In copertina campeggia L’Ultima Cena di Peter Paul Rubens: non a caso, perché nel numero 5/2026 de “Il Vangelo del Giorno”, edito da Città Nuova, il filo conduttore è il calice, l’immagine che dà il titolo al fascicolo. Nell’Antico Testamento il calice racconta la duplice sorte dell’uomo: benedizione e comunione con Dio, ma anche il peso della prova. Nel Nuovo Testamento Gesù lo trasforma nel calice eucaristico del suo sangue, condiviso con gli apostoli nell’Ultima Cena. Quando Giacomo e Giovanni chiedono di condividere la sua gloria, Gesù ribalta la logica del potere: «Potete bere il calice che io sto per bere?». La vera grandezza, spiega l’editoriale di Oreste Paliotti, sta nel farsi servi di tutti.
Le letture di settembre si aprono nel segno dell’amore. La Parola di Vita del mese, a cura di Claudio Cianfaglioni, parte da un versetto della Lettera ai Romani: «La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,10). L’amore chiesto da Dio, spiega il commento, non è un obbligo ma un dono da far circolare, sulla scia di una riflessione di Chiara Lubich. Completa il percorso la testimonianza di Doris, dalla Scozia, che in un rifugio per senzatetto scopre quanto basti ascoltare per dimostrare amore concreto.
Ottobre porta al centro l’accoglienza. La Parola di Vita “Mettersi in cuore la fratellanza universale“, curata da Parody Reyes, prende spunto dal libro dell’Esodo: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 22,20). Il commento spiega perché lo straniero sia tra le categorie predilette da Dio. A dare corpo alla Parola è l’esperienza di Maryam, giovane pakistana, che in un locale sceglie di pagare il tè a una donna anziana, aprendo il cuore del proprietario.
In questo numero del Vangelo del Giorno, i testimoni della Parola raccontano vite segnate dalla fedeltà al Vangelo: Andrea Kim e i compagni martiri coreani, canonizzati da Giovanni Paolo II; Nerino Cobianchi, che a Cilavegna dedica la vita ai poveri; Gaspare Goggi, sacerdote orionino che vive la malattia come offerta. Storie diverse, segnate dallo stesso calice di dono e servizio che dà il titolo a questo numero.
Buona lettura!
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