25 anni da “ridare al cuore”

Cara Gabriella, caro Adriano. Questo lungo viaggio in auto da Milano a Roma è l’occasione giusta per ripensare ai vostri 25 anni di matrimonio e a quanto di riflesso anch’io ho vissuto. Certo, i ricordi sono tanti… Il primo risale addirittura a quando ero ancora troppo piccolo per cogliere – dai discorsi delle sorelle ormai grandi – quegli accenni a problematiche in cui era interessato il cuore, tanto diverse da quelle di un sognatore di pallone. Ricordo quel benedetto duplex perennemente occupato la sera e le sfuriate di mamma e papà per le bollette telefoniche dovute agli interminabili colloqui col ragazzo dei propri sogni. Finalmente ecco comparire Adriano. Quante settimane o mesi erano passati prima che si concedesse ai nostri occhi, lui che si limitava a parcheggiare per ore sotto le nostre finestre? E noi a sbirciare dall’uscio e sotto il portico per capire chi, all’interno di quella Fiat 127 azzurra, era stato capace di rapire tutte le attenzioni della nostra Gabry. Adriano che, dopo i primi educati e impacciati blitz condotti in casa nostra, ha fatto presto a guadagnarsi la fiducia di papà e mamma con le sue doti pratiche, capaci di risolvere annosi problemi tecnici di casa. Stupiva noi più piccoli questo ragazzo tecnologicamente avanzato, sempre pronto a inaugurare strumentazioni e marchingegni, telefoni e teledrin. E poi le auto, la mitica R4, la Uno carta da zucchero… Non c’è stato da attendere molto perché ci venisse annunciata la vostra volontà di sposarvi. Ricordo l’entusiasmo di un progetto che coinvolgeva tutti, la ristrutturazione della casa, la preparazione dei confetti, la fierezza di papà nell’accompagnare Gabriella all’altare… Dopo quasi un anno tu, esile Gabriella, ci annunciavi l’arrivo del tuo primo bimbo. Lo avete chiamato Andrea. Ma non ha goduto troppo a lungo dei suoi privilegi, dal momento che ben presto Marco si è affacciato anche lui alla vita. Due nipoti che ho sempre considerato gemelli, anche se diversissimi, divenuti tre con Luca che nel frattempo aveva rallegrato l’unione di Marina (un’altra sorella, n.d.r.) e Gianni. Ricordo il prodigarsi di mamma e delle zie per questi nipotini; le prime malattie che tanto mettevano in apprensione Virginia (altra sorella ancora, n.d.r.) che non ha avuto bisogno di troppi bambolotti, in quanto li ha sempre avuti in carne ed ossa. Utili esperienze che l’hanno plasmata mamma ben prima che arrivassero i suoi di figli. E poi i compleanni, le feste, le serate a giocare a tombola o a mercante in fiera; la cartellonistica, prerogativa di Adriano. Le foto (quante!). Finalmente la mascolinità fa spazio alla delicatezza e alla dolcezza: ecco dopo qualche anno Francesca, una nuova ventata di letizia, quasi a mitigare l’afflizione causata dalla mia decisione di fare un’esperienza presso i focolarini di Loppiano, a due passi da Firenze. Eh sì, la mia insensata partenza un certo turbamento l’ha portato. Ricordo mamma, e il vostro contributo silenzioso e allo stesso tempo efficace. E poi le vostre visite in quella cittadella, la gioia incontenibile dei bambini in quel mondo da favola dove vivevano persone di tutte le razze. Ecco il Gen Rosso coi suoi spettacoli e l’ampliamento delle vostre conoscenze del movimento. La splendida settimana estiva con Toni e gli altri. La visita ad Assisi… E quella volta che con Javier vi abbiamo raggiunto al mare in Sicilia, dove con Adriano siamo addirittura riusciti a vincere un torneo di mini-golf? Come dimenticare la Val Formazza e la festa fatta insieme sulla neve? È arrivato Paolo; Virginia si sposa con Fausto. Agli altri nipoti si aggiunge Roberto, per la gioia di nonni e zii. Intanto gli anni passano tra asilo, scuola… e dentista. Si stagliano le varie personalità; cominciano le prime preoccupazioni per questi figli che crescono e iniziano a ragionare con la propria testa, a prendere le loro decisioni. Mi trovo a Valmontone, quella sera, quando mi chiamano: C’è tua madre al telefono ma è irriconoscibile! . Arriva la notizia della partenza improvvisa e straziante di Andrea per il cielo. Mi accompagnano di corsa alla stazione Tiburtina dove prendo il primo treno possibile. Un viaggio allucinante che non termina mai e che mai vorrei terminasse. Si susseguono per tutta la notte perché senza risposta. Penso a voi due, a Marco e a Francesca. A tutti i nostri. A Milano, all’alba, vengono ad accogliermi papà e Gianni. Vi trovo nel dolore, dignitosamente in piedi. Non ci sono parole; la condivisione sì, tutta! Approvo anch’io la vostra decisione di donare gli organi. Sono giorni di dolore lenito dall’affetto di famigliari ed amici, che svelano, grazie alle tante testimonianze, un Andrea inedito, dritto e coscienzioso più di quel che noi eravamo stati in grado di cogliere. E poi il tempo, inesorabile, che comincia il suo lavorio nei cuori di ciascuno. La depressione di Gabriella, la rassegnazione di Adriano, il mutismo di Marco, la determinazione di Francesca nel volerne venire fuori dispensando sorrisi e attenzioni a tutti. Ce n’è voluto di tempo per vedere un barlume di luce in fondo al tunnel. Poi quella ulteriore scelta coraggiosa fatta da tutti e quattro di concepire nuovamente. Sto recandomi in Svizzera quando mi raggiunge la notizia del nuovo arrivo. Chissà quale conforto per loro due!, mi dico. Ed invece, da subito, le prime avvisaglie di un qualcosa che non va nelle analisi. Scartata a priori l’ipotesi di una interruzione della gravidanza, resta la determinazione di accogliere la vita così come Dio la dona. Quanta generosità e che coraggio in quelle scelte! E poi il centuplo; l’esame dell’amniocentesi e la conferma che nulla era vero di quanto paventato dal medico: il bambino sarebbe nato perfettamente sano. Ma di tregua non se ne parla. Il diabete del papà di Adriano, la prima amputazione. Mamma Carla con tutte le complicazioni del caso. E in successione la tragica notizia del tumore di nostro padre che non lascia speranza alcuna. La notizia mi raggiunge in Francia. Venti giorni a casa e la possibilità di seguire da vicino entrambi in quel tratto di strada così erta. La seconda amputazione, l’infezione inarrestabile, e quella sera noi tre ad accompagnare Riccardo nel suo ultimo viaggio. Le lacrime di Adriano e tu, Gabriella, incurante dell’infezione, ferma ai piedi di quel letto. Rammento la necessità di chiarire a papà le sue reali condizioni, e il senso di liberazione e di pace calato poi su tutti per quella coscienza comune. Ricordo la carezza di papà su quel pancione ormai maturo nella taciuta consapevolezza di non riuscire ad arrivare a vederne il frutto, per poco… Partiti insieme a 13 giorni di distanza l’uno dall’altro. Chi sarà mai questo bambino che ha dovuto affrontare tante prove ancor prima di venire al mondo? Sono necessari solo pochi giorni per scoprirlo: ecco Nicolò! Quante lacrime, ma questa volta di gioia. S’impone per te, Gabriella, la necessità di riprendere la cura e di farti aiutare. Scatta l’amore senza misura di chi ha saputo colmare le deficienze. Equilibri difficili che pian piano si cerca di recuperare. Poi l’idea del negozio e la sua caparbia ed elegante realizzazione. Altri anni ricchi di altri eventi per noi importanti… Ma ormai sono giunto alla fine del viaggio e mi resta solo il tempo di chiedermi il perché di questo tuffo indietro nel tempo. È certo il cuore che me lo ha suggerito e il cuore ha bisogno di memoria. Ricordare… ridare al cuore. Non un’azione nostalgica o la semplice necessità di ripassare i momenti gioiosi o dolorosi della nostra esistenza. È invece la volontà di rivedere la vita cercando di capire per quali vie Dio ci ha condotto. E 25 anni di vita insieme sono una bella tappa; vale davvero la pena rifletterci su un attimo, a partire dal giorno in cui vi siete promessi amore eterno. Solo la fedeltà permette di arrivare a certi traguardi, e questo non significa mancanza di errori o di incomprensioni: situazioni di disagio che, inevitabili, minano, nella quotidianità, il rapporto di tante coppie. Diversità che, viste come tali dall’uomo, necessitano di una propria affermazione, di un proprio spazio; viste invece da Dio, sono dono per l’altro, incentivo alla comunione. Un traguardo, dunque, che è nel contempo un nuovo nastro di partenza. La marcia riprende verso quell’avventura che è la Vita vera. Marco, Francesca e Nico crescono e presto faranno le loro scelte. Ognuno prenderà la propria strada. L’accento allora si porrà sempre più su voi due; su quell’amore che giorno dopo giorno andrà migliorato e purificato e che richiederà dei rinnovati e frequenti sì, ci sono!. Penso proprio che è questo quanto vi scriverò appena rientrato a casa. Si riparte allora da oggi, da subito, insieme… verso il traguardo dei prossimi 25 anni. Io sarò lì, al vostro fianco, a dirvi ancora: vi voglio bene.

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