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Persona e famiglia > Calcio

L’Inter vince lo Scudetto numero 21

di Mario Agostino

- Fonte: Città Nuova

Con tre giornate d’anticipo e attualmente ben 12 punti di vantaggio sul Napoli secondo in classifica, l’Inter si aggiudica matematicamente la stagione calcistica di Serie A 2025-2026 già alla fine della 35° giornata. Un esito tutt’altro che scontato per gli addetti ai lavori se, riavvolgendo il nastro, si ripercorre la fine della scorsa stagione che faceva da preludio a questa

I giocatori dell’Inter esultano dopo aver vinto il campionato di Serie A al termine della partita di calcio tra Inter e Parma allo stadio Stadio Giuseppe Meazza di Milano, 3 maggio 2026. Crediti: ANSA/Matteo Bazzi.

«Chi vuole restare deve restare, chi non vuole restare deve andare via. Voglio lottare per obiettivi importanti» aveva tuonato a caldo il capitano Lautaro Martinez dopo la sconfitta dell’Inter contro il Fluminense il 30 giugno 2025, che aveva decretato l’eliminazione dell’Inter dal Mondiale per club. Arrivava al termine di una stagione conclusa in modo a dir poco frustrante, perché condotta primeggiando su tutti i fronti per poi non vincere neanche un titolo. Eliminata in semifinale dai “cugini” del Milan e superata di un punto al fotofinish in campionato dal Napoli di Antonio Conte, i nerazzurri avevano guadagnato la finale di Champions League dopo alcune epiche vittorie contro squadroni come Barcellona e Bayern Monaco, per poi però raccattare una solenne lezione di calcio dai campioni del Paris Saint Germain, trionfanti con un umiliante 5-0 sugli uomini di Simone Inzaghi, che il giorno dopo avrebbe firmato un contratto faraonico per l’Al Hilal, accasandosi nel campionato saudita.

Mister Christian Chivu: origini e stile di una scommessa vincente della società

Nel tutt’altro che semplice tentativo di raccattare e ricompattare i cocci di uno spogliatoio apparso pressoché in frantumi per la prima volta dopo anni, ove il capitano Martinez si era indirettamente rivolto ad alcuni compagni tra i quali Hakan Chalanoglu, tentato dalle sirene di casa turca del Galatasaray, a sedersi sulla panchina interista era stato chiamato Christian Chivu. Uno degli indimenticabili eroi del “Triplete” con l’Inter campione di tutto tra il 2009 e il 2010, ma anche allenatore già dei settori giovanili e della Primavera, con la quale aveva vinto il titolo italiano, Chivu arrivava nello scetticismo di chi legittimamente gli imputava scarsa esperienza in virtù di una sola stagione (al Parma) su una panchina di serie A. Eppure l’allenatore rumeno, già capitano dell’Ajax a 21 anni e ingaggiato con un compenso di circa un terzo rispetto ai più blasonati allenatori delle contendenti al titolo, Antonio Conte, Massimiliano Allegri e poi Luciano Spalletti, ha avuto il merito di riuscire a riportare fiducia, compattezza e serenità un mese dopo l’altro in un ambiente che sembrava essere a forte rischio di tossicità di fine ciclo.

Con una comunicazione estremamente misurata e concreta sui media, a tratti particolarmente capace di ispirare con coinvolgente emotività e al contempo leggerezza, Chivu ha meritato l’attaccamento del gruppo, lanciando con coraggio fin dalle prime gare scommesse personali come i ventenni Pio Esposito e Petar Sucic, spesso titolari. Anche il rapporto con giornalisti e tifoserie è apparso ammirevole fino alla serata di san Valentino, quando un evidente errore arbitrale provocò l’ingiusta espulsione di Kalulu in un infuocato Inter-Juventus. La difesa da parte di Chivu di Bastoni, che si sarebbe poi scusato solo tre giorni dopo per avere ingannato l’arbitro ed esultato platealmente causando l’espulsione dello juventino, gli provocò non poche critiche. Al di là di quei giorni, lo stile di questo giovane allenatore è apparso spesso encomiabile per equilibrio, pacatezza e competenza. I ricordi tornano a Reșița, in Romania, ove sorge uno stadio intitolato a Mircea Chivu, padre dell’allenatore interista: 12mila posti, “tana” della squadra che porta lo stesso nome della città, dove il piccolo Cristian mosse i primi passi da calciatore sotto la guida del padre, suo unico idolo unico da sempre. Quando era un bambino non sapeva infatti chi fosse Maradona: non avevano la televisione, non aveva mai guardato le partite in una Romania stretta nella morsa del comunismo. Poi il calcio diventò una speranza più grande: Chivu approda dal Craiova all’Ajax, per poi passare alla Roma, fino all’Inter che ne segna la vita di calciatore e allenatore.

L’allenatore dell’Inter, Cristian Chivu, esulta dopo aver vinto il campionato di Serie A al termine della partita di calcio di Serie A tra Inter e Parma allo stadio Giuseppe Meazza Stadium di Milano, 3 maggio 2026. Crediti: ANSA/Matteo Bazzi.

Tattica vincente: l’Inter di Chivu, nonostante qualche neo

Interista dunque per adozione, Chivu non rivoluziona il 3-5-2 con cui prima Conte e poi Inzaghi avevano costruito scudetti e soddisfazioni in più annate, ma cerca di correggere innovando. Aggiunge maggiore verticalità, pressione e ri-aggressione del pallone. Chiede di aggredire di più il pallone anche quando l’avversario lo manovra in fase difensiva: questo frutta all’Inter diverse reti, per una media realizzativa di quasi tre gol a partita in stagione. “Autorizza” il capitano Martinez a giocare anche a tre quarti campo, così come i centrocampisti ad andare maggiormente al tiro e muoversi liberamente. Sia l’attaccante che i centrocampisti trovano così gol e soluzioni, mentre il pressing maggiore rende la squadra nerazzurra ancora più performante della stagione precedente nel recupero palla. Si rivela azzeccata l’idea di spostare al centro della difesa, al posto di Acerbi ormai a fine carriera, Akanji, altro arrivo a costo zero di lusso centrato dal presidente Marotta con i dirigenti Ausilio e Baccin. Accanto a lui, sboccia definitivamente come braccetto difensivo di destra Bisseck, non di rado anche a segno. Dopo 12 giornate, l’Inter aveva perso 4 gare: alla luce, della stagione poi vissuta, un “prezzo” di adattamento necessario e proficuo.

Gli uomini chiave dello Scudetto numero 21 dell’Inter

Su tutti, il capitano Martinez, emblema di sacrificio, carisma e attaccamento alla maglia, capocannoniere della squadra e della serie A. Lo vedremo protagonista ai prossimi Mondiali nordamericani: è stato il cuore pulsante ed il bomber dell’Inter nonostante una dozzina di partite saltate per infortunio. Segue Federico Dimarco, esterno di sinistra dal mancino finissimo: non un funambolo, non un grande difensore, ma un assistman come mai la Serie A aveva visto nel suo ruolo in un secolo ed oltre di calcio: 18 passaggi decisivi per i gol in stagione, cui ha aggiunto ad oggi 6 gol. Dai due volti la stagione di Marcus Thuram, spalla di Martinez, che dopo una prima parte in ombra, è emerso nella seconda fase della stagione come secondo cannoniere della squadra. Valore aggiunto rispetto alla scorsa stagione (nella quale era stato falcidiato da infortuni), Piotr Zielinski, finissimo regista e mezzala dal gol facile, da fermo o dal limite, in grado di rimpiazzare, come mai era stato possibile negli anni precedenti, il perno Hakan Chalanoglu, assente per quai metà delle partite per molteplici infortuni, eppure decisivo quasi ad ogni presenza, tra ritmi dettati e splendide realizzazioni dal limite.

Ombre sulla classe arbitrale

Secondo quanto riportato dalle più prestigiose testate giornalistiche sportive, Gianluca Rocchi, designatore di serie A e B, è indagato a Milano dalla fine di aprile per concorso in frode sportiva. indagato per frode sportiva. Rocchi si è autosospeso in attesa di chiarimenti e, intanto, tra le 5 partite finite nel mirino delle indagini vi sono tra partite che coinvolgono l’Inter nella stagione precedente, 2024-2025. Nello specifico, tuttavia, l’Inter ha perso tutte e tre le partite finite sotto indagine: Bologna-Inter 1-0, Inter-Roma 0-1 in Serie A e Inter-Milan 0-3 in Coppa Italia. Questi risultati hanno di fatto messo fine alle speranze dell’allora allenatore Simone Inzaghi di conquistare almeno un trofeo nel suo ultimo anno, chiuso senza titoli. Per questo, sebbene eventuali colloqui con il designatore sarebbero motivo di indagine da chiarire, la notizia “ha colto di sorpresa i dirigenti del club”, che ad ora non ha ricevuto nessun avviso e non vede alcun dirigente o tesserato coinvolto dalle ombre che gravano sulla classe arbitrale. Ad ora, di fatto, resta invece una grande stagione ed una meritata festa per l’Inter, in virtù di una vittoria maturata per distacco netto sulle inseguitrici.

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