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Cultura > Cultura

Goethe e l’Intelligenza Artificiale

di Michele Genisio

Michele Genisio

Il grande scrittore tedesco aveva visto al di là del suo tempo nel Faust con il personaggio di Homunculus, che oggi ci interroga data la maniera in cui ricorda i moderni sistemi di intelligenza artificiale.

Foto Pexels

Una notte magica sull’Egeo. La ninfa Galatea, figlia del dio marino Nereo, avanza sul mare sopra una conchiglia. È incantevole, luminosa, quasi divina. La conchiglia è trainata da creature marine: Nereidi, ninfe del mare; Tritoni, esseri metà uomo e metà pesce che soffiano nelle loro conchiglie; divinità marine, delfini e altre creature fantastiche. Il Mar Egeo, calmo e scintillante, respira come un animale primordiale. Il paesaggio è fatto di idee che hanno preso corpo: dèi che diventano vento, ninfe che sono schiuma, centauri che galoppano tra le correnti. L’atmosfera è festosa, musicale, solenne.

Osserva questa scena meravigliosa Homunculus, chiuso nella sua ampolla di vetro. Homunculus è un essere artificiale creato in laboratorio dallo scienziato Wagner, attraverso i suoi esperimenti alchemici. È una piccola creatura luminosa racchiusa in un’ampolla di vetro. Pur non avendo un corpo umano, possiede un’intelligenza straordinaria, più lucida di quella degli esseri umani. Homunculus però è fragile luce intrappolata in un vetro, mentre Galatea è luce libera sciolta nell’acqua. Homunculus è vita artificiale, Galatea è natura che genera senza sforzo, senza artificio.

In quella notte Homunculus sente le voci di filosofi antichi, Talete e Anassimandro, discutere sull’origine della vita. Potrebbe intervenire, ne sa più di loro. Ma proprio in quella notte, dentro Homunculus si accende il desiderio che lo assilla da quando è nato: diventare realmente vivo, acquisire un corpo e un’esistenza naturale. Quando Homunculus vede Galatea forse si innamora di lei, ma certamente capisce che essa indica la direzione dell’esistenza, ciò verso cui tende tutto ciò che vuole diventare vivo.

Allora Homunculus, senza pensarci su, si lascia cadere nel mare, la sua ampolla si rompe, s’infrange come una costellazione che si spegne nell’acqua. Ciò che era puro intelletto, intelligenza superiore, si dissolve nel ritmo atavico delle onde. Homunculus rinuncia alla sua esistenza artificiale per diventare vita vera ed entrare nel ciclo della natura. Ha compreso che la vera realizzazione non consiste nel conservare la propria forma, ma nel trasformarsi, partecipando al continuo divenire del mondo.

Questa scena, riassunta qui così miseramente, è descritta in modo mirabile nella Parte II del Faust di Goethe. Quel genio di Goethe ci aveva visto lungo. Homunculus, grande intelligenza senza corpo, ricorda molte IA moderne, che elaborano informazioni, conversano, risolvono problemi. Hanno una capacità di intelligenza strabiliante, ma non hanno un’esperienza fisica diretta del mondo. Homunculus non nasce naturalmente, è costruito da Wagner. Anche le IA sono state create da umani, dalle idee di Alan Turing e John McCarthy fino alle realizzazioni di Sam Altman, Elon Musk e compagnia bella.

Oggi ci chiediamo se sistemi di IA sempre più avanzati possano un giorno possedere qualcosa di simile alla coscienza, ai desideri, alla volontà di incarnarsi o a esperienze soggettive. Attualmente, per quanto sofisticate siano molte IA, non danno prove di questo tipo. Ma Goethe a inizio ‘800 metteva già in scena il problema centrale che ancora oggi ci interroga: l’intelligenza da sola è sufficiente a costituire una persona? Per lui la risposta è no: senza corpo, esperienza e partecipazione al mondo naturale, l‘intelligenza, per quanto strabiliante, rimane incompleta. Ma questa domanda continuerà a risuonare nei prossimi decenni, diventando uno dei grandi temi del nostro mondo di domani. Anzi, già di oggi.

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