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Italia > United world project

Coronavirus, pillole di speranza a New York

di Maddalena Maltese

- Fonte: Città Nuova

Che cosa si vive a New York nell’epoca del coronavirus? Pillole di speranza che nell’attesa della Settimana Mondo Unito, vogliamo continuare ad amplificare la speranza, il “rumore” della foresta che cresce con le nostre #PillsOfHope. Dalla nostra corrispondente nella Grande Mela. Tratto da United world project.

 

Pillole di speranza anche oggi alle sette di sera di un ordinario giorno da pandemia di coronavirus a New York ci ritroviamo fuori casa ad applaudire, a fischiare, ad urlare: «Thank you» – Grazie. Così, da 31 giorni, così da quando ilcoronavirus ha trasformato New York, la città che non dorme mai, in un grande set dalle luci spente e dalle piazze vuote. Alle sette però si esce insieme per celebrare un rito che è liberatorio e comunitario: esprimere la gratitudine e la vicinanza a medici, infermieri, agenti, autisti, impiegati dei supermarket, a tutti coloro che non si fermano perché indispensabili ai servizi essenziali.
3 mila ventilatori

Nel weekend Yvette, Paul e altri ingegneri ed informatici hanno viaggiato, anche dal New Jersey, per raggiungere la Boyce company per montare ventilatori. Ne servono 3 mila in brevissimo tempo. L’azienda ha lanciato un appello e in tantissimi vi hanno risposto gratuitamente perché, le beghe politiche qui non hanno voce. In questa catena di montaggio a distanza, e con le mascherine, si risponde solo all’appello di chi salva vite e non voti.

1000 volontari

Lo stanno facendo in silenzio anche i circa 1000 volontari di Invisible hands, un’associazione nata in tempo di Covid, che consegna la spesa a domicilio per chi non riesce ad uscire di casa. Lo ha fatto mercoledì l’attore e produttore Tyler Perry che ha pagato la spesa di tutti gli anziani che nell’ora mattutina dedicata al loro shopping si sono recati in 73 supermarket tra Atlanta e New Orleans.

400 maestri e bidelli

Anche oggi, maestri e bidelli di 400 scuole di New York consegneranno i pasti al sacco ai loro alunni, molti dei quali si ritrovano con genitori disoccupati dopo un lockdown che ha azzerato le risorse delle fasce più deboli, impiegate come lavapiatti, camerieri, addetti alle pulizie.

I filantropi

Con 75 milioni di dollari, poi, sono scesi in campo i filantropi, da Bloomberg alla Fondazione Ford a Rockefeller, per offrire sovvenzioni e prestiti senza interessi a organizzazioni non profit di piccole e medie dimensioni, per compensare le perdite delle pandemia da coronavirus. E anche il Ceo di Twitter, Jack Dorsey, ha donato un miliardo di dollari ad associazioni caritative e ad un fondo per la cura del Covid-19. Sono queste le nuove luci made in Usa.

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