S’intitola Capaci di pace, con se stessi, gli altri e il creato, l’edizione 2026 del Festival della Comunità Educante che si svolgerà dall’11 al 18 ottobre in 6 Comuni dell’Emilia Romagna: Riolo Terme, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Solarolo, Faenza e Brigighella.
La manifestazione ha come tema la pace «intesa – spiegano gli organizzatori – come mezzo e fine del nostro agire, come strumento capace di orientare l’educazione. Una pace che prima di tutto deve essere in ciascuno di noi e che contrasta i sentimenti di frustrazione, rabbia, inquietudine» che oggi rischiano di prendere il sopravvento. «Una pace che va cercata con gli altri, perché solo attraverso la gestione dei conflitti una comunità cresce e si prende cura di tutti».
Nata nel 2016 da un’intuizione della cooperativa sociale Kaleidos, l’iniziativa è stata “adottata” dal Comune di Faenza ed è diventata il Festival della Comunità Educante (FCE). Per il suo valore educativo, ha ricevuto il sostegno della Regione Emilia Romagna e dell’Unione dei Comuni della Romagna Faentina.
Il contributo maggiore, tuttavia, è quello dei tantissimi volontari che rendono possibile la manifestazione donando tempo, attrezzature e idee. «Il nostro Festival – afferma Fabio Taroni, coordinatore pedagogico della manifestazione – nasce dal basso: dalla nostra gente per la nostra gente, ed è co-partecipato da tantissimi enti». Questo ha contribuito ad allargare il programma delle iniziative, con un pre e un post Festival, che comincia a settembre con iniziative di carattere educativo, pedagogico, ludico e culturale che coinvolgono anche le scuole. Quasi un centinaio di ospiti.
Al Festival sarà presente anche Città Nuova editrice con laboratori e attività legate alle riviste Città Nuova, Big Bambini in gamba e Teens, con gli autori Ezio Aceti, Mariano Iavarone, Cristina Buonaugurio, Michele De Beni, Alberto Rossetti, che si affiancano a personalità come la sociologa Marianella Sclavi, don Luigi Verdi, fondatore della Fraternità di Romena, e lo scrittore Maurizio Maggiani. «FCE – spiegano gli organizzatori – è un modo per parlare di educazione attraverso molteplici linguaggi espressivi»: workshop e laboratori, formazione per tutti, convegni, mostre…
Il Festival «promuove un’educazione non omologante, ma che sappia al contrario fare delle differenze un valore da coltivare con cura». Al centro c’è «la persona, nella sua unicità, nella sua interezza e nella sua dimensione relazionale», per sostenere un’educazione attiva che tenga conto delle dimensioni cognitiva, affettiva, corporea e spirituale. «Al Festival – conclude Taroni – sono invitati tutti, perché l’educazione è un tema che interessa ognuno di noi».
