Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è intervenuto alla Camera e in Senato assieme al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per riferire sulle conseguenze dell’attacco militare sferrato da Usa e Israele contro l’Iran in base alla logica della guerra preventiva annunciata da tempo da Washington e Tel Aviv. È difficile trovare una descrizione più chiara e puntuale di quella offerta su cittanuova.it da Pasquale Ferrara sulla violazione del diritto internazionale e l’evidente anomalia della superpotenza statunitense che segue l’agenda dettata da Netanyahu.
La grande questione da affrontare è quindi la collaborazione o meno del nostro Paese ad operazioni belliche attuate fuori dal perimetro della legittimità internazionale, ma i due ministri non hanno affrontato il tema affermando che l’Italia non è parte di una guerra che non ha voluto, rimandando la decisione sull’uso delle basi militari italiane, Nato e Usa, al momento in cui ne verrà chiesto l’uso da parte di Trump. Anche ad un sommario sguardo sulla nostra penisola posta nel Mediterraneo, non sfugge la presenza diffusa di postazioni logistico-militari strategiche per gli Stati Uniti e l’Alleanza Atlantica, che operano in base ad accordi secretati nei primi anni seguenti la fine del secondo conflitto mondiale, avvenuta con la sconfitta dell’Italia alleata della Germania nazista.

Un cartello nella base di Sigonella, in una immagine di archivio.
ANSA/MAURIZIO D’ARRO’
Sul coinvolgimento delle basi in Italia per la guerra in Iran, a quando pare decisa dagli Usa senza avvertire gli alleati, esistono già delle notizie fatte emergere dal giornalista d’inchiesta Antonio Mazzeo secondo il quale «prima dell’attacco su Teheran, dalla base di Sigonella sarebbe decollato un velivolo da pattugliamento marittimo Boeing P-8 Poseidon, utilizzato anche per attività di intelligence e guerra elettronica. Il suo compito, secondo quanto riferito, sarebbe stato quello di individuare obiettivi strategici e trasmettere informazioni ai cacciabombardieri impegnati nell’operazione. Sempre nelle ore precedenti, sarebbe atterrato a Sigonella un drone da ricognizione Northrop Grumman RQ-4 Triton, impiegato per diversi giorni in operazioni di monitoraggio e raccolta immagini, verosimilmente finalizzate all’individuazione dei bersagli poi colpiti».
Ad ogni modo non è difficile immaginare quale sarà la risposta del governo italiano alla eventuale richiesta di utilizzo su larga scala delle basi militari presenti sul nostro territorio, se si pensa a quanto accaduto nel 2011 con Berlusconi “persuaso” a sostenere la scelta fortemente voluta dalla Francia dell’intervento armato in Libia nonostante gli accordi siglati solennemente con Gheddafi a Roma nel 2008.
La presidente del consiglio Giorgia Meloni non si è recata a riferire alle Camere al posto dei due ministri, ma si riserva di farlo il prossimo 11 marzo quando la situazione sarà probabilmente più definita. Ad ogni modo si è espressa nelle stesse ore in un’intervista ad una radio privata parlando di «un rischio di escalation senza controllo».
Come al solito, gli interventi di Crosetto sono trasparenti. Ha affermato senza giri di parole che l’intervento concertato tra Usa e Israele «è stato al di fuori delle regole del diritto internazionale».
«È impossibile – ha affermato Crosetto – per un Paese come l’Italia, la Germania, la Francia, porre fine a questa guerra perché non l’abbiamo iniziata, perché non è nelle nostre mani, come sapete tutti, e perché mi pare che gli attori che la stanno conducendo non abbiano chiesto ai nostri Paesi il permesso di farla e non si aspettino che i nostri Paesi gli possano dire cosa fare o non fare».

Il Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto durante le comunicazioni del Governo sulla crisi in Iran, Senato, Roma, 5 marzo 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI
«Non è la prima volta – ha precisato il titolare della Difesa- che ci sentite dire in quest’aula che questo purtroppo sarebbe stato il secolo delle potenze militari e non il secolo delle grandi democrazie. Non è la prima volta che ci sentite parlare della nostra difficoltà nel far rispettare le regole del diritto internazionale, che sono l’unico modo per tutelare una nazione come la nostra o le nazioni più deboli di fronte allo strapotere e alla volontà distruttiva di altre nazioni».
Dal punto di vista militare, Crosetto ha detto di temere l’estendersi del caos, facendo riferimento all’involuzione della situazione in Ucraina con la componente nazionalista russa che critica sempre di più Putin chiedendogli di innalzare il livello di letalità delle armi, mentre il vicino Kosovo è una polveriera pronta ad esplodere. Davanti a tali scenari difficili, Crosetto non pretende cooperazione dalle opposizioni, ma almeno dei suggerimenti utili.
Posta l’impossibilità di poter incidere sulle decisioni prese dall’alleato statunitense, la risposta dell’Italia è quella di allertare i sistemi di difesa da eventuali attacchi militari, ma soprattutto affrontare le conseguenze della guerra ibrida possibile con l’Iran che può colpire la funzionalità dello stretto di Hormuz dove transitano tra i 17 e 20 milioni di barili al giorno e il 30% del gas liquefatto. Conseguenze che evidentemente sono state considerate accettabili da chi ha scatenato l’attacco militare che ha provocato almeno mille morti.
Colpisce nel resoconto ministeriale sul numero dei militari italiani in Medio Oriente messi in sicurezza e sull’evacuazione dei connazionali dalle aree di conflitto, il silenzio sulle vittime iraniane. Addirittura, anche per le oltre 100 bambine colpite nella distruzione della loro scuola. Crimine per il quale l’alto commissario Onu per i diritti umani ha sollecitato l’apertura di un’inchiesta.

La manifestazione nei pressi dell’ambasciata americana a Roma in solidarietà al popolo iraniano3 marzo 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Osservazioni che appaiono pelose e moralistiche a commentatori come Giuliano Ferrara che su Il Foglio censura ogni ricorso all’articolo 11 della Costituzione invitando a riconoscere nel regime “teocratico e terrorista” iraniano, «un cancro da estirpare prima che sia troppo tardi» e «la guerra come esito inevitabile e necessario con tutti i rischi e gli orrori di una guerra», nella consapevolezza che i bombardamenti non saranno sufficienti per il cambio di regime. L’invasione di terra si presenterebbe perciò come un’incognita pericolosa ma necessaria.
In tale scenario il casus belli, vero o presunto, può coinvolgere l’Europa e il nostro Paese in prima linea sul Mediterraneo.
Alcuni credono che l’opinione pubblica in Italia sia in larga maggioranza contro l’operazione bellica sferrata da Trump e da Netanyahu. Emergency ha lanciato di nuovo l’invito a tutti a mostrare un laccio bianco come obiezione alla guerra (in Russia il laccio è verde).
Ma in Parlamento esistono i numeri che sostengono una linea conforme con i concetti espressi durante la manifestazione promossa, tra bandiere statunitensi, israeliane e della monarchia persiana, il 3 marzo a piazza Santi Apostoli a Roma a favore dell’Iran libero, con l’adesione di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Azione, Italia Viva, Partito Liberaldemocratico, Noi Moderati, +Europa e Partito Radicale. Ad esempio Maria Stella Gelmini, esponente di Noi Moderati, ha descritto l’uccisione di Khamenei come una “emergenza umanitaria” necessaria per “restituire l’Iran al suo popolo” e ha elogiato il valore della deterrenza occidentale. Benedetto Della Vedova di + Europa, quindi parte dell’opposizione parlamentare, ha auspicato che l’Europa superi i meccanismi del diritto di veto per avere un’unica voce e una politica estera comune a sostegno della rivoluzione iraniana.

Stefano Parisi comitato 7 ottobre manifestazione “Con gli iraniani per un Iran libero”. del 3 marzo 2026. ANSA/ANGELO CARCONI
Parlando invece alla Camera, l’esponente dei Verdi Angelo Bonelli ha denunciato il doppio standard usato dal governo nel condannare i bombardamenti di Putin, ma non quelli devastanti contro la popolazione palestinese di Gaza e adesso contro il popolo iraniano che non può essere liberato uccidendolo con le armi. Bonelli ha detto di rappresentare tante italiane e italiani contrari ad essere sudditi di Donald Trump: «Non possiamo essere sudditi delle follie di un uomo che qualcuno ci dovrà spiegare la ragione per la quale si fa dare gli ordini da Netanyahu».

Manifestanti protestano contro i bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran fuori dalla Casa Bianca a Washington, DC, USA, 28 febbraio 2026.ANSA. EPA/JIM LO SCALZO
È ovvio che, esulando dal merito, anche il responso imminente relativo al referendum sulla magistratura sarà interpretato come un test sul consenso popolare al governo, mentre si attende la reale consistenza della grande manifestazione del 28 marzo promossa dalla coalizione Stop Rearm Eu.
Ma la storia, nel caos descritto da Crosetto, sta avendo una tale accelerazione che fa saltare e sovverte ogni programmazione.
