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In profondità > Chiesa

Concistoro: il papa richiama alla missione e chiede ai cardinali un appoggio forte e pubblico, franchezza e lealtà

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

«La guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche», ha detto il papa nell’omelia che ha preceduto l’apertura del suo secondo concistoro straordinario, che terminerà domani

Papa Leone XIV apre i lavori del secondo concistoro straordinario nell’aula Paolo VI. 26 giugno 2026. ANSA/VATICAN MEDIA/Simone Risoluti

Il secondo concistoro straordinario voluto da Leone XIV è cominciato oggi, giovedì 26 giugno, per 178 cardinali provenienti da tutto il mondo, e si concluderà domani. Avviene dunque, ha sottolineato il papa, alla vigilia della ricorrenza di santi Apostoli Pietro e Paolo (29 giugno), colonne della Chiesa cattolica e romana e missionari martiri.

Le indicazioni di papa Leone XIV per l’inizio del concistoro

Nell’omelia della messa delle 7.30 che ha preceduto l’inizio del concistoro, il pontefice ha dato delle indicazioni per i lavori. Innanzi tutto, l’esempio dei santi Pietro e Paolo che incoraggia a condividere nella fede la vera libertà. «In secondo luogo, chiediamo il dono della pace nell’unità». Tensioni internazionali e conflitti feriscono gravemente la famiglia umana. Tuttavia, non mancano, anzi, si moltiplicano nella Chiesa e nel mondo iniziative ed esperienze che richiamano al rispetto della dignità umana, della giustizia, del diritto, semplicemente dell’umano. «Questo – ha detto il papa – è motivo di speranza, perché attesta la bellezza dell’opera di Dio… Quando questo segno viene ferito, tutti siamo feriti. Quando è corrotto, tutti ne soffriamo. Quando è ucciso, tutti ci sentiamo lacerati. Perciò la guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche. L’unità della famiglia umana precede i singoli popoli e Stati. Non si tratta solo di un dato biologico: è un principio etico. La pace è un dovere di giustizia perché siamo un’unica famiglia umana, una magnifica humanitas che trova in Cristo il proprio Capo e Redentore».

La messa prima del secondo concistoro straordinario. ANSA/VATICAN MEDIA/Simone Risoluti

Terza indicazione per il concistoro: «gustiamo oggi e sempre la concordia nell’obbedienza, cioè nell’ascolto che riconosce il dono del Verbo, fatto carne per noi. Attraverso questo esercizio, lo Spirito Santo ci orienta, indicando problemi e opportunità pastorali, purificando le intenzioni e correggendo ciò che devia dal cammino comune».

Il papa ha sottolineato che sarà come colui che chiede, e non come chi comanda. L’autorità del primato, infatti, è propria di chi ascolta e solo perciò guida, di chi apprende e solo perciò insegna, sempre alla sequela dell’unico Maestro».

Concistoro, quattro temi di lavoro: sguardo sul mondo, pace, bene comune, sinodalità

All’apertura dei lavori, il papa ha spiegato che: «Nel Concistoro dello scorso gennaio avevo espresso un desiderio semplice: che questi incontri ci aiutassero a imparare sempre più a “lavorare insieme nel servizio della Chiesa” e a proseguire “una conversazione che mi aiuti nel servizio della missione di tutta la Chiesa”… Continuo a pensare che questa sia una delle responsabilità più importanti affidate al Collegio Cardinalizio. Anche noi, come tutta la Chiesa, impariamo camminando. La comunione non è mai un risultato acquisito una volta per tutte: rimane una conversione quotidiana, che prende forma nella preghiera, e attraverso atteggiamenti concreti, relazioni di fiducia e disponibilità ad ascoltarci reciprocamente».

Leone XIV ricorda che «non siamo custodi di interessi particolari», ma «siamo chiamati a essere costruttori della comunione di Cristo», non con le parole e i documenti, ma «mediante gesti e atteggiamenti concreti che devono manifestarsi nel nostro quotidiano, anche nell’ambito lavorativo». Il papa ha dunque scelto quattro temi su cui lavorare. Primo: contemplare il mondo nel quale la Chiesa è chiamata ad annunciare il Vangelo. Secondo: la cultura della potenza e la civiltà dell’amore. «Molti di voi – ha detto il pontefice ai cardinali – provengono da terre segnate dalla guerra, dalla violenza, dalla polarizzazione sociale o religiosa. Ma nessuno di noi è estraneo alle molte forme di conflitto, di sopraffazione e di frattura che attraversano oggi le nostre società. Per questo il discernimento che siamo chiamati a compiere riguarda tutti e interpella la missione della Chiesa in ogni contesto».

Terzo tema: l’enciclica Magnifica humanitas, per interrogarsi sul contributo che la Chiesa può offrire alla costruzione del bene comune. «Viviamo in un tempo nel quale cresce la tentazione della frammentazione e prevalgono facilmente interessi particolari. La Dottrina sociale della Chiesa ci ricorda che il bene comune non nasce spontaneamente, ma domanda responsabilità condivise. Per la Chiesa questo assume una forma ben precisa: uno stile sinodale al servizio della missione del Regno».

Quarto tema: il cammino di attuazione del Sinodo. «Di fronte alle ferite del mondo, alla costruzione del bene comune e alla missione della Chiesa, la sinodalità indica un modo di procedere: ascoltare, discernere e assumere insieme la responsabilità delle scelte che il Signore ci affida». La sinodalità è innanzitutto un atteggiamento, un’apertura, una disponibilità a comprendere. «Talvolta essa è stata interpretata come una diminuzione dell’autorità. In realtà ci aiuta a comprendere più profondamente il significato dell’autorità stessa, che esiste per custodire la comunione, favorire la partecipazione di tutti e orientare il cammino comune della Chiesa».

Il papa saluta i cardinali seduti ai tavoli di lavoro del secondo concistoro straordinario, foto ANSA/VATICAN MEDIA/Simone Risoluti

La missione è la ragion d’essere della Chiesa

I temi da affrontare — lo sguardo sul mondo, la pace, il bene comune, la sinodalità — convergono in un’unica domanda: come aiutare oggi le nostre Chiese ad annunciare il Vangelo con maggiore fedeltà, libertà e credibilità? «La missione non è uno dei molti compiti della Chiesa. È la sua ragione di esistere e, proprio per questo, diventa anche il criterio che orienta il nostro discernimento».

Il papa ha chiesto allora ai cardinali «un aiuto particolare. Il ministero che il Signore mi ha affidato non può essere vissuto da solo. Esso ha bisogno della vostra esperienza, della vostra sapienza pastorale, della vostra conoscenza delle Chiese e dei popoli che vi sono affidati. Conto su di voi perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa. Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli».

Il papa ha chiesto di accompagnarlo ogni giorno, aiutandolo «ad ascoltare ciò che emerge nelle Chiese, a riconoscere i segni di speranza che spesso crescono nel silenzio, ma anche a non ignorare le fatiche, le incomprensioni e le resistenze che possono rallentare il cammino. Ho bisogno della vostra libertà, della vostra franchezza e della vostra lealtà. Un consiglio sincero è sempre un atto di comunione». Il papa ha invitato i cardinali a lavorare in gruppi. «So bene – ha affermato – che, per molti di noi, non è il modo abituale di svolgere un Concistoro. Eppure anche questo fa parte del cammino lungo il quale il Signore ci sta conducendo. Naturalmente rimarrà spazio anche per gli interventi personali e, come sempre, ciascuno potrà farmi pervenire liberamente osservazioni o riflessioni riservate».

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