Quattro volte Natale

La “verità plurale” di una data che, a seconda delle tradizioni, cade in giorni diversi, non fa paura ai cristiani del Medio Oriente

Nel mondo e da sempre i cristiani non festeggiano Natale in un’unica data e allo stesso modo, ma c’è un posto speciale dove queste differenze sono qualche volta un’esperienza unificante, una festa che coinvolge cristiani di diverse chiese, e anche non cristiani. Il posto dove più che altrove si può percepire questo Natale plurale è probabilmente il Medio Oriente, proprio dove tutto è cominciato e purtroppo anche dove si sono verificate le fratture più dolorose.

Sulla data di nascita di Gesù di Nazareth a Betlemme non si conosce con sicurezza né l’anno né il giorno (i Vangeli non dicono nulla sul giorno), però ci sono tradizioni molto antiche su questa festa. Quelle che conosciamo risalgono al IV secolo, ma fanno riferimento a usanze cristiane precedenti, del III e anche del II secolo. I primi cristiani cominciarono a festeggiare la nascita di Gesù in date diverse a seconda dei luoghi: le date andavano dal 6 gennaio fino a circa metà maggio. Una delle prime testimonianze sulla festa di Natale celebrata il 25 dicembre risale ad un documento più tardi denominato Cronografo dell’anno 354, relativo agli usi della Chiesa di Roma. Questo uso romano, certamente precedente al 354, venne adottato anche a Milano da sant’Ambrogio (339-397) e si diffonderà soprattutto in Occidente.

 

Perché il 25 dicembre? Perché quel giorno era già un’importante festa pagana nell’Impero Romano, la festa del “Sole invitto”. E i cristiani per analogia applicarono a Cristo l’immagine del sole vittorioso, che era presente in molti passi delle Scritture ebraiche (Isaia, Malachia, ecc.) e in quelle cristiane. In Oriente, invece, per festeggiare la nascita di Gesù si affermò maggiormente la data del 6 gennaio, perché prevalse una lettura più teologica, legata alla manifestazione del Messia. La parola greca epifania significa infatti “manifestazione”. Ed è la festa che associa la nascita e la testimonianza dei Magi con il Battesimo di Gesù, dove, secondo i racconti evangelici, il Padre si manifesta, unitamente allo Spirito, testimoniando la messianicità di Cristo. Non si tratta quindi di letture contrapposte ma di prospettive complementari.

 

Le difficoltà sorgeranno molti secoli più tardi, nel momento in cui si capì che il calendario solare adottato fin dal tempo di Giulio Cesare (46 a.C.) era un po’ più corto (di ca. 11 minuti) della realtà astronomica. Così il Calendario giuliano perdeva un giorno ogni 128 anni e con l’andar del tempo si accumulò un ritardo che andava ad alterare la data della Pasqua (calcolata ogni anno sulla base della luna piena che segue l’equinozio di primavera), che tendeva a spostarsi verso l’estate. Nel 1582, papa Gregorio XIII fece correggere l’errore e cancellò alcuni giorni (a giovedì 4 fece seguito venerdì 15 ottobre) riportando il calcolo dell’anno più o meno in linea con la realtà astronomica. Il Calendario gregoriano impiegherà quasi 4 secoli per essere adottato da (quasi) tutti, ma a causa della frattura tra Roma e Costantinopoli (cattolici e ortodossi), le principali Chiese ortodosse, almeno a livello liturgico, continuarono a usare il Calendario giuliano, che nel frattempo ha accumulato un ritardo di 13 giorni rispetto a quello gregoriano. Così oggi succede che Natale viene festeggiato dai cattolici, dalla maggior parte di evangelici e protestanti (che comunque aderirono al Calendario gregoriano solo nel XVIII e XIX secolo) e delle Chiese orientali il 25 dicembre. Le Chiese ortodosse russa, serba, macedone, georgiana e di Gerusalemme, oltre a quella etiope, usano il Calendario giuliano e quindi per loro Natale arriva il 7 gennaio (13 giorni dopo il 25 dicembre). Gli armeni, che aderirono per primi come popolo al cristianesimo, all’inizio del IV secolo, seguono l’antica tradizione orientale e quindi festeggiano Natale il 6 gennaio, tranne gli armeni ortodossi di Gerusalemme che restando fedeli alla tradizione orientale ma usando il Calendario giuliano festeggiano Natale il 19 gennaio.

 

Ciascuna di queste quattro date di Natale (25 dicembre; 6, 7, 19 gennaio) riguarda l’unico evento della nascita di Gesù, e lo fa alla luce dei Vangeli ma con prospettive e riti, ma anche canti, luci, profumi, decorazioni, cibi e abiti diversi. Tradizioni comunque ricche, dense di fede, storia e cultura. In Medio Oriente per vivere in armonia non bisogna temere la verità plurale. Ma forse questo vale anche per altri luoghi.

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