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Italia > Referendum

Osservazioni e considerazioni sulla riforma costituzionale/3

di Pasquale Pellegrini

- Fonte: Città Nuova

Pasquale Pellegrini

La terza parte riflette sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale, interrogandosi sulle sue conseguenze per l’autonomia del pubblico ministero, l’equilibrio istituzionale e la tutela dei principi costituzionali. Leggi qui la prima parte e la seconda parte

Manifesti per il referendum Giustizia del 22 e 23 marzo. Milano, 16 Marzo 2026. Credit: ANSA/MATTEO CORNER.

Nei precedenti articoli abbiamo evidenziato alcuni aspetti del dibattito in Assemblea costituente relativi al Titolo IV sull’Ordinamento giurisdizionale. I costituenti si sono preoccupati soprattutto di assicurare indipendenza alla magistratura e all’azione penale del pubblico ministero. La riforma costituzionale proposta dal governo Meloni apparentemente sembra voler fare un ulteriore passo in avanti per rendere il pubblico ministero parte autonoma e terza nel processo. Per coloro che propongono il referendum è questa una strada per mettere realmente sullo stesso piano difesa e accusa rispetto al giudice. Si tratta di aspettative legittime ma con la segreta ambizione, mai del tutto esplicitata, di riformulare l’architettura costituzionale un po’ per volta. Non a caso si è reso necessario, su input di un gruppo di giuristi, riscrivere il quesito referendario per rimpolparlo degli elementi sottaciuti forse ad arte o per puro caso.

Per poter valutare con avvedutezza la proposta referendaria, il cristiano dovrebbe domandarsi se le novità mantengano l’impianto personalistico della Costituzione, se cioè la persona continui ad essere centrale nel servizio della giustizia anche dopo l’approvazione della riforma. Valutazione non semplice da fare. Il pubblico ministero oggi non è semplicemente l’attore dell’accusa, ma, nella considerazione che il processo deve tendere alla ricerca della verità, è investito di un ruolo più ampio. Per esempio, non può sottacere prove utili alla difesa senza commettere reato; è tenuto all’obbligatorietà dell’azione penale. Inoltre, può chiedere al giudice, dopo l’espletamento di una indagine, l’archiviazione del caso. È successo al ministro Matteo Salvini nel caso della nave Diciotti. E allora la domanda da porsi è: la nuova figura di pubblico ministero, come delineata dalla riforma, avrà gli stessi compiti e le stesse caratteristiche? E se così fosse, che senso ha la riforma? In realtà, più passano i giorni e meglio di delinea il disegno sottostante.

Il passo successivo è l’intervento sulla obbligatorietà dell’azione penale. La riforma Cartabia del 2022, pur confermandola, per gestire i carichi di lavoro, propone di introdurre criteri di priorità nell’azione del pubblico ministero. Letta alla luce del temperamento dell’obbligatorietà dell’azione penale, la riforma costituzionale, evidenzia, sia pur in filigrana, il tentativo di indebolimento del ruolo del magistrato inquirente e, quindi, della sua figura professionale. Sotto sotto si vuole in qualche modo imbrigliare il pubblico ministero? Stiamo ai fatti.

Nelle corde della Destra c’è la concezione monista del potere, ossia la centralità dell’esecutivo rispetto agli altri poteri dello Stato. All’inizio della legislatura fu annunciata e sono depositati in Commissione Affari istituzionali della Camera due testi, di cui uno governativo, per l’introduzione dell’elezione diretta del presidente del Consiglio del ministri in Costituzione. È chiaro che il proposito è, da un lato, indebolire la figura di garanzia del presidente della Repubblica, dall’altro, di accentuare il ruolo dell’esecutivo rispetto agli altri poteri. Attualmente il governo già deprime l’azione del Parlamento ingolfandolo di decreti legge, ipotecando, di fatto, ogni attività parlamentare, affievolendo il ruolo del parlamentare e svuotando di contenuti e di sostanza la democrazia. Lo stesso trattamento può essere riservato alla magistratura? La questione è molto delicata e ogni forzatura incontrerebbe sicuramente resistenze da parte del capo dello Stato, a garanzia della Costituzione.

E allora mettere mano all’ordinamento giurisdizionale con la separazione della magistratura inquirente può essere una strada. Difatti, più si avvicina la data del referendum e meglio si capisce la portata della partita. La riforma proposta dal governo Meloni è forse un modo per aprire un varco nella Costituzione? È necessario che i cristiani se lo domandino, perché in ballo potrebbe esserci non solo la modifica di alcuni articoli della Carta costituzionale, ma una visione della società e dello stare nel mondo ispirata ai valori evangelici di solidarietà, fraternità, giustizia e pace che quella Carta ha eretto a ideale di relazione per i cittadini e le nazioni.

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