Sappiamo bene che l’adolescenza può essere un periodo di disorientamento e scoperta. È una fase di transizione che può portare con sé interrogativi sull’indipendenza e sull’identità. Allo stesso tempo, gli adolescenti si ritrovano a dover fare i conti con tematiche difficili mai affrontate prima, mentre cercano di coltivare il proprio senso di sé.
Pur sapendo che presto diventeranno adulti, temono di non essere pronti. Per molti aspetti questo timore è fondato perché – effettivamente – non sono ancora pronti, è normale, ma nella loro visione dicotomica, del tutto o niente, gli adolescenti detestano non essere completamente indipendenti. Odiano questo limbo, vogliono essere competenti come gli adulti fin da subito, senza dover imparare tutte le abilità necessarie.
E proprio qui che nasce il loro cruccio, perché sanno che potrebbero diventare più facilmente indipendenti se imparassero le abilità necessarie per la vita da un adulto, o da un genitore, ma così facendo sarebbero dipendenti da loro.
Per sentirsi più autonomi, allora, gli adolescenti in genere scelgono di allontanarsi dai genitori, finendo per non condividere quasi nulla della loro vita. Attuano questo comportamento di distanza per costruire una sorta di barriera che li faccia percepire più indipendenti.
Ma, ovviamente, prendere le distanze non significa diventare davvero autonomi. Possono però convincersi che sia così, e in questa convinzione trovano un certo equilibrio.
Spesso, inoltre, gli adolescenti, per fortificare questa distanza, risultano anche scortesi con i genitori. Sanno esattamente cosa dire o fare per ferire, irritare e far perdere la pazienza, quasi come se avessero affinato queste capacità. Conoscono i punti deboli dei genitori e li premono.
Ma perché lo fanno? Che cosa ottengono dalla reazione di rabbia?
In fondo, si tratta di una forma di rifiuto. Con i loro atteggiamenti sembrano dire: «Non ho bisogno di te, voglio stare per conto mio». E quando la tensione cresce fino a far reagire anche i genitori, il rifiuto diventa reciproco. A quel punto, la distanza è completa.
Ma è davvero questo il modo giusto per diventare indipendenti?
Il nostro compito, in tutto questo, è non cadere in nessuna di queste trappole. Loro possono rifiutarci, ma noi non possiamo rifiutare loro perché hanno ancora bisogno di noi. Riescono a raggiungere l’indipendenza al meglio quando sentono di avere una base sicura da cui partire per esplorare.
Questo significa che manteniamo il rapporto con loro anche quando si comportano in modo scortese e maleducato. Significa che non reagiamo con le emozioni, ma rispondiamo con l’intelletto, consapevoli che il loro comportamento è semplicemente un tentativo di indipendenza. Il loro comportamento serve solo a separarsi da noi e, come per la maggior parte delle cose che fanno, è un po’ estremo e sproporzionato. A volte anche un po’ teatrale.
Col tempo, supereranno questa modalità, e così faremo anche noi. Ma ciò che conta davvero è mantenere vivo il legame tra loro e noi.
Ed è in questo legame che può avvenire anche il dialogo sui cambiamenti che gli adolescenti stanno vivendo. Questo dialogo può essere una sfida per qualsiasi genitore, soprattutto considerando il mutamento nel rapporto genitore-figlio durante questa fase della vita.
Un aspetto importante della comunicazione con gli adolescenti è aiutarli a capire cosa li aspetta. Spiegare come cambierà il loro corpo, in modo che non vengano colti di sorpresa, può alleviare la loro ansia. Oltre ai cambiamenti fisici, i genitori possono iniziare una conversazione sui cambiamenti sociali e di stile di vita che accompagnano l’adolescenza. Discutere le conseguenze di decisioni importanti può incoraggiare un adolescente a riflettere sulle proprie scelte.
L’ascolto in tutto ciò è uno strumento potente, ma spesso sottovalutato, perché a volte i genitori tendono a dare direttive e a proporre soluzioni. Invece mettere da parte queste tendenze e limitarsi ad ascoltare con attenzione l’adolescente dimostra interesse e sostegno, e può rafforzare il rapporto. Utilizzare questa modalità potrebbe anche aumentare le probabilità che l’adolescente si confidi con un genitore quando ne senta il bisogno e si senta compreso. L’ascolto attivo, infatti, costruisce intimità e fiducia, permettendo al contempo all’adolescente di elaborare la propria esperienza e fare le proprie scelte.
