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Cultura > Mostre

Quella tata, fotografa per passione

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

La retrospettiva ricostruisce il lavoro fotografico della grande e sconosciuta autrice americana Vivian Maier, le cui immagini non sono mai state esposte né pubblicate mentre lei era in vita. Al Museo di Roma, in Trastevere

Vivian Maier/Maloof Collection

La vita e l’opera di Vivian Maier sono circondate da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino.

Ci troviamo davanti all’enigma di un’artista che in vita realizzò un enorme numero di immagini senza mai mostrarle a nessuno e che ha tentato di conservare come il bene più prezioso.

Si deve a John Maloof, nel 2007 agente immobiliare, il ritrovamento di questo patrimonio fotografico acquistato ad un’asta in seguito alla confisca di parte dell’archivio della Maier per un mancato pagamento. L’acquirente capisce subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.

Tata di mestiere, fotografa per vocazione, Vivian non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex.

Figura imponente ma discreta, decisa e intransigente nei modi, ella ritraeva le città dove aveva vissuto – New York e Chicago – con uno sguardo curioso, attratto da piccoli dettagli, dai particolari, dalle imperfezioni ma anche dai bambini, dagli anziani, dalla vita che le scorreva davanti agli occhi per strada, dalla città e i suoi abitanti in un momento di fervido cambiamento sociale e culturale.

Sono immagini potenti, di una folgorante bellezza che rivelano una grande fotografa.

Le sue immagini non sono mai state esposte né pubblicate mentre lei era in vita, la maggior parte dei suoi rullini non sono stati sviluppati, perché Vivian sembrava fotografare per se stessa.

Osservando il suo consistente corpus fotografico spicca la presenza di numerosi autoritratti, quasi un possibile lascito nei confronti di un pubblico con cui non ha mai voluto o potuto avere a che fare.

September 10th, 1955, New York City

September 10th, 1955, New York City

Il suo sguardo austero, riflesso nelle vetrine, nelle pozzanghere, la sua lunga ombra che incombe sul soggetto della fotografia diventano un tramite per avvicinarsi a questa misteriosa fotografa. Come scrive Marvin Heiferman “Seppur scattate decenni or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata… Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo.Proprio come Maier, noi oggi non stiamo semplicemente esplorando il nostro rapporto col produrre immagini ma, attraverso la fotografia, definiamo noi stessi”.

Dopo Milano, allo Spazio Forma, la mostra è giunta ora a Roma, al Museo in Trastevere dove sono esposte 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier amava avvicinarsi ai suoi soggetti.

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata,  Museo di Roma in Trastevere, fino al 18 giugno 2017. Catalogo Contrasto.

Riproduzione riservata ©

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