Pavoniani a Sarno, una parrocchia viva

La parrocchia di S. Alfredo a Sarno, in Campania, è una comunità che vive il carisma di L. Pavoni, illuminato dall’ideale dell’unità. Negli anni è avvenuto un radicale cambiamento, frutto della Parola di Dio vissuta insieme: corresponsabilità e appartenenza alla Chiesa e alla città.
Pavoniani a Sarno
Da quindici anni sto vivendo la mia prima esperienza di parroco a Sarno, in provincia di Salerno. In precedenza avevo trascorso ventidue anni in Germania come responsabile di una comunità di Pavoniani, impegnata, a nome della diocesi di Colonia, in una intensa esperienza di scolarizzazione degli alunni di lingua italiana che si erano trasferiti in Germania dopo aver frequentato alcuni anni di scuola in Italia.

 

Riparto da zero

Terminato quel periodo a Colonia, i superiori mi diedero il permesso di poter trascorrere alcuni mesi di riposo sabbatico e di ricarica a Loppiano presso il centro internazionale di spiritualità “Claritas”, animato dai religiosi aderenti al Movimento dei Focolari. Verso la conclusione di questa esperienza il superiore mi comunicò che la mia successiva destinazione sarebbe stata a Montagnana, nel padovano.

Mi identificai immediatamente con quella prospettiva, anche se per me significava abbandonare “la mia posizione” e la mia identità che mi ero fatto nei lunghi anni di impegno per creare una scuola alternativa a quella statale che mortificava gli alunni arrivati dall’Italia.

 

Riparto da zero: sono Pietro, sono pavoniano, vivo l’ideale dell’unità, sono disponibile a ciò che Dio ha in mente per me.

Nel frattempo il capitolo generale della congregazione recepisce la raccomandazione del convegno ecclesiale di Palermo del 1996 di creare delle comunità formate da religiosi del nord in una regione del sud, per testimoniare la reciprocità di due modi di vivere e per contestare la contrapposizione che una mentalità corrente esprimeva anche attraverso dei movimenti politici.

 

Per l’esperienza vissuta con famiglie del sud in Germania, vengo interpellato per iniziare questa nuova presenza pavoniana. Mi venne data “carta libera” e mi venne chiesto di proporre un luogo dove far nascere questa comunità. Parlando con i responsabili nazionali della pastorale giovanile, della pastorale del lavoro, della Caritas nazionale e del Movimento dei Focolari, tutti mi suggerirono la Campania.

 

“Vi manda il Signore”

Ospitato presso una casa degli Oblati di Maria Immacolata a S. Maria a Vico, in provincia di Napoli, organizzai alcuni appuntamenti con i vescovi delle diocesi campane di media grandezza, per valutare dove fosse possibile portare in maniera significativa il nostro carisma.

In questa ricerca un vescovo mi accolse a braccia aperte: aveva bisogno di sacerdoti, ne aveva accolti anche alcuni dalle nazioni del sud del mondo, mi mostrò possibili luoghi dove impegnarmi. Io, però, prendo le distanze da questa proposta: ha bisogno di sacerdoti, non dei Pavoniani.

 

Il vescovo di Nocera Inferiore-Sarno, mons. Gioacchino Illiano, mi accolse domandandomi chi fossero i Pavoniani, che carisma vivessero: sentito il nostro impegno per i giovani in difficoltà e per il mondo del lavoro non esitò a dire: “Vi manda il Signore”. Da alcuni mesi era vacante la parrocchia di S. Alfredo, una comunità di oltre cinquemila persone alla periferia di Sarno, costituita una quarantina d’anni fa, con una chiesa nuova, opere parrocchiali e una casa canonica ideale per una piccola comunità religiosa: interpellati i superiori, si decise per una collaborazione annuale con la diocesi. Per verificare la “fattibilità” di questa esperienza nel primo anno rimasi solo, aggregato alla comunità pavoniana della libreria Ancora a Roma.

 

Amare e aiutare

A fine ottobre 1996 celebrai la prima messa da parroco e chiesi che sul presbiterio ci fossero dei rappresentanti delle varie situazioni della vita: anziani, coppie, fidanzati, malati, giovani famiglie con bambini ecc. Presentai il mio programma: amare, aiutare ogni persona, ogni famiglia della comunità e ascoltare volentieri ogni loro proposta.

 

Fin dalla prima domenica misi a disposizione sotto il grande crocifisso una frase della liturgia della Parola, stampata su un agile foglietto che ognuno poteva portare a casa e che veniva ripresa negli incontri comunitari della settimana. Nel corso degli anni ho iniziato a spedire un power point sul Vangelo domenicale, dapprima ai giovani della parrocchia e ora a più di mille persone che a loro volta la trasmettono ad amici o alle loro comunità.

 

A pranzo ero ospite nelle famiglie, incuriosite da un prete che non avesse una sua famiglia dove appoggiarsi: ogni settimana andavo a pranzo dal vescovo, da una comunità di Frati Minori e dalla famiglia di un giovane sacerdote di Sarno.

Valorizzai la forte presenza della Azione Cattolica e organizzammo “l’estate ragazzi” per aiutare con proposte educative e ricreative le famiglie impegnate nella lavorazione dei pomodori. Nacque così una tradizione che pian piano ha preso piede anche nelle altre parrocchie.

 

Nel 1997 all’inizio del nuovo anno pastorale la comunità pavoniana si costituì formalmente con tre religiosi. Non volendo portare una attività tipica del nord, ci mettemmo in ascolto delle realtà locali: per facilitare l’intervento specifico che ci veniva chiesto fondammo, con alcuni sacerdoti e laici, una associazione di volontariato. “I Pavoniani – dice Giovanni – hanno portato a Sarno una rivoluzione: è possibile dedicarsi alle persone in difficoltà senza strumentalizzare a proprio vantaggio questo impegno”.

 

Una serie di frane

Il 5 maggio 1998 il Signore ci mise però davanti al suo progetto, alle sue attese: una serie di frane colpì la città di Sarno, fece 137 vittime e innumerevoli sfollati dovettero abbandonare le case invase dal fango. Subito ospitammo nella casa canonica una ventina di loro e prendemmo possesso della vicina scuola per dare alloggio ad altre 150 persone. Immediata fu la risposta dei parrocchiani: le mamme si diedero il turno per confortare e cucinare, gli uomini aiutarono i papà delle famiglie sfollate a recuperare quanto era possibile, i giovani si impegnarono con i numerosi bambini. Così nacque la comunità parrocchiale.

 

Vennero a galla anche sofferenze e povertà precedenti la frana, che ci diedero la prospettiva giusta per l’impegno pavoniano a Sarno. Con le consistenti offerte ricevute nella fase acuta dell’intervento, potemmo accompagnare diverse famiglie nel ritorno alla normalità e costituimmo due cooperative sociali, una casa famiglia con annesso centro di aggregazione diurno, un centro di ascolto per giovani con problemi di droga, una legatoria per ex carcerati, un centro di spiritualità. Tutto questo fu possibile anche per l’adesione di laici che si identificarono con la nostra testimonianza.

 

Il sinodo diocesano

Nel frattempo la diocesi celebrò il suo primo sinodo per offrire degli spunti di rinnovamento alla vita delle parrocchie. Nel libro degli atti del sinodo è scritto: “La presenza dei Pavoniani in Diocesi porta con sé una ventata profetica di novità, dal momento che l’opera di questi religiosi si allarga sempre più, in modo per noi esemplare, dal campo parrocchiale all’impegno sociale e alla pastorale giovanile”.

 

Manifestammo poi la nostra unità con la diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, mettendo a disposizione un sacerdote per la pastorale giovanile e vocazionale, offrendo un aiuto pastorale alle parrocchie vicine, assicurando la conduzione in diverse parrocchie, assumendo la responsabilità negli uffici diocesani della pastorale sociale, del lavoro e dei minori, facendo parte della commissione diocesana del clero.

 

L’evoluzione della parrocchia è andata di pari passo con una crescita più profonda. Il riferimento costante alla parola di Dio, vissuta comunitariamente, è l’humus nel quale si è sviluppata la vita comunitaria.

Per preparare il sinodo diocesano vennero organizzate le missioni popolari in ogni parrocchia: proposi al vescovo che nella parrocchia di S. Alfredo fossero i laici impegnati della parrocchia ad essere i “missionari”. Così vennero organizzati una trentina di centri di ascolto.

 

L’esperienza del sinodo rese consapevoli molti che c’erano degli spazi nella vita comunitaria che andavano ben oltre la frequenza della messa o l’appartenenza formale a qualche gruppo: era possibile una collaborazione e una corresponsabilità che si concretizzò anche nella creazione del consiglio pastorale e del consiglio degli affari economici.

 

Un tessuto di relazioni

I centri di ascolto rimasero anche dopo la missione popolare, diventando luoghi di preghiera soprattutto per la recita del rosario nei mesi di maggio e ottobre, di formazione sui documenti ecclesiali in avvento e quaresima, spazio di solidarietà nei quartieri e nelle masserie: alcuni di questi centri si stanno evolvendo in “centri di fraternità”. Racconta Immacolata: “Da quando sono animatrice del gruppo di ascolto e di fraternità mi impegno per i vicini e con altri collaboratori offriamo momenti di preghiera nelle case e la nostra presenza nelle famiglie nei momenti di bisogno. Diventa bello essere cristiani, fare comunità”.

 

L’esperienza di comunità viene favorita da uno stile che vuole essere attento alle relazioni: la morte di una persona, come pure la nascita, viene comunicata alla comunità con il suono delle campane; la famiglia non viene lasciata sola nel suo lutto o nella sua sofferenza, le sue gioie e i suoi dolori vengono condivisi. Il programma settimanale è presentato in maniera chiara. Il bilancio economico della parrocchia viene pubblicato. La comunità religiosa viene invitata ogni domenica da una famiglia per condividere il pranzo.

 

La preparazione alla cresima per i giovani si arricchisce di esperienze concrete: a turno i giovani offrono il loro tempo per il doposcuola presso famiglie in difficoltà, aiutando nelle faccende di casa dove ci sono delle emergenze. Il dado dell’amore, con le sei regole dell’arte di amare, viene distribuito a chi vive momenti di formazione cristiana e diventa una palestra pratica della formazione ricevuta.

 

I catechisti sono giovani mamme, e qualche papà, che hanno i loro bambini al catechismo. Il più delle volte, quando questi genitori vengono invitati a fare questo servizio dicono: “Me l’aspettavo”. Dice Giovanna: “Accanto alla gioia della casa con mio marito e i miei due giovani figli, sento che la mia famiglia si è allargata ai sacerdoti, a chi come me fa un servizio in parrocchia, ma soprattutto ai tanti ragazzi a cui posso comunicare la mia esperienza di Dio nella comunità”.

 

Il gruppo degli universitari e giovani laureati sì è costituito in associazione culturale interessata al teatro: in realtà diventa palestra di condivisione e di corresponsabilità. “Io e il mio gruppo ci eravamo allontanati dalla Chiesa – conferma Ilaria – e ora invece siamo impegnati per una più solida vicinanza a Gesù, una partecipazione più attiva possibile alla parrocchia. Ora che siamo giovani uomini e donne, siamo certi che un sorriso donato ai ragazzi più piccoli, una partita di calcetto come ai vecchi tempi, trasformare il salone della chiesa in una discoteca a capodanno, dove invece di una pasticca si dona e ci si dona un sorriso sincero, un augurio gradito, un abbraccio d’amore, vale più di qualsiasi altra cosa al mondo!”.

 

Anche la Caritas parrocchiale si sta evolvendo: da gruppo dalle buone intenzioni a gruppo che compie un servizio effettivo. Grazie anche a validi pensionati che trovano una nuova dimensione di se stessi che non avevano potuto esprimere durante il periodo lavorativo. Come Emilio: “La mia vita si sta realizzando ora, con una vitalità mai conosciuta prima: sono responsabile della distribuzione bisettimanale di pacchi alimentari a oltre 500 famiglie di Sarno, do il mio contributo in diversi organismi parrocchiali. Non posso più vivere senza la parrocchia”. Il centro di ascolto dei bisogni e la distribuzione degli alimenti coinvolge ora le altre otto parrocchie Sarno.

 

La collaborazione ora si estende all’assessorato delle politiche sociali del comune di Sarno per gestire in maniera ordinata il sostegno di famiglie indigenti. L’uso di borse di stoffa nella distribuzione degli alimenti è un aiuto a educarsi al rispetto del creato. Una convenzione con il Banco Alimentare della Campania assicura la regolarità del servizio. Ci si sta organizzando per sostituire la distribuzione degli alimenti con un emporio Caritas, più rispettoso della dignità e delle esigenze delle famiglie indigenti.

 

A fine gennaio – racconta Domenico – è entrato in funzione sul tetto del mio stabile un impianto fotovoltaico di 400 pannelli, pari a una potenza attorno ai 100 KW. Come membro del consiglio degli affari economici ho sottomano i dati forniti dall’impianto fotovoltaico installato da quasi tre anni sulla casa canonica. Mi sono deciso a dare anch’io il mio contributo al rispetto del creato. La parrocchia, l’oratorio, sono come una seconda casa: una famiglia che ci accoglie, che cresce e ci fa crescere. Dai più piccoli ai più grandi, abbiamo tutti occasione per fare esperienza di quel qualcosa in più, che solo qui possiamo trovare. Sotto la chiara guida di Gesù, che ci arriva attraverso il parroco e che filtra attraverso ogni persona, lo spirito di condivisione, confronto e crescita è tangibile anche nelle più piccole cose. E ogni evento diventa unico”.

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