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In profondità > In profondità

Francesco e il crollo del muro…

di Michele Genisio

Michele Genisio

Negli 800 anni del santo di Assisi, riflettere sui sogni e le leggende può aiutare anche nelle prospettive attuali

Particolare affresco san Francesco di Cimabue alla Basilica di San Francesco, Assisi. Foto: Raffaele Ariante

Tra il 1209 e il 1210 avvenne un incontro che ha segnato la storia. Quello tra l’allora ventottenne Francesco d’Assisi e papa Innocenzo III. L’incontro avvenne a Roma nel Palazzo del Laterano. Francesco era arrivato nella città santa a piedi, viaggiando secondo lo stile che aveva inaugurato con i suoi primi compagni: senza denaro, affidandosi all’elemosina, predicando e lavorando quando possibile. Il viaggio verso Roma era un tipico pellegrinaggio medievale, lungo le strade che collegavano l’Italia centrale alla città papale.

Una volta arrivati, Francesco e compagni furono introdotti presso il papa grazie all’aiuto di ecclesiastici favorevoli tra cui, secondo alcune fonti, il vescovo di Assisi. Nell’idea di Francesco il viaggio aveva uno scopo preciso: ottenere dal papa l’approvazione della forma di vita evangelica che aveva iniziato a vivere con i frati. Non era semplice. In quel periodo c’era un pullulare di movimenti che predicavano la povertà evangelica. Molti di questi però, come i Poveri di Lione e i Catari, erano in conflitto con la Chiesa. «Eccone un altro», avrà pensato papa Innocenzo III quando gli annunciarono la visita del giovane d’Assisi.

Francesco era ben cosciente della situazione e, per evitare di essere visto come un eretico o un ribelle, voleva ottenere un riconoscimento ufficiale per predicare. Aveva portato con sé uno scritto che chiamava “regola”, anche se in realtà era una semplice raccolta di passi del Vangelo che ispiravano la loro esperienza di vita. Dell’incontro che avvenne ci sono diverse versioni. Le fonti più attendibili dicono che il papa, all’ascoltare la proposta di vita di Francesco, fu inizialmente diffidente e perplesso. Altre biografie medievali, come la Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, raccontano che Innocenzo III lo respinse bruscamente come un importuno. Altri racconti ancora, più tardivi e decisamente leggendari, danno un resoconto più accattivante. Narrano che il papa, infastidito dalle parole e dall’aspetto del suo interlocutore, lo respinse dicendogli: «Va’, e rotolati con i porci, a loro sei più simile che agli uomini».

Comunque sia andata, quel giorno Francesco e compagni uscirono dal palazzo papale con le pive nel sacco. Cosa accadde poi, si sa. Innocenzo III cambiò idea. Lui era un tipo tutt’altro che mite, era potente e autoritario, ma era intelligente. E le persone intelligenti sanno cambiare idea quando si accorgono di aver preso una cantonata. Su come cambiò idea, anche qui le versioni discordano. C’è chi afferma che ci rifletté su. C’è chi, come Tommaso da Celano nella Vita prima o Bonaventura da Bagnoregio nella Legenda maior, riportano che il papa quella notte ebbe un sogno. Sognò che la basilica Lateranense stava per crollare e un uomo povero e piccolo la sorreggeva con le spalle, impedendone la rovina.

Al risveglio, il papa interpretò il sogno come un messaggio di Dio: in quell’uomo piccolo e povero vide Francesco che con il suo nuovo movimento avrebbe sostenuto la Chiesa. Come fu possibile che un papa come lui, noto per essere un duro, certamente non un emotivo, cambiò idea solo per un sogno? Spesso i sogni sono sottovalutati. Ma la Bibbia ne ricorda tanti, alcuni dei quali determinanti. Cosa sarebbe successo alla storia del cristianesimo e del mondo se Giuseppe quel mattino svegliandosi avesse detto, ha fatto solo un sogno, e avesse scartato come insignificanti le parole dell’angelo che gli diceva di prendere in sposa la fidanzata Maria, incinta ma non di lui?

I sogni, a volte sottovalutati, molto spesso sono luoghi dell’esperienza di Dio. Il ministro anglicano John A. Sanders, psicoterapeuta e discepolo di Jung, li chiama “il linguaggio dimenticato di Dio”. Innocenzo III aveva colto il linguaggio di Dio in quelle immagini del sogno che vengono dall’inconscio, e che a volte parlano in modo più saggio e lungimirante della ragione.

Ma c’è anche un’altra versione sul motivo per cui il papa cambiò idea. La leggenda a cui abbiamo accennato prima, riporta che Francesco, seguendo alla lettera le parole del papa, andò proprio a rotolarsi nel fango con i maiali, poi tornò dal papa in quello stato pietoso. Quel gesto colpì così tanto Innocenzo III da fargli cambiare idea. Ci stiamo certamente trovando di fronte a un racconto leggendario, con coloriture popolari che vogliono sottolineare il contrasto tra il papa potente e il santo povero, per rendere più forte il messaggio spirituale. Ma ci troviamo di fronte anche a qualcosa su cui riflettere ancora oggi.

Ai nostri giorni l’atteggiamento considerato corretto di fronte a parole come quelle del papa sui maiali è di indignarsi per salvaguardare la propria dignità o di esporre denuncia per ingiuria. Ed è giusto. Ma c’è il rischio di perdersi qualcosa di importante. Il gesto di Francesco ricorda un pensiero che si trova in diverse tradizioni filosofiche, sebbene la sua formulazione esatta sia di origine incerta: «Se vuoi far cadere un muro, sorreggilo». Sembra assurda. Ma esprime un’idea che, sebbene a prima vista paradossale, contiene una profonda verità: sostenere in modo dimostrativo qualcosa di sbagliato può rivelarne la follia, come è accaduto alle parole di Innocenzo III.

Ci vuole coraggio, fantasia, grande intelligenza e umiltà a fare mosse come quella di Francesco. Ma essendone capaci, agire in quel modo può portare a un cambiamento rapido, che un’opposizione frontale difficilmente potrebbe ottenere. Questa frase inoltre può suggerire che lavorare in modo costantemente propositivo all’interno di un sistema può trasformarlo più efficacemente che attaccarlo frontalmente. Insomma, nell’ottavo centenario, anche i sogni e le leggende popolari sul grande santo ci riportano a prospettive originali e a temi che fanno riflettere ancora oggi.

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