Domenica 24 maggio, in un caldo pomeriggio sono in più di 550 all’Arsenale della Pace per la seconda edizione dell’evento Segni di Speranza, organizzato da alcuni Movimenti ecclesiali: Comunione e Liberazione, Movimento dei Focolari, Rinnovamento nello Spirito, Sermig, Comunità Papa Giovanni XXIII, con la collaborazione di Azione cattolica.
La scelta del giorno di Pentecoste è stata fortuita, dovuta alla disponibilità dei due principali relatori, il cardinale Roberto Repole e mons. Piero Coda, Segretario generale della Conferenza Teologica Internazionale. Ma anche se fortuita, è stata quanto mai significativa: è stato un modo indimenticabile per vivere, nella giornata che ricorda la sua fondazione, un momento di Chiesa.
L’anno scorso Segni di Speranza è consistito in una presentazione di testimonianze dei vari Movimenti, quest’anno si è fatto un passo in avanti: si sono presentati alcuni fatti concreti portati avanti assieme, tra Movimenti. La comunità Papa Giovanni XXIII ha raccontato testimonianze di sostegno a famiglie affidatarie e adottive fatte assieme a diverse associazioni come La Pietra Scartata e Famiglie per l’Accoglienza. Alessandro, della Fraternità della Speranza, ha raccontato il rapporto particolare tra il Sermig e Maria Madre dei Giovani, e le tante iniziative che ne sono scaturite.
I ragazzi del Movimento dei Focolari hanno presentato il progetto Time to Change, portato avanti con le suore di Carità dell’Assunzione, legate a Comunione e Liberazione. Racconta una ragazza: «Ogni due settimane dedichiamo il sabato mattina ai bambini del doposcuola. Per noi non è solo volontariato, ma un percorso di amicizia e crescita».
Sono piccoli segni, ma indicatori, come auspica il cardinale Repole, che i Movimenti diventino fari che testimoniano la gratuità dell’amore di Dio.

Semi di speranza al Sermig (foto Genisio)
Momento culminante dell’incontro è stato il dialogo con il cardinale Repole e mons. Piero Coda. Nelle sue risposte il cardinale ha detto: «Senza una formazione permanente alla fede, ovvero a una relazione personale con Cristo, l’appartenenza ecclesiale oggi non può più reggersi. Spesso gli adulti hanno una cultura secolare evoluta ma una fede infantile; questo gap non funziona. Formazione significa “prendere la forma di Cristo” in tutta la vita. Mi aspetto che voi siate il traino di questo processo. Il carisma è un dono dello spirito per l’utilità comune; se ostacola la comunione, non viene dallo spirito. Mi aspetto che mostriate la profezia della comunità in un tempo di individualismi. La Chiesa è la realizzazione in anticipo del sogno della comunione di tutti in Cristo».
Mons. Piero Coda ha sottolineato: «Provo stupore nel trovarmi qui, di fronte alla Chiesa viva. Torino è una città di “germogli”. La sfida di oggi è un discernimento comunitario per capire come aprire una stagione nuova nel terzo millennio. Vedo quattro sfide importanti: sfida sinodale, cioè sperimentare Cristo nella Chiesa e non solo in parrocchia; sfida carismatica, discernere l’essenziale del proprio carisma per il 2030; sfida istituzionale, trovare otri nuovi per il vino nuovo dello Spirito, armonizzando i carismi con la guida del Vescovo; sfida culturale, essere aperti a ciò che Dio fa crescere anche fuori dai nostri seminati».
Alla conclusione si aveva la sensazione di aver vissuto un momento fondativo: come ha detto il cardinale fino ad ora abbiamo preparato “l’antipasto” ora dobbiamo cucinare assieme il pasto vero e proprio. Una Chiesa che racchiude in sé la tradizione millenaria e che allo stesso tempo si colora della varietà dei nuovi carismi che collaborano assieme sul territorio, affascina, e può contribuire a dare risposte concrete alle domande dell’umanità di oggi.
