L’ordinazione di quattro vescovi lefebvriani, che ha sancito lo strappo tra questi e il Vaticano, è notizia che naturalmente coinvolge diversi Paesi; con conseguente risonanza anche sui media.
Tuttavia, chi si aspettasse grandi reazioni negli Usa – dato che la notizia coinvolge un papa originario di Chicago, un vescovo del North Dakota (Michael Goldade), e un altro che pur essendo francese vive in Virginia – rimarrebbe deluso: tra i grandi giornali, né il New York Times né il Washington Post tengono la notizia in prima pagina. Quest’ultimo dedica un po’ più di spazio con due articoli che spiegano la vicenda, rimanendo però a livello abbastanza cronachistico. L’attenzione, quando si parla di papa Leone, è piuttosto concentrata sul 4 luglio, quando in coincidenza con la festa per i 250 anni dell’indipendenza Usa il pontefice visiterà Lampedusa: e lì parlerà di migranti, uno dei temi scottanti in vista delle elezioni di midterm. Certo non parlerà in veste di cittadino americano, ma di capo della Chiesa cattolica, però il peso politico della coincidenza di date è comunque sentito come rilevante.
Anche in Francia, Paese d’origine di un altro dei vescovi consacrati nonché dello stesso Lefebvre, l’attenzione è limitata da parte di Le Monde, in un articolo che già non è più in home page, spiega nei dettagli la vicenda e dà voce all’abate Michel Rion, docente di teologia al seminario lefebvriano di Econe, che afferma: «Non siamo scismatici né ostili alla Chiesa. Per noi, essere scismatici sarebbe la peggior cosa che ci potrebbe capitare, preferiremmo morire piuttosto». Da rilevare anche come si affermi che «pur avendo una certa influenza negli ambienti conservatori, il loro peso [dei lefebvriani, ndr] nella Chiesa rimane limitato». Linea diversa invece quella scelta da Le Figaro, che apre con l’articolo «Il Vaticano conferma che i sei vescovi tradizionalisti della Fraternità San Pio X [nome della comunità dei lefebvriani, ndr] sono scomunicati»; in cui si sottolinea in particolare appunto il tema della scomunica.
In Svizzera, Paese dove è fisicamente avvenuta la consacrazione dei quattro vescovi e patria di uno dei quattro consacrati, il Corriere del Ticino dedica alla notizia poche righe, a mo’ di lancio d’agenzia; per il resto pare che ormai non se ne parli più, se mai se ne è parlato. Sostanziale silenzio anche nella “cattolicissima” Spagna (peraltro Paese d’origine del vescovo che ha officiato la cerimonia, anch’egli colpito da scomunica), così come in Belgio – sia sul principale giornale francofono che sulla principale testata fiamminga.
In Germania, Der Spiegel mette nella parte bassa della home l’articolo «Il Vaticano scomunica sei vescovi della Fraternità San Pio X», che ricostruisce i contorni della vicenda; mentre altre tra le principali testate non vi danno risalto.
Insomma, l’impressione che si ha – a torto o a ragione – dando uno sguardo alle testate estere è che l’Italia sia il Paese in cui la faccenda ha avuto maggior risonanza: quasi a voler confermare il peso, sia politico che culturale, del fatto che il Vaticano si trovi fisicamente all’interno del nostro Paese.
