali e nelle piazze stavano cominciando ad appassionarsi sul serio, vivono una doppia delusione, quando cominciava a diffondersi quel “why not us” che faceva sognare qualche clamoroso successo, per la verità improbabile per gli esperti del settore. A indirizzare subito “il tramonto” del torneo degli USA è la doppietta dell’attaccante atalantino Charles De Ketelare cui seguono, dopo l’illusione americana del gol punizione di Tillman, due clamorosi errori della retroguardia americana: prima del portiere Freese, poi dei difensori, chde consegnano il 4-1 finale agli archivi, insieme a tutti i giocatori belgi a ballare la Trump Dance.

Caso Balogun: un precedente gravissimo sul piano sportivo

La vigilia dell’attesissima gara era stata avvelenata dall’ennesima iniziativa estemporanea “fuori campo” del presidente Usa, trasformatosi presto, anche qui ancora una volta, in un clamoroso autogol. Durante la partita dei sedicesimi contro la Bosnia-Erzegovina, il centravanti Folarin Balogun era stato espulso con rosso diretto – dopo una revisione al VAR – per un brutto pestone ai danni del difensore bosniaco Tarik Muharemović. Da regolamento, l’espulsione diretta squalifica il giocatore per almeno un turno, a seconda della gravità del fallo e dal referto dell’arbitro.

Secondo quanto riportato dai colleghi del New York Times e della Bild, subito dopo l’espulsione il presidente Donald Trump ha chiamato personalmente “il suo grande amico” Gianni Infantino, presidente della FIFA e non a caso membro del fantomatico “Board of Peace”, per “riesaminare” la squalifica.

Piegandosi al volere della Casa Bianca, la Commissione Disciplinare della FIFA aveva allora deciso di applicare come mai visto nella storia  l’articolo 27 del proprio Codice Disciplinare, trasformando la squalifica di Balogun in “pena sospesa” con la condizionale per un anno e consentendo così al giocatore di scendere in campo contro il Belgio, senza però spiegare con quale motivazione plausibile.

Le reazioni del mondo del calcio

 La sconvolgente decisione della FIFA aveva scatenato un motivato terremoto, con la UEFA, la nota principale organizzazione del calcio europeo, che tramite un comunicato durissimo aveva definito la scelta della FIFA “incomprensibile e ingiustificabile”, accusando di aver “superato il limite” e di aver compromesso irrimediabilmente la credibilità e l’integrità del Mondiale e, forse, dello sport nella sua interezza. La stessa Federcalcio belga (RBFA) si era dichiarata “sbalordita”, annunciando un ricorso d’urgenza nel tentativo di contrastare la scellerata decisione della FIFA, mentre lo stesso Commissario Tecnico dei Diavoli Rossi, Rudi Garcia, parlava di un “pesce d’aprile” fuori stagione.

Lo stesso neo-eletto presidente della nostra Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), Giovanni Malagò, aveva definito l’accaduto un «precedente pericolosissimo dal sapore politico», proprio mentre Trump celebrava apertamente l’esito della vicenda tramite i propri canali social, ringraziando pubblicamente la FIFA per «aver posto rimedio a una grave ingiustizia». Ci si chiedeva però quale, di giustizia.

 Un clamoroso danno di Trump allo sport USA

L’intervento manipolatorio della Casa Bianca nel caso Balogun non ha solo scritto una delle pagine più controverse della storia del calcio, alimentando la questione di come gli eventi sportivi globali sfruttati dai governi rischino di svilire i principi di lealtà sportiva, ma ha comportato pessimi risvolti da molteplici punti di vista. In primis, perché l’inaudita riabilitazione di Balogun ha dato in primis ai giocatori del Belgio una carica prorompente, che si è tradotta in una prestazione che ha annichilito gli USA sul campo, con un arbitraggio della terna giordana peraltro impeccabile pur sotto evidente pressione. Ma soprattutto, ha posto in imbarazzo il Paese ed i giocatori stessi, evidentemente imbarazzati da un’ingiustificabile e inedita invasione di campo che si è configurata come una evidente mossa di slealtà sportiva, che avrebbe comunque macchiato anche un eventuale successo sul campo, “sporcato” dallo svarione.

Dopo i Mondiali: cosa resta del calcio in USA

Grazie ai Mondiali, si è percepita un po’ ovunque negli USA la curiosità crescente, al di là della festa: in molti campetti di periferia, i bambini giocano sempre di più, ma già negli stadi solitamente teatro della MLS, il principale campionato del paese dove gioca da più di un anno Lionel Messi (in forza all’Inter Miami), le tribune si sono riempite come mai prima, ovviamente anche per l’interesse per le prestazioni e i risultati della nazionale guidata da coach Pochettino. Nel 2025 il “soccer” a stelle e strisce ha raggiunto 16,8 milioni di praticanti, record assoluto che registra un incremento del 15,8% rispetto all’anno precedente, dopo quindici anni di rilevazioni. Se i bambini tra i 6 e i 12 anni restano il gruppo più numeroso, con 5,5 milioni di piccoli calciatori, a crescere velocemente sono gli adulti: dal 2018 la voglia di giocare a calcio è aumentata del 118% fra chi ha tra 35 e 44 anni, mentre nella fascia 45-54 anni è addirittura schizzata del 247%.

Parliamo per lo più di “re-ingresso”: gli americani cresciuti durante il primo boom del calcio giovanile, tra fine anni Ottanta e Novanta, oggi tornano in campo ed il segmento più dinamico in assoluto è quello ispanico, per circa il 60,4% tra il 2022 e il 2025, passato da 2,6 a 4,2 milioni di praticanti. Interessanti anche i dati del calcio femminile che evidenzia una crescita salita del 65,5% dal 2018 al 2025: un ritmo quasi doppio rispetto a quello maschile, per una quota sul totale dei praticanti passata dal 35,2% al 39,7%. Il calcio in USA può crescere dunque in modo esponenziale, con volani come i Mondiali, a patto che non lo si sporchi ancora con uscite inqualificabili come quella firmata indelebilmente da Donald Trump con l’avallo di Gianni Infantino.

 

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