Mal’aria di città

Emergenza smog sempre più cronica nelle città italiane. Ecco i nuovi dati del report Legambiente
Foto Claudio Furlan - LaPresse 8 Gennaio 2020, Milano avvolta dallo smog

In Italia l’emergenza smog è sempre più drastica. Un problema che minaccia la salute dei cittadini e l’ambiente circostante. A dimostralo i nuovi dati di Mal’aria, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in città. Da inizio anno – poco più di 20 giorni – le città di Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso hanno già registrato 18 sforamenti per il di Pm10.

Tra le principali fonti di emissione il traffico, il riscaldamento domestico, le industrie e le pratiche agricole. In questo quadro l’auto privata continua ad essere di gran lunga il mezzo più utilizzato: se ne contano 38 milioni e soddisfano complessivamente il 65,3% degli spostamenti.

Il 2019 è stato un anno nero per l’emergenza smog con 54 capoluoghi di provincia che hanno superato il limite previsto per le polveri sottili (35 giorni) o per l’ozono (25 giorni).

Torino è la città che lo scorso anno ha superato il maggior numero di giornate caratterizzate da smog con 147 giorni (86 per Pm10 e 61 per ozono), seguita da Lodi con 135 (55 per Pm10 e 80 per ozono) e Pavia con 130 (65 superamenti per entrambi gli inquinanti).

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Come risolvere il problema?

Legambiente lancia alcune proposte: potenziare innanzitutto il trasporto pubblico locale rendendolo efficiente, capillare, a zero emissioni e riducendo così il numero di mezzi circolanti in Italia. C’è bisogno poi di coinvolgere i cittadini, renderli consapevoli a un uso più sostenibile del mezzo pubblico.

Altra proposta è quella di eliminare i sussidi alle fonti fossili: solo nel 2018 si è arrivati alla cifra di 18,8 miliardi di euro. Destinare queste risorse all’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare del Paese. In ultimo realizzare pratiche sostenibili in agricoltura attraverso finanziamenti per mettere in pratica la Politica agricola comune (Pac), per il raggiungimento di obiettivi di qualità e tutela ambientale (aria, acqua, suolo e biodiversità). Inoltre garantire l’effettivo monitoraggio delle pratiche agricole con l’obiettivo di ridurre le emissioni di ammoniaca (e di conseguenza la formazione di particolato) e promuovere buone pratiche che favoriscano le iniziative agro-alimentari e di allevamenti a basso impatto ambientale.

«L’ormai cronica emergenza smog – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – va affrontata in maniera efficace. Le deboli e sporadiche misure anti-smog, come il blocco del traffico adottato nei giorni scorsi a Roma e in diverse città della Penisola, sono solo interventi palliativi che permettono di contenere temporaneamente i danni sanitari, ma non producono effetti duraturi se non all’interno di interventi strutturali. È urgente mettere in campo politiche e azioni efficaci e integrate a livello nazionale che riguardino tutte le fonti inquinanti, programmando interventi sia sulla mobilità urbana sempre più pubblica, condivisa, a zero emissioni e multi-modale, che sul riscaldamento domestico, la produzione di elettricità e quella industriale e l’agricoltura. Solo così si potrà aggredire davvero l’inquinamento atmosferico e affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica».

Fare rete. La strada giusta per risolvere in maniera più incisiva il problema è quella di fare gruppo, unirsi e risolvere insieme il problema dalla radice. «L’accordo bacino padano, con i suoi difetti e limiti, e gli Accordi per il Miglioramento dell’Aria sottoscritti da diverse regioni – aggiunge Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico –  rappresentano un primo passo verso una uniformità di azioni e misure su tutto il territorio nazionale, ma bisogna fare molto di più migliorando al tempo stesso gli accordi che ad esempio non prevedono misure rispetto a settori inquinanti come il comportato industriale e quello energetico, le aree portuali e l’agricoltura. Aree spesso attigue e integrate ai centri urbani e che richiedono misure specifiche per ridurne le emissioni».

L’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico.

Si stima che ogni anno ci siano oltre 60 mila morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico.

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