Per noi italiani può risultare difficile capire come un’elezione suppletiva per un seggio al Parlamento di Westminster possa riaprire i giochi per capire chi terrà in mano le chiavi di Downing Street, la residenza del primo ministro britannico: eppure è questo il peso politico di ciò che è avvenuto nel collegio di Makerfield, dove il sindaco della città metropolitana di Manchester, il laburista Andy Burnham, si è imposto con il 55% dei voti sul candidato nazionalista di Reform, Rob Kenyon, arrivato al 34%.
Burnham è infatti visto come la persona in grado di ridare smalto al partito laburista sfidando la ladership dell’attuale primo ministro Keir Starmer, in crisi di consensi anche all’interno della sua stessa compagine politica, contro il partito nazional-populista di Nigel Farage. Le regole non scritte del partito laburista vogliono però che, nella sorta di primarie interne per scegliere il candidato premier, venga preso in considerazione soltanto chi ha in curriculum un seggio da deputato: lacuna ora colmata da Burnham, “strategicamente” candidato in queste suppletive.
Secondo gli analisti, avrebbe la strada spianata al prossimo congresso del partito laburista in autunno; ma eventualmente anche prima, se la crisi politica – che già ha visto diversi ministri dare le dimissioni – dovesse costringere Starmer a lasciare Downing Street prima di allora. A quel punto il candidato a succedergli sarebbe Burnham; il cui programma politico, osservano tuttavia gli scettici, rimane ancora vago.
