Essendo venuta a mancare la mia ultima zia, vorrei dedicare un pensiero, un grazie a lei e a tutte le zie che sanno amare i loro nipoti con il cuore intero. La zia può essere di sangue cioè nata dallo stesso ramo familiare, ma anche acquisita: diventa comunque presenza rassicurante e preziosa se si dona a noi e sceglie di essere al nostro fianco ogni giorno pur non avendoci generato perché il suo amore è discreto, ma fondamentale.
La zia è stata spesso protagonista indiscussa di celebri film. È rappresentata spesso come un’impicciona oppure come single sempre in viaggio o con una vita avventurosa oppure che fa le veci di una mamma assente oppure morta come nel caso della storia di Pollyanna. In Mine vaganti di Ozpetek le zie diventano figure teatrali affettuose ed invadenti, importanti nelle dinamiche della famiglia italiana numerosa dove le sorelle del padre o della madre avevano un ruolo rilevante.
Quando sono nata io, mia zia Betty, la più piccola di 8 fratelli, aveva 15 anni. Mi aveva atteso con tanta gioia aiutando mia mamma, la sorella più grande, preparando ai ferri o all’uncinetto copertine, babucce e golfini. Era bravissima e, guidata da mia mamma, divenne così esperta da aprire, qualche anno dopo, un negozietto di articoli rigorosamente fatti a mano. Non poté farmi da madrina di battesimo come avrebbe voluto per la sua giovane età, ma fu per me davvero una seconda madre. Io nacqui in dicembre: fui per lei una sorta di regalo natalizio piovuto direttamente dal cielo.
In tutti i miei ricordi, quasi in ogni foto, lei mi è vicina: accanto alla culla, vicino alle mie bambole e bambolotti, durante le prime pappe, mano nella mano durante i miei primi passi e poi, di seguito in ogni mia avventura. A 25 anni si sposò e abitando nella casetta a fianco alla mia, il nostro legame si rafforzò. Conosceva tutto di me: pianti, segreti, sogni, paure e passioni che mi aiutava a coltivare in ogni modo.
E poi quante risate, quante sorprese e scherzi preparati insieme. Convinceva i miei ad accontentarmi quando io non ero riuscita nell’impresa ed era sempre dalla mia parte. Veniva alle mie recite, ai miei spettacoli e anche a qualche gita scolastica. Perché una zia sa ascoltare, senza giudicare, sa proteggere senza soffocare: è quella confidente che non tradisce la tua fiducia. È un sostegno e un rifugio, una carezza nei momenti difficili. Poi nacquero i suoi tre figli in momenti diversi, i miei cari cugini.
Lei rimase in Calabria mentre io mi trasferii per studiare in Emilia Romagna insieme alla mia famiglia. Fu doloroso doversi staccare, ma in tutti questi anni abbiamo vegliato l’una sull’altra, ci siamo sentite, riviste, riabbracciate. Ci mandavamo pacchi così a sorpresa. Si abbonava e leggeva tutto ciò che le inviavo ed era diventata una fan di Città Nuova apprezzata e proposta a tutti quelli che amava. Da lei ho imparato ad amare i miei 5 nipoti quando sono diventata zia, a mia volta. Essi sono un dono prezioso per me.
Quanti giochi insieme tutti i sabato sera, dedicati a loro per permettere ai genitori di vivere tante ore di relax assoluto. Prima di dormire battaglie a cuscinate o pigiama party improvvisati, mega puzzle o cacce al tesoro con premi nascosti in angoli impensati, disegni e dipinti usando tutte le tecniche artistiche fino a mezzanotte.
Perché il legame con una zia è fatto di giochi, di cura, di permessi strappati ai genitori, di premi a lungo sognati e poi vinti insieme, di piccoli o grandi segreti condivisi, di storie raccontate, di tanti baci e risate. Una zia che ama è come l’ago che mette di nuovo a posto il filo un po’ scucito della giornata o di un periodo storto. Quando il rapporto funziona si stabilisce una sorta di complicità di sguardi e di gesti, legame che dura nel tempo anche durante l’adolescenza o nell’età adulta. Significativo che il nome zia, derivato dall’ebraico, significhi raggiante, nome di grande importanza associato alla presenza di luce. Tale dovrebbe essere una zia nel cuore dei suoi amati nipoti.
