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Cultura > Restauro

Monumenti vivi

di Fausto Minelli

- Fonte: Città Nuova

Un racconto di come gli interventi di restauro dei monumenti storici possano conservare e valorizzare il patrimonio architettonico convivendo con la tutela della fauna urbana, trasformando edifici come la Basilica di San Petronio e la Ghirlandina in veri “monumenti vivi”

Palazzo Serristori, Lungarno Serristori. Foto di gruppo con sagome di balestruccio, per festeggiare l’inizio degli arrivi della colonia sui nidi artificiali. Mauro Ferri (ultimo a destra), assieme alle maestranze.

Ci sono modi e modi per “mettere mano” ai monumenti storici di valore. Il fine: la conservazione; l’obiettivo più alto: “lasciarli vivere”.

Così Mauro Ferri, medico veterinario e faunista, con la grande passione di “far vivere” i monumenti storici, racconta come da San Petronio a Bologna alla Ghirlandina di Modena, o dal Palazzo Serristori a Firenze ad una canonica del ‘400 a Scandicci, con interessamento ed entusiasmo, durante interventi di pulizia, manutenzione e ristrutturazione, si è riusciti con pochissimo sforzo, ad intervenire per limitare i danni dovuti soprattutto all’impatto delle colonie di piccioni torraioli (oltreché all’usura del tempo e delle polveri inquinanti), ma ad evitare lo sfratto forzato di numerosi altri piccoli inquilini, non impattanti, ma utili al controllo di piccole prede, un po’ meno simpatiche per la collettività cittadina, quali insetti, aracnidi etc…

Torre civica Ghirlandina, Modena. Gruppi di rondoni comuni sub-adulti (inizio luglio 2020) che stanno visitando due delle circa 50 buche pontaie che in quel periodo ospitavano giovani quasi pronti per l’involo. Foto ed elaborazione: Ferri M.

«Avendo saputo dei lavori sull’abside, sul tetto e sulle murature esterne delle navate laterali della Basilica di San Petronio a Bologna − racconta il Dr. Ferri − inviammo una lettera direttamente al Card. Zuppi, spiegando che con piccoli accorgimenti si poteva mantenere “viva” la cattedrale anche nelle “altezze” del tetto e dell’abside, occupate da una piccola colonia di rondoni, che con i restauri poteva perdere le cavità in cui nidificava. Con nostra piacevolissima sorpresa e a stretto giro di posta, arrivò la risposta. Fummo contattati dalla segreteria dell’Associazione Amici di San Petronio, interessata al restauro ed in rapporto diretto con la ditta esecutrice. Il direttore dei lavori si mostrò molto attento ed interessato ad interventi che potessero far pulizia e manutenere le strutture, evitassero l’entrata dei piccioni, ma al contempo lasciassero la possibilità ad uccelli di minori dimensioni e chirotteri di poter utilizzare piccoli anfratti per riparo, sosta e nidificazione».

Rifacimento del tetto della Basilica di S. Petronio (BO). Panoramica della falda di destra, mantenuta adatta per i rondoni. Ferri M., 2022.

Si trattava di evitare di chiudere completamente i fori delle buche pontaie, lasciate dalle impalcature di un tempo per innalzare le mura e semplicemente di rimpicciolirne le entrate, elevandole in pratica al ruolo di “filtri” in grado di evitare l’insediarsi delle specie più grandi non volute, permettere il passaggio e la dimora degli ospiti più piccoli e lasciare traccia dell’originale fattezza del manufatto. In altre parole San Petronio, nei suoi bastioni non si svuotava, ma rimaneva una basilica ricca di vita animale selvatica protetta: un “monumento vivo”. Tale esperienza era stata realizzata anni prima pure durante il restauro della Ghirlandina di Modena. Anche qui, nel noto campanile più importante della città, si operò per evitare l’accesso ai numerosissimi e impattanti piccioni, per favorire la conservazione di cavità adatte per rondoni, chirotteri e gechi.

Palazzo Serristori, Lungarno Serristori, Firenze. Uno dei 38 nidi artificiali occupati dai balestrucci nell’aprile 2024 mentre il cantiere di restauro bloccava l’accesso ai nidi naturali. I nidi artificiali erano sui “falsi cornicioni per balestrucci” montati fuori dai teli dei ponteggi. Foto: Rivola A.

Sul Palazzo Serristori a Firenze, a fianco dell’omonimo Lungarno, nidificava da tempo immemorabile una colonia di balestrucci (specie in genere ravvisata alle rondini). Ci furono contatti con i progettisti e gli esecutori del restauro, segnalando che col ripristino dei rosoni dei cornicioni, sarebbero completamente andati distrutti i nidi degli uccelli. Proponemmo di appendere nidi artificiali adatti alla specie all’esterno dei ponteggi per il periodo dei lavori, sperando che fossero accettati dalla colonia. A primavera i balestrucci, appena arrivati dalle calde savane africane dove avevano svernato, si trovarono improvvisamente “sfrattati” dai loro nidi costruiti dai progenitori delle generazioni precedenti, con fango e secrezione salivare a mo’ di collante. Con nostra piacevole sorpresa, in pochi giorni adottarono i nidi artificiali, somiglianti ai naturali, installati dalle maestranze della ditta all’esterno dei ponteggi, proprio all’altezza dei cornicioni. Terminati i lavori, l’anno seguente la colonia costruì di nuovo i nidi sui rosoni, come aveva sempre fatto, riprendendo l’abituale dimora sul palazzo.

A Scandicci, a lato della antica Pieve di S. Alessandro a Giogoli, c’è una canonica quattrocentesca, con un ampio e lungo corridoio, sulle cui volte si era insediata una piccola colonia di rondini. Ma le deiezioni sui passanti, sui mobili, sulle pareti e sui pavimenti, ponevano un problema non trascurabile. Era un peccato tenere chiusa la finestra di accesso da marzo a settembre per tenere fuori le rondini. I parrocchiani, in accordo col nuovo parroco, fecero un appello su Facebook. «Andai di persona» − racconta Mauro Ferri − proposi il montaggio di una particolare rete anti-insetti, in uso nei frutteti, a maglie piccolissime e quasi trasparente, ma capace di trattenere le deiezioni. La proposta fu accettata. Fu stesa la rete da muro a muro, su tutto il corridoio, mantenendo lo spazio sottostante sufficiente per lo stazionamento dei mobili ed il passaggio delle persone, reso però inaccessibile alle rondini, quello soprastante adatto al volo ed al transito sui posatoi, sui nidi ed all’accesso dalla finestra. La rete permetteva sia trattenimento delle le deiezioni, ma anche la vista degli uccelli».

«A fine lavori − conclude il Dr. Ferri − si decise un momento di inaugurazione del “corridoio delle rondini”, così era stato ribattezzato dai parrocchiani. Eravamo a fine inverno e fissammo per il 19 marzo, coinvolgendo anche Curia e Comune. Proprio quella mattina, durante l’inaugurazione arrivò la prima rondine al termine del lungo viaggio dai territori di svernamento, entrò dalla finestra di accesso, si posò sui posatoi davanti ai nidi e lasciò cadere la “prima deiezione della stagione” regolarmente fermata dalla rete, con grandissima sorpresa e soddisfazione di tutti i convenuti, me e parroco compresi!».

I protagonisti

Tra i rettili, lucertole e gechi sono gli inquilini più interessati. Non è inusuale scorgere questi ultimi nelle calde serate estive vicini ai punti luce, in attesa del passaggio di falene e zanzare, le prede preferite. Tra i mammiferi le varie specie di chirotteri (i più comuni pipistrelli), anch’essi in grado di individuare con i propri ultrasuoni e catturare al volo, centinaia di insetti notturni.

A completare la compagnia numerose specie di piccoli uccelli. Alcuni occupano le cavità per riprodursi a primavera, in arrivo dai caldi siti africani dove hanno trascorso l’inverno ed al termine del lungo viaggio di ritorno, altri dimorano in essi per tutto l’anno. Tra i migratori ci sono i rondoni, abilissimi volatori, in grado di setacciare l’aria per tutto il giorno e perfino di notte, alla ricerca di insetti delle più varie specie, ma anche rondini comuni e balestrucci. Tra i più stanziali i codirossi spazzacamini che, dal nome, amano gli anfratti più caliginosi, dove possono mimetizzarsi pienamente, avendo la livrea del medesimo colore. A questi si aggiungono ancora upupe, picchi muratori, cinciallegre, cinciarelle, rondini montane e codirossi (non spazzacamini), per citarne alcuni, tutti comunque accomunati da una dieta che ha nei piccoli insetti una componente prioritaria.

Tutte le specie citate utilizzano i piccoli anfratti come luogo di sosta, rifugio, o riproduzione. Scelti oculatamente perché in grado fungere da filtro che esclude il passaggio di predatori di maggiori dimensioni come corvidi, rapaci, ratti e animali domestici.

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