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Poesia, cultura, bellezza. Il Patto educativo

di Giulio Meazzini

Giulio Meazzini, autore di Città Nuova

Intervista al card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero vaticano per la Cultura e l’Educazione, presidente del Consiglio di coordinamento tra Accademie pontificie e gran cancelliere della Pontificia Università Gregoriana. Da Città Nuova n. 1/2026

Il cardinale José Tolentino de Mendonça, teologo portoghese, è prefetto del Dicastero vaticano per la Cultura e l’Educazione, presidente del Consiglio di coordinamento tra Accademie pontificie e gran cancelliere della Pontificia Università Gregoriana. «Nella mia vita l’esperienza educativa ha avuto un ruolo importante perché ho vissuto con passione gli anni della formazione, l’entusiasmo per la teologia e gli studi biblici, ma anche poi l’insegnamento nell’università. Credo che l’educazione sia un motore di trasformazione e di servizio alla persona umana e di trasformazione del mondo».

Lei è anche un poeta…
Cosa fanno i poeti? Educano il nostro sguardo, lo fanno diventare sensibile ai dettagli e alla profondità della vita e della realtà, anche quella più difficile da vedere e riconoscere. Mi ha influenzato Rainer Maria Rilke secondo cui per costruire un poema è necessario aver vissuto tutte le esperienze umane. Sapere cosa significa un parto, seminare un campo, vivere un dolore, l’esperienza della fraternità, della solitudine, della morte. Tutte queste esperienze umane sono determinanti per scrivere un verso.

Gli scrittori sono maestri spirituali?
I grandi maestri della contemporaneità sono gli artisti, gli scrittori, i poeti perché aiutano ad introdurre il mistero nella quotidianità. Un artista lavora sempre con l’invisibile. Il grande lavoro di un poeta non è la parola, è il silenzio, è l’ascolto di quel silenzio che una parola può contenere. In sintesi, la cultura ci offre la consapevolezza che la vita è una soglia.
La cultura è un grande contributo all’umanizzazione e all’educazione della persona umana e della sua sensibilità, perché la vita è un processo. Mentre le altre creature nascono con tutto quello che possono essere, l’uomo comincia un processo, la sua intera vita serve per attivare le possibilità di essere. Educazione, cultura, ricerca spirituale aiutano il parto della persona.

Lei è stato premiato per la sua capacità di promuovere la bellezza…
Senza bellezza noi non capiamo che abbiamo bisogno di pane, ma anche di rose. Abbiamo bisogno di rispondere alla lotta per la sopravvivenza, ma anche di cose più grandi, perché ci sono ragioni per le quali vale la pena donare la vita stessa. La bellezza è la traduzione della verità in un modo sensibile che ci commuove, ci dà la consapevolezza immediata che chiunque può afferrare una cosa più grande di se stesso. Platone parlava di uno stato febbrile, di un’accelerazione del battito del cuore. Con la bellezza riconosciamo che c’è qualcosa di più grande di noi dentro la nostra esperienza storica.

Lei ha detto che lo Spirito lavora fuori dalla Chiesa, nei non credenti…
Penso che la missione della Chiesa sia aprire porte rimaste chiuse, cercare il cammino sconosciuto. È una dimensione profetica che deve essere abitata. Lo Spirito conduce la Chiesa, ma anche la precede. Noi non siamo una gabbia, siamo servitori chiamati a riconoscere quanto lo Spirito Santo, in un modo che noi non sappiamo, anticipa le manifestazioni del Regno di Dio, e questo rende la Chiesa serva dello Spirito Santo e dei suoi disegni. Questo ci mantiene in uno stato di vigilanza, in cui dobbiamo chiederci: cosa dice lo Spirito oggi alla Chiesa?

La Chiesa sta rilanciando il Patto educativo e lei parla di “costellazioni educative”…
Nel magistero della Chiesa cambiano le persone, le istituzioni si aggiornano, ma c’è una continuità per trovare risposte nuove ai bisogni di ogni tempo. Papa Francesco nella Costituzione apostolica Predicata Evangelium racconta questo desiderio di continuità e anche di aggiornamento per servire la missione. Papa Leone, disegnando nuove mappe della speranza, ci offre la bella immagine della costellazione educativa della Chiesa cattolica, una realtà con più di 230 mila scuole e 1.500 università cattoliche nel mondo, una vera costellazione di luce e di speranza nel mondo contemporaneo.

A cosa serve e a chi si rivolge il Patto educativo?
Con il patto educativo, con le sue istituzioni, la Chiesa genera laboratori di dialogo e di incontro, mediatori credibili di un incontro di umanità. Certo, il dicastero custodisce la coesione e la coerenza del grande sistema educativo cattolico, della sua identità e della sua missione, ma sa che questo non è fine a se stesso: una scuola cattolica che non ha una risonanza culturale, che non restituisce fuori del suo circolo la bellezza di quello che vive, non produce frutto. Il grande mandato che riceviamo da papa Leone è proprio questo: fare delle scuole e delle università cattoliche grandi segni che illuminano la realtà, ma anche poli aggregatori di un dialogo culturale e sociale che deve essere rilanciato.

Potrebbe mandare un messaggio ai cattolici che si sentono marginali nella società e nella cultura?
Dobbiamo sempre vedere la logica del fermento nella massa. Siamo come un seme depositato nel cuore del mondo. Alle volte possiamo pensare che sia finito sotto la neve, ma anche qui c’è la possibilità di una germinazione misteriosa. La missione culturale ed educativa della Chiesa cattolica è che vale la pena seminare. E se una parola posso dare agli attori educativi e culturali impegnati nel patto educativo, è: abbiate coraggio perché tutti i passi, anche quelli che sembrano più piccoli, stanno disegnando un viaggio. Un viaggio che continua anche in mezzo agli ostacoli, quando sembra che ci sia una paralisi storica, che la speranza venga meno, quando vince l’incertezza. Questo è il tempo per un sguardo di fiducia e una parola di incoraggiamento: vale la pena seminare.

Cosa dice della donna nella Chiesa?
Il campo educativo è profetico su questo tema, perché qui le donne esprimono già la loro visione e sensibilità, sono decisive per la ricchezza della missione della Chiesa. In tante scuole, di tutti i livelli, le donne hanno la guida dei progetti e le responsabilità principali. Qui tocchiamo con mano quanto la presenza e la partecipazione delle donne sia fondamentale per la missione della Chiesa.

C’è la proposta di un “giuramento digitale” per gli ingegneri e i tecnici, sulla falsariga del giuramento di Ippocrate per i medici…
Sono molto contento, perché uno degli obiettivi che papa Leone ha introdotto nel Patto educativo è il digitale umano. Il digitale è una grande opportunità, un linguaggio venuto per restare e che ci servirà per costruire la cultura, i rapporti, lo sviluppo della vita. Ma il digitale senza una chiarezza etica, diventa una minaccia per la persona umana. Diventa uno strumento di disuguaglianza e ingiustizia. Per cui tutto quello che promuove l’umanizzazione, mettendo il digitale al servizio della persona umana, è molto, molto positivo.

Cos’è la cultura per lei?
La cultura è quell’espressione dell’umano che ci permette di vivere insieme. L’uomo da solo non avrebbe bisogno di costruire cultura. Noi invece costruiamo cultura perché abbiamo bisogno di relazioni, ci nutriamo di relazioni. Il linguaggio della relazione è la cultura.

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