La spesa pubblica è il peso più grande e potente a disposizione dell’Unione europea. Se viene utilizzata in maniera sostenibile e strategica, può avere impatti positivi su ambiente, occupazione, industria e transizione ecologica. Portare al centro dell’agenda europea il ruolo strategico degli appalti pubblici è stato il messaggio emerso dall’evento “Buying European and Sustainable is Good Value for Public Money”, che si è tenuto il 13 gennaio al Parlamento europeo, promosso da Fondazione Ecosistemi nell’ambito della campagna BESA – Buy European and Sustainable Act, in collaborazione con l’eurodeputato Nicola Zingaretti, capodelegazione del Gruppo S&D al Parlamento europeo.
L’evento ha evidenziato l’esperienza italiana di oltre dieci anni di Green Public Procurement (GPP) obbligatorio e l’introduzione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM). Grazie a questi modelli l’Italia è capace di orientare la spesa pubblica verso obiettivi di decarbonizzazione, rafforzando le filiere industriali europee con la creazione di occupazione qualificata. L’Italia, primo Paese Ue ad aver reso obbligatori i CAM, rappresenta un caso all’avanguardia: i dati mostrano un miglioramento progressivo nella qualità dei bandi, un aumento dell’innovazione e una maggiore capacità delle imprese di rispondere alla domanda pubblica sostenibile. Secondo le stime elaborate nell’ambito della campagna BESA, l’introduzione di criteri ambientali e di contenuto europeo negli appalti potrebbe generare in Italia fino a 50 mila nuovi posti di lavoro, ridurre le emissioni di oltre 2,2 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno e rilocalizzare circa 8 miliardi di euro in attività produttive sostenibili.
L’esperienza delle Regioni e delle imprese italiane
Durante il convegno le sessioni dedicate alle esperienze territoriali hanno mostrato come il GPP produca effetti concreti. Giulia Tambato (Regione Veneto) ha illustrato l’impatto di dieci anni di applicazione dei CAM, evidenziando l’aumento della capacità innovativa delle imprese e l’efficacia del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa rispetto al massimo ribasso.
Dall’Emilia-Romagna, Vincenza Poliandri ha affermato che oltre 294 mila tonnellate di CO₂ sono state evitate nel solo 2024 grazie a gare verdi e una crescente partecipazione delle imprese certificate, sottolineando però la necessità di metodologie europee armonizzate per la misurazione degli impatti.
In ambito imprenditoriale, Matteo Nevi (Assosistema) ha mostrato come, nel settore sanitario, il passaggio a soluzioni riutilizzabili abbia consentito riduzioni di CO₂ superiori al 30%, con benefici ambientali ed economici.
Il confronto politico
L’Italia può giocare un ruolo di primo piano nel dibattito europeo, portando evidenze, dati e casi concreti a supporto di una riforma ambiziosa della Direttiva Appalti.
Per l’eurodeputato Nicola Zingaretti «la revisione della Direttiva Appalti è una grande occasione per trasformare la spesa pubblica da mero strumento amministrativo a leva strategica di sviluppo. L’esperienza italiana dimostra che criteri ambientali chiari non frenano l’economia, ma orientano il mercato verso innovazione, qualità e lavoro».
Anche l’eurodeputata Annalisa Corrado è d’accordo: «Gli appalti sostenibili sono a tutti gli effetti una strategia industriale. La Pubblica Amministrazione può indirizzare gli investimenti verso sostenibilità ambientale e sociale e contrastare la concorrenza sleale premiando la qualità. È una win-win-win: per il clima, per le imprese più avanzate e per la società. In Italia ha funzionato, ora deve diventare un pilastro europeo, soprattutto in una fase in cui la responsabilità sociale d’impresa rischia di arretrare».
E l’eurodeputato Stefano Cavedagna aggiunge: «Evitare rigidità eccessive, mantenendo però l’obiettivo di rendere gli appalti uno strumento efficace per sostenere innovazione, competitività e filiere europee».
La riforma delle direttive UE rappresenta «un’opportunità unica per rafforzare il Green Public Procurement in Europa» ha affermato all’incontro Sabina Nicolella, Responsabile Relazioni e progetti internazionali di Fondazione Ecosistemi. «È stupendo vedere questa sala piena di persone – ha affermato -. Per molto tempo gli appalti pubblici sostenibili sono stati considerati come qualcosa di molto tecnico e slegato dalla vita quotidiana dei cittadini. Ma ciò di cui vogliamo far emergere oggi è come gli appalti pubblici sostenibili possono rappresentare una leva per la competitività, la salute e l’occupazione, per la sostenibilità delle nostre risorse e di conseguenza come influenzino direttamente la vita di ogni cittadino in Europa».
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