Nel percorso dell’inclusività Bari è la prima città metropolitana italiana che va incontro al mondo dell’autismo. È “città amica dell’autismo” che punta a togliere le barriere, soprattutto comunicative e sensoriali, nei luoghi pubblici e del quotidiano affinché bambini, giovani e adulti con lo spettro autistico possano usufruire di ambienti idonei, un po’ più a loro dimensione. L’ambizioso progetto, di durata quinquennale, che vede il capoluogo pugliese come prima realtà sperimentale, sancisce un protocollo d’intesa tra il Comune e ASL Bari per costruire una comunità più inclusiva, consapevole ed empatica nei confronti delle persone nello spettro autistico e delle loro famiglie.
«Bambini e adulti percepiscono il contesto che vivono in modo diverso − spiega Vito Antonio Spadavecchia, consigliere promotore dell’iniziativa −, gli ambienti possono provocare ipersensibilità visive, acustiche, olfattive, tattili generando disagio e frustrazione nelle persone con autismo manifestati con gesti incomprensibili e talvolta bizzarri». Spesso lo spettro autistico parte da una difficoltà di adattamento all’ambiente e in alcuni casi, il volume della musica o dei rumori in un supermercato, una luce molto intensa possono generare scompensi comportamentali. Il progetto, quindi, metterà a disposizione piccoli accorgimenti e adattamenti degli ambienti sociali e di vita quotidiana pensati per l’autismo per superare le barriere sensoriali.
Tasselli centrali per rendere accessibile i servizi sono la formazione e l’informazione degli operatori pubblici e privati, dei cittadini a cui sarà data la possibilità di apprendere gli strumenti necessari per imparare a relazionarsi con le persone con autismo, proprio perché l’autismo risulta essere una disabilità relazionale, la difficoltà maggiore risiede nel decodificare i significati all’interno della relazione. «In questa prima fase progettuale gli specialisti dell’Asl di Bari area centrale e autismo di neuropsichiatria infantile forniranno le indicazioni e le strategie relazionali di sensibilizzazione rivolte a diversi ambiti della vita cittadina: esercizi commerciali, strutture culturali e turistiche, servizi sanitari, istituzioni scolastiche e comunità educative, operatori del turismo e del tempo libero, forze dell’ordine, Vigili del Fuoco, servizi pubblici e uffici aperti al pubblico».
Il consigliere prosegue: «È una possibilità per imparare a relazionarsi e prendere consapevolezza delle modalità di interazione utili per esempio per i pubblici ufficiali e di primo soccorso che potrebbero interfacciarsi con le persone con autismo». I soggetti interessati potranno disporre di kit da adottare, come cuffie per tamponare i rumori nei supermercati oppure occhiali per attutire le fonti luminose che tendono e la realizzazione di aree antistress come quella già presente nell’aeroporto di Bari “Karol Wojtyla”. Un sito internet potrà fornire informazioni sui servizi presenti nel territorio utili per le famiglie che hanno a carico una persona con diagnosi di autismo.
Facilmente equivoci e fraintendimenti comunicativi non permettono un intervento preciso per permettere agli attori sociali di porsi in modo adeguato con i bisogni dei soggetti con lo spettro autistico; spesso i “comportamenti problema” messi in atto dai soggetti autistici spiazzano e lasciano impreparati. «Bari città amica dell’autismo è un nuovo inizio verso l’inclusività e la consapevolezza, un atto di responsabilità di tutti gli attori sociali tenendo conto del progetto di vita di ogni singola persona − afferma Spadavecchia − per facilitare la vita di numerose famiglie che troppe volte si rinchiudono nella propria sofferenza». Si ingrandisce involontariamente la barriera dell’incomunicabilità.
Le aziende sanitarie, le istituzioni, le agenzie, invece, devono accompagnare nelle fasi di vita tutti i ragazzi autistici e persone con disabilità nell’intento di dare opportunità di realizzazione, di crescita e di espressione del proprio valore, fare in modo che anche per loro possano delinearsi occasioni professionali. A tal proposito Vito ricorda: «Il progetto, innestando nuovi legami comunicativi, permette di vedere il soggetto autistico come risorsa, non solo legato al tema sanitario, ma sociale».
Serve il coinvolgimento di tutta la comunità per creare quell’innovazione sociale che è prima di tutto culturale come dichiara Antonio Giampietro, garante regionale dei diritti delle persone con disabilità della Puglia, che vede per il capoluogo una grande opportunità di farsi promotore di pratiche virtuose: «La barriera più grande da superare è quella culturale: rendere Bari una città accogliente per le persone nello spettro autistico significa, in realtà, renderla una città migliore per tutte e per tutti. Abbattere le barriere culturali vuol dire aprire nuove prospettive, favorire l’incontro tra le persone e creare le condizioni affinché ciascuno possa mettere a disposizione della comunità la propria ricchezza».
