Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Storie > Testimoni

Le parole di Marco

di Michele Genisio

Alcune riflessioni intime di Marco Aleotti, lungo gli eventi della sua vita

Marco non amava scrivere. La cinepresa, la macchina fotografica, cantare una canzone accompagnato con la chitarra o con l’armonica a bocca, mescolare la polenta in un paiolo di rame a Gressoney, questo era il suo linguaggio. Ma qualcosa ha scritto. Qualcosa di prezioso. Che qui vorremmo condividere, affinché sia lui a parlare.

30 Marzo 1995: «Quattro anni fa durante delle riprese in elicottero in Val di Susa con una troupe della Rai, abbiamo avuto un incidente, prendendo in pieno dei cavi non segnalati. La cabina di plexiglas è praticamente scoppiata per l’impatto e dato che eravamo abbastanza alti, c’è stato il tempo per rendersi conto che ormai, improvvisamente, era finita. Veramente il tempo si dilata e vedi tutta la tua vita scorrerti davanti in un attimo e ho avuto la sensazione che si stesse verificando con me la parabola del fico sterile del Vangelo; mi sono sentito quell’albero che sta per essere tagliato perché non porta frutto e mi ricordo di aver invocato Maria, perché mi desse ancora una possibilità. E io so che la Madonna mi ha preso per i capelli e quindi, da allora, sento che mi è stata data ancora una possibilità, un’altra chance».

19 Aprile 2003: «Sono appena rientrato dall’Iraq. È stata la mia prima esperienza della guerra, dei feriti negli ospedali, dei bambini che ti salutano festanti con il segno della Vittoria, degli sguardi di diffidenza, se non di odio, di alcuni adulti integralisti, e quelli di soldati e soldatesse, che ti guardano con uno sguardo da bambino senza mai staccare il dito dal grilletto dell’M16. Paradossalmente in questi momenti sentivo ancora più forte che “tutto vince l’Amore”. Non avevo mai fatto questa esperienza in maniera così forte».

8 febbraio 2002: «Oggi è il giorno del mio 43° compleanno. Nella messa ho chiesto a Maria di aiutarmi a vivere quella Parola di vita bellissima e impegnativa che mi aveva dato Chiara Lubich: “Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste” (Gv 14, 12). Quindi l’importante è credere, fidarsi, senza fare troppo affidamento sui propri talenti o capacità, ma buttandosi interamente senza calcoli o riserve».

19 Dicembre 2005: «Ho fatto qualche volo con il parapendio. Non si tratta di un attrezzo, ma soltanto di una grande ala di tessuto che si gonfia con il vento e per questo ti sostiene nell’aria. Un giorno ho sentito il bisogno di distaccarmi dalle cose, dalle persone e da me stesso e ho provato la stessa sensazione di volare. Un salto nel vuoto, l’aria ti sostiene e improvvisamente sotto di te centinaia di metri e sei solo come un uccello. Non devi fare molta fatica, come con qualsiasi altro velivolo che deve faticosamente alzarsi da terra e lentamente portare tutto il suo peso in alto. Con il parapendio ci si butta da una montagna e si è già in alto. E mi sembrava che la mia montagna fosse proprio il mio impegno per gli altri, con i suoi sentieri, certo a volte anche faticosi, ma sicuri. Quando ti butti nel vuoto, per un istante ti sembra di cadere. Invece c’è una forza che ti sostiene e molte volte ti porta subito ancora più in alto. Il vento la riempie in ogni parte, si gonfia e ti sostiene, non solo, ma riesci a guidarla e muoverti attraverso le correnti nel cielo. Quell’aria che riempiva tutto me stesso era Gesù Abbandonato, che mi permetteva di volare, di staccarmi da terra e di essere subito in alto, abbandonandomi totalmente, senza ripensamenti. Se l’ala per qualche motivo si sgonfia, immediatamente si inizia a precipitare, molto velocemente. Può essere un attimo. Si precipita, ma basta far rientrare l’aria nel tessuto e in pochi secondi si può riprendere a volare».

A febbraio 2025 riceve la diagnosi del tumore. Scrive: «Ospite silenzioso, sicuramente inatteso. A volte capita che arrivi qualcuno che scombussola i piani totalmente. In questo caso non percepisco questo tumore come un nemico, come qualcosa da combattere. È un “visitatore celeste”. Bisogna cominciare a conviverci, a conoscerlo, essere aperti alle possibilità facendo ogni cura possibile per guarire. Ma non è un nemico, è un ospite che ci vuole dire delle cose e farci fare dei passi in avanti. Almeno io la vivo così».

Il 25 Agosto 2025 scrive: «Oggi è stata una giornata un po’ difficile dal punto di vista fisico e anche un po’ morale. Ho fatto veramente fatica ad accettare tutto quello che l’Eterno Padre mi sta mandando. Una nuova malattia oltre il cancro che non possono operare. Io da parte mia cerco di offrire tutto, di non sprecare nulla. Cerco di dire con San Paolo che completo con la mia piccola parte, quello che manca alle sofferenze di Gesù».

Con il procedere della malattia, il 31 dicembre 2025 annota: «Il mondo si riduce via via fino ad essere un appartamento, poi una stanza, poi un letto. Meno persone, meno relazioni, meno occasioni per incontrarsi. Ma anche così si può amare al massimo. Il Cielo in una stanza. La preghiera di tanti e la comunione e condivisione ci sostengono. Sembra quasi di poter toccare questo sostegno. Il dolore, le perdite e i tagli hanno lasciato posto all’essenziale. Il buio dei momenti difficili dura poco, è come una saetta veloce perché l’unità fra noi ci protegge dalla preoccupazione, dalla tristezza e dallo scoraggiamento. E si riparte».

All’inizio della malattia Marco aveva scritto: «Rovistando nel mio Mac apro casualmente un file audio e sento una voce con un bell’accento romagnolo. È quella di una persona che conosco e stimo tanto, il professor Piero Pasolini che racconta una sua esperienza. Conosco quel breve discorso parola per parola, anche se sono passati più di 44 anni. Lui si riferisce alla parabola del fico sterile del Vangelo, quella che già mi era venuta in mente nell’incidente in elicottero. Riascolto le sue parole e sono per me come delle pugnalate. Diceva il professor Pasolini:

Mi è venuto un timore enorme che Dio avesse messo proprio la scure alla radice del mio albero e che per intercessione di chissà chi, della Madonna, l’aveva arrestata questa scure e aspettava che portassi dei frutti. E da quel momento lì mi son sentito, come dire: «Adesso cosa faccio, cosa combino? In che modo porto frutti?», perché vedevo la mia una vita vuota, una vita senza qualcosa di concreto, qualcosa di realizzato.

Anch’io – continua Marco – mi sento esattamente come si sentiva lui allora, con una vita vuota, senza uno scopo, senza qualcosa di realizzato, con il padrone della vigna che dice al contadino di tagliare il fico che non porta frutto, perché non deve sfruttare la terra. È una mazzata».

Ripensando alla sua Parola di vita, Marco da tempo era addolorato perché era convinto di non essere riuscito a viverla. Per questo motivo sentiva un’assonanza così forte con l’esperienza del professor Pasolini. Il quale aveva poi trovato una risposta:

La risposta era che facessi la volontà di Dio, e che i frutti vengono se faccio la volontà di Dio.

Anche Marco trova la sua risposta. La trova tramite sua moglie Alessandra che gli legge un brano che le era parso illuminante: «Con Gesù in Cielo, attraverso di noi Lui porterà il Suo messaggio e l’amore a un livello più esteso nel tempo e nello spazio». Confida Alessandra: «Dopo aver detto queste parole ho sentito il profondo e silenzioso sollievo di Marco». Aveva trovato la pace. È il 3 marzo di quest’anno.

Il 10 marzo Alessandra annota: «Mi accorgo che in questo anno di malattia e di continue, radicali e a volte gravi perdite, Marco ha vissuto in pieno anche la mia Parola di Vita: “Queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo” (Fil 3,7). Anzi, l’abbiamo vissuta insieme».

19 marzo, festa di san Giuseppe, festa del papà: da questa mattina il Cielo è più bello, rallegrato dal sorriso di Marco.

 

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876