Che genitore vorresti avere? E che genitore saresti? Sono domande che raramente ci poniamo ad alta voce, eppure riguardano tutti — chi i genitori li ha, chi li vorrebbe diversi, chi un giorno pensa di diventarlo. È partendo da qui che il numero della rivista Teens di settembre 2025, edita da Città Nuova, affronta il tema della genitorialità a tutto tondo, senza idealizzarla e senza semplificarla, con la voce diretta di chi quel rapporto lo vive ogni giorno dalla parte dei figli.
Al centro del numero c’è un’intervista allo psichiatra Paolo Crepet, che smonta l’idea del genitore perfetto e mette in guardia dall’iper-controllo: i genitori di oggi, dice, rischiano di essere “troppo genitori”. Accanto a questo, la redazione ha costruito un confronto generazionale autentico, ponendo le stesse domande — sulla libertà, sulla paura, sulla famiglia — a un genitore e a sua figlia diciassettenne: le risposte si somigliano più di quanto ci si aspetti. Non mancano gli spunti culturali: la poesia di Khalil Gibran sui figli come “frecce viventi”, il mito di Icaro letto come metafora del rapporto tra autonomia e protezione, e la canzone A modo tuo di Elisa — scritta da Ligabue per sua figlia — analizzata come una delle dediche più belle mai scritte da un genitore.
In Teens di settembre 2025 si parla anche di come il cervello cambia diventando genitori — dall’aumento dell’ossitocina alla riduzione del volume corticale — e di come il ruolo del padre si stia trasformando nella società contemporanea, superando i vecchi stereotipi. C’è spazio per uno sguardo internazionale sul rapporto genitori-figli nelle diverse culture del mondo, per una riflessione sul controllo digitale e su quanto sia difficile orientare i figli nel “supermercato” dei social senza toglier loro la libertà di scegliere. E, più pratico di tutto, un manuale di sopravvivenza familiare con consigli concreti per gestire i litigi senza chiudere il dialogo.
A cucire tutto insieme è, come sempre, la voce autentica della redazione: ragazzi tra i 13 e i 18 anni che scrivono di ciò che vivono, con quella capacità rara di guardare gli adulti con occhi critici ma affettuosi. Un numero che non dà risposte definitive su cosa sia un buon genitore, ma apre uno spazio di riflessione genuino — e forse proprio per questo risulta così necessario.
Buona lettura!