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Mondo > Politiche comunitarie

Rimpatri dei migranti più facili dall’Europa

di Fabio Di Nunno

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

Con l’approvazione del nuovo regolamento i rimpatri saranno più facili per gli Stati membri ma più pericolosi per i migranti.

Parlamento europeo (wikipedia)

Il Parlamento europeo ha approvato le modifiche al regolamento dell’Unione europea (Ue) sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Ue, volto ad accelerare le procedure di rimpatrio. Se il comunicato ufficiale dichiara che il tutto avverrà nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, incluso il principio di non respingimento e il divieto di espulsioni collettive, l’effettiva applicazione del regolamento solleva dubbi, laddove è chiaro che i suoi obiettivi principali sono l’allontanamento dei migranti irregolari ed evitare movimenti non autorizzati sul territorio dell’Ue.

Infatti, i media lo hanno già ribattezzato il “regolamento sui rimpatri”. Non a caso, il relatore del provvedimento al Parlamento europeo, l’olandese Malik Azmani, dell’alleanza politica Renew Europe, ha dichiarato che «i rimpatri rappresentano l’ultimo tassello del sistema europeo di gestione della migrazione» e si è detto «estremamente orgoglioso che questo tassello sia ora al suo posto», enfatizzando che «l’Europa ha dato una risposta concreta ai cittadini, che si aspettano, giustamente, che chi non ha il diritto di rimanere faccia ritorno nel proprio Paese d’origine», parlando di «misure di rimpatrio efficaci e realistiche».

Proprio alcuni eurodeputati di Renew Europe hanno votato assieme al Partito popolare europeo (PPE), di centrodestra, che si è schierato con i Conservatori e riformisti europei (ECR), di destra, e con le famiglie politiche di estrema destra dei Patriots for Europe (PfE) e di Europe of Sovereign Nations (ESN). Il voto ha spaccato la cosiddetta maggioranza Ursula, che sostiene l’attuale Commissione europea, formata da PPE, Socialisti e Democratici (S&D) e Renew Europe.

In base alle modifiche, una decisione di rimpatrio emessa dalle autorità nazionali competenti nei confronti di un cittadino di un Paese terzo in soggiorno irregolare comporta l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato. Tali cittadini saranno tenuti a cooperare con le autorità. Ai fini della preparazione del rimpatrio, inoltre, questi potranno essere trattenuti sulla base di una valutazione individuale, ad esempio in caso di mancata cooperazione, rischio di fuga o rischio per la sicurezza. Il trattenimento, uno dei punti più controversi della riforma, dovrà essere disposto da un’autorità amministrativa o giudiziaria e potrà durare fino a 24 mesi.

Inoltre, sarà possibile una proroga fino a sei mesi complessivi in caso di cambiamento delle circostanze, nuove informazioni o miglioramento della cooperazione con un Paese terzo. Se il cittadino si sposta in un altro Stato membro dell’Ue, potrà applicarsi un nuovo periodo di trattenimento.

Gli Stati membri poi, potranno imporre l’obbligo di presentarsi regolarmente alle autorità competenti o di risiedere in un luogo designato. In alternativa al trattenimento, potranno essere previste misure quali una garanzia finanziaria o il monitoraggio elettronico. Poi, se attualmente le espulsioni vengono sospese automaticamente finché sono in corso dei procedimenti legali, con il nuovo regolamento spetterà ai tribunali decidere, caso per caso, se sospendere un ordine di rimpatrio.

Ancora, le autorità nazionali potranno svolgere specifiche misure investigative per preparare o garantire l’effettivo rimpatrio, tra cui perquisizioni delle persone, delle abitazioni o di altri locali pertinenti, soggette ad autorizzazione giudiziaria o amministrativa, nonché il sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici. Tutte le misure dovranno rispettare i diritti fondamentali ed essere soggette alle garanzie e ai mezzi di ricorso previsti dal diritto dell’Unione e nazionale.

Ma, indubbiamente, il punto più contestato del nuovo regolamento è la possibilità di trasferire i migranti destinatari di una decisione di rimpatrio, esclusi i minori non accompagnati, verso i cosiddetti return hubs, cioè centri di rimpatrio situati nel territorio di un Paese terzo che accetti di accoglierli, sulla base di un accordo concluso da uno Stato membro dell’Ue. In questo caso, solo i minori non accompagnati sarebbero esclusi dal provvedimento, mentre le famiglie con bambini potrebbero essere trasferite nei centri di rimpatrio.

Sebbene il regolamento preveda che tali accordi potranno essere conclusi solo con Paesi terzi che rispettino i diritti umani, il diritto internazionale e il principio di non respingimento, i dubbi che questo possa effettivamente accadere sono molteplici. Infatti, è previsto che le carenze riscontrate in parti specifiche del territorio del Paese terzo o rispetto a determinate categorie di persone, non impediscono la conclusione di tali accordi, a condizione che sussistano garanzie sufficienti per assicurare il pieno rispetto dei diritti dei cittadini di paesi terzi interessati.

Molte organizzazioni della società civile contestano il nuovo regolamento. Forte si è levata la voce di mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina e presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE); che, sebbene riconosca la legittima responsabilità delle autorità pubbliche di gestire la migrazione, garantire l’integrità delle frontiere e combattere la tratta di esseri umani,ha espresso seria preoccupazione per alcuni elementi del nuovo quadro normativo che potrebbero compromettere l’effettiva tutela dei diritti fondamentali e della dignità delle persone vulnerabili.

Infatti, egli ha dichiarato che «la migrazione non è solo una questione di procedure, statistiche o gestione delle frontiere, ma riguarda esseri umani: donne, uomini e bambini, ognuno dei quali possiede una dignità inviolabile che deve rimanere al centro di ogni decisione politica».

Il presidente della COMECE ha sottolineato, in particolare, le preoccupazioni relative all’espansione della detenzione, alle limitazioni dei rimedi e dei ricorsi effettivi ai quali possono accedere i migranti, nonché alla crescente esternalizzazione delle responsabilità verso Paesi terzi, evidenziando che tali sviluppi sollevano «gravi questioni etiche e umanitarie».

Facendo eco all’appello di papa Leone XIV alla comunità internazionale, mons. Crociata ha enfatizzato la responsabilità condivisa dei Paesi di origine, transito e destinazione dei migranti nell’affrontare le cause profonde delle migrazioni forzate e nel proteggere le persone in movimento, ricordando che ogni persona ha non solo il diritto di chiedere protezione quando la propria vita è minacciata, ma anche il diritto di non essere costretta ad abbandonare la propria patria a causa di guerra, persecuzione, povertà, corruzione o degrado ambientale.

Pertanto, egli ha osservato che «il voto odierno riguarda più della politica migratoria, ma solleva una questione più ampia sul tipo di Europa che vogliamo costruire», invitando l’Ue «a non arretrare dai suoi valori fondanti, ma a riaffermarli con coraggio, saggezza e umanità».

Mentre il Patto sulla migrazione e l’asilo, adottato nel maggio 2024, è entrato in vigore il 12 giugno 2026 in tutti gli Stati membri, dopo l’approvazione del Parlamento europeo, secondo quanto proposto dai ministri della Giustizia e degli Affari Interni dell’Ue lo scorso dicembre, ora il testo del nuovo regolamento passerà all’esame del Consiglio dell’Ue per l’approvazione, la pubblicazione e l’entrata in vigore. Alcune disposizioni, tra cui quelle sui centri di rimpatrio, sulla valutazione dell’età dei minori e sulla dimensione esterna dei rimpatri, si applicheranno immediatamente, mentre le altre saranno applicabili 12 mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento.

Tra gli elementi principali del patto sulla migrazione e l’asilo vi è quello di garantire delle frontiere esterne sicure, con una nuova registrazione obbligatoria e controlli di sicurezza approfonditi di tutti i migranti irregolari che attraversano illegalmente le frontiere dell’Ue, procedure di frontiera accelerate nelle zone di frontiera per coloro che probabilmente non necessitano di protezione, presentano un rischio per la sicurezza o tentano di ingannare le autorità, e rimpatri rapidi, effettuati senza autorizzare la persona a entrare nel territorio dell’Ue.

Inoltre, sono state definite delle procedure di asilo con termini più brevi, norme più rigorose per il trattamento delle domande abusive e reiterate, e disposizioni per prevenire meglio i movimenti secondari, che vengono disincentivati, con un auspicato accesso più rapido al mercato del lavoro, dopo sei mesi.

Infine, il patto sulla migrazione e l’asilo prova a delineare un equilibrio tra solidarietà e responsabilità, con un meccanismo di solidarietà obbligatorio permanente e la possibilità per gli Stati membri di contribuire alla solidarietà in modo flessibile, in funzione della loro situazione specifica, mentre sono definite in modo più chiaro le norme per individuare lo Stato membro competente per il trattamento di una domanda di asilo e procedure più rapide per ricondurre i richiedenti nello Stato membro competente.

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