Il discorso di papa Leone esposto questa mattina 22 giugno presso la Fao durante la Sessione annuale del Consiglio di Amministrazione, ha voluto centrare il punto del problema della fame, non tanto su come impegnarsi ad arginarlo, quanto su come affrontare le cause che continuano a produrlo: «La questione non si limita più a come intervenire; si estende piuttosto alla comprensione del perché il sistema produca costantemente gli stessi problemi che è poi costretto a correggere», e ancora: «Gli Stati hanno sempre più destinato le proprie risorse alla sicurezza nazionale, alla crescita economica e alla stabilità interna, trascurando lo stretto legame tra queste questioni e la cooperazione multilaterale».
Una lucidità e una chiarezza che non lascia spazio a convenevoli o giustificazioni di sorta. Parole che invitano a una profonda riflessione personale e politica poiché è evidente oggi che «coloro che non generano un valore quantificabile rischiano di diventare invisibili». E poi questo ha delle conseguenze che sono sotto i nostri occhi: conflitti, migrazioni forzate e mancanza di coesione sociale.
Il papa, concludendo, invita a una sempre più efficace collaborazione tra la Fao (in particolare il Programma Alimentare Mondiale) e la Chiesa cattolica che con «parrocchie, diocesi, agenzie Caritas e altre iniziative di ispirazione religiosa, raggiunge spesso popolazioni vulnerabili in aree inaccessibili agli attori internazionali».
