Probabilmente, passeggiando sulla spiaggia, vi sarà capitato di imbattervi almeno una volta in un esemplare di paguro. Questo crostaceo con dieci zampe, di cui due artigli per la difesa e l’alimentazione (le chele) e quattro paia per spostarsi, ha l’addome molle privo di corazza e per proteggerlo dai predatori del mare e dell’aria è costretto ad alloggiare in conchiglie vuote, anche se non disdegna – a causa dell’inquinamento – tappi, lampadine, barattoli e altri involucri di plastica…Per mimetizzarsi e difendersi dai malintenzionati queste stravaganti creature arrivano ad ospitare sul guscio così rimediato spugne e attinie, le ultime dotate di appendici urticanti. E questa “casetta”, agganciata col terminale dell’addome, esse si trascinano sempre dietro, blindando l’ingresso con le robuste chele per evitare approcci indesiderati.
Per la loro tendenza ad alloggi nascosti e temporanei, i paguri sono detti anche “granchi eremiti”. Poiché, crescendo, sono costretti periodicamente a cercarsi una conchiglia sempre più grossa (come si cambia un abito logoro o diventato stretto), può capitare di assistere a scene che hanno dell’incredibile. Quando si svolgono sui fondali marini, com’è avvenuto nel 2010 alle biologhe americane Sara Lewis e Randi Rotjan, si osservano file di paguri rimanere più o meno educatamente in “coda d’attesa” anche delle ore per scambiare i propri rifugi temporanei con la conchiglia più adatta; sulle spiagge, invece, questa operazione avviene in modo molto più rapido per ridurre il tempo in cui espongono ai predatori l’addome indifeso: infatti, dopo aver ammucchiato sulla sabbia le conchiglie dismesse (ve ne sono di ogni foggia, dimensione e colore), i paguri si danno da fare freneticamente per “indossare” le più adatte alle loro accresciute dimensioni.
Hanno inoltre la capacità di far ricrescere le zampe, le chele o gli occhi peduncolati persi durante la muta. Sembra anche che, al momento di concludere il ciclo vitale, mediante segnali forse olfattivi, avvisino i propri simili di aver messo la personale conchiglia a loro disposizione. Presenti in tutto il mondo in ambiente marino (ma ai tropici ne esistono anche di terraferma, salvo poi a trasferirsi in mare per la riproduzione), sono creature socievoli, riunite in gruppi che possono superare anche i 100 esemplari: non è raro, infatti, sorprenderli mentre consumano un pasto comune a base di animali morti, detriti vegetali e altra materia organica che condividono anche con le attinie installate sulla conchiglia, quasi a ricambiare i favori ricevuti da queste coinquiline scaccia-estranei.
Numerosi studi scientifici hanno riconosciuto nei paguri un certo livello di intelligenza e consapevolezza come la capacità di avvertire dolore, per cui meriterebbero di essere inclusi nella definizione di “animali”, usufruendo così di adeguate misure di tutela. Sebbene molte delle circa 800-110 specie siano note, la biodiversità di molte altre è ancora oggetto di studio, comprese alcune abissali di cui si sa poco. Col progredire delle ricerche, chissà cos’altro potremo imparare da questi affascinanti crostacei: intanto, ci stupiscono per l’ingegnosità e l’aiuto reciproco.
