Quando si tratta di voti…

Tra Ungheria e Slovacchia vengono rinfocolati antichi rancori. Per che cosa?
Esztergom
«Fulmini saettano sui Tatra/ selvaggi tuoni rimbombano./ Fermiamoli, fratelli/ che si disperdano/ e gli slovacchi possano tornare a vivere». Questa la prima strofa dell’inno slovacco che nel cuore dell’Ottocento Janko Matúška appose a un canto popolare.

 

Di questo inno parla la proposta di legge del partito al governo, l’Sns, Partito nazionalista slovacco, suggeriva: ogni lunedì in tutte le scuole, quindi anche le materne, la settimana cominciasse con l’inno per rivitalizzare negli slovacchi l’amor patrio ed anche per dare un avvertimento alle minoranze che vivono in Slovacchia: rom, cechi, ruteni, ucraini ma, soprattutto, ungheresi, che costituiscono quasi il 10 per cento della popolazione del Paese. La proposta non è passata, ma la tensione è viva.

 

Ora, con l’avvicinarsi delle elezioni parlamentari, l’Sns, sfrutta le spinte populiste dell’Ungheria e le sue rivendicazione a favore della minoranza magiara in Slovacchia, per proporre programmi che alimentano le tensioni mai sedate tra i due Paesi. E nei villaggi, dove i popoli convivono da secoli, queste saette che arrivano dai palazzi della capitale e dalle testate dei rotocalchi portano il caos e alimentano rancori.

 

La prima settimana di maggio, che per il movimento Giovani per un mondo unito significa settimana di sensibilizzazione a costruire un mondo unito, proprio a Esztergom e Sturovo, rispettivamente in Ungheria e in Slovacchia, cittadine riunite da un ponte ricostruito una decina di anni fa, circa 300 giovani slovacchi e ungheresi hanno deciso di svolgere insieme delle attività per le due città, a simbolo e in nome della fratellanza. Questi giovani hanno voluto lanciare sommessamente, in mezzo al gioco degli interessi dei politici, un razzo di speranza.

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