L’unificazione dell’Ordine Francescano Secolare

La tavola rotonda si arricchisce di un quarto intervento. I fratelli del terz’Ordine francescano, come i frati del primo Ordine, lungo i secoli si erano divisi. A seguito dell’approvazione della nuova Regola ad opera di Papa Paolo VI e alla volontà dei successivi Pontefici, gradualmente ma decisamente l’Ordine ha camminato sulla strada dell’unità che si è compiuta in questi ultimi anni
Lino
Ordine Francescano Secolare (OFS) è il nome con il quale la Chiesa, mediante la nuova Regola approvata da Paolo VI, identifica quello che in origine era ufficialmente conosciuto come Ordine dei fratelli e delle sorelle penitenti di San Francesco d’Assisi, e in seguito, ufficialmente solo dal 1883 fino al 1978, come Terz’Ordine Francescano. La storia del nostro Ordine è complessa e non si può comprendere nella sua pienezza senza qualche accenno storico.

 

Le origini

L’OFS inizia a formarsi tra il 1210 e il 1215. Nasce come parte di un progetto globale, ispirato da Dio a Francesco d’Assisi, che si articola in una trilogia che include: un Primo Ordine di religiosi apostolici, un Secondo Ordine di religiose contemplative, un Terzo Ordine di persone di ambo i sessi che vivono un’esperienza di vita religiosa nelle condizioni ordinarie del mondo.

 

San Francesco anticipava, per così dire, l’ecclesiologia totale e di comunione del Concilio Vaticano II, proprio perché, attingendo alla purezza evangelica delle origini, restaurò e rinnovò la Chiesa, dando piena cittadinanza a tutte le componenti della famiglia umana ed ecclesiale (clero, uomini e donne, religiosi e laici) per una assunzione di responsabilità nella diffusione a tutto campo del Vangelo di Cristo, in comunione vitale reciproca.

 

Il Poverello di Assisi non aveva nessuna intenzione di istituire degli ordini religiosi e nel dare avviodei tre Ordini si è lasciato guidare unicamente dallo Spirito del Signore. Egli ha accolto questa realtà man mano che fioriva tra le sue mani, senza nessun progetto prestabilito. Francesco operò nella consapevolezza che questi tre Ordini, ognuno nella propria condizione, erano rapportati alla sua missione apostolica di “restauro della casa del Signore”, come richiestogli dal Crocifisso di San Damiano. I tre Ordini generati da Francesco sono, pertanto, eredi della stessa missione e depositari del carisma per compierla.

I primi due secoli e mezzo di vita dell’Ordine furono di grande crescita spirituale e operosità sociale. L’Ordine operava in grande autonomia e unione di spirito e d’intenti, pur non avendo ancora, come insistentemente richiesto, una struttura unica e centralizzata.

 

La divisione

A partire dal XV secolo si interrompe questo periodo di grande fecondità e iniziative, e l’Ordine segue le vicissitudini e le divisioni del Primo Ordine. L’Ordine era stato soggetto di diritti e doveri in prima persona per oltre 250 anni (1215- 1471). In seguito, dal 1471, per motivi di egemonia del primo Ordine nei confronti dei laici penitenti, esso venne assoggettato alla supremazia, autorità e potestà dei religiosi del Primo Ordine, i quali, essendosi frazionati prima in due e poi in tre tronconi, causò la divisione in tre rami del Terzo Ordine.

 

Una parte del Terz’Ordine Secolare, poi, entrando nella “regolarità”, divenne Terz’Ordine Regolare (TOR) e assunse anch’esso la direzione di un quarto ramo. Si andò, quindi, in direzione opposta alla realizzazione di un’autentica comunione.

L’Ordine perse la sua vitalità e subì gradualmente una radicale trasformazione, diventando, prima, appannaggio delle classi nobili per convertirsi, poi, in una generica associazione di pie persone, caratterizzate da una infarinatura di devozioni francescane, senza una propria distinta personalità, né un proprio ruolo nella Chiesa.

Non mancarono, tuttavia, nemmeno in questi secoli, figure individuali di grande spessore spirituale e sociale che mantennero vivo lo spirito dell’autentico francescanesimo secolare delle origini.

 

La nuova unità

Alla fine del XIX secolo giunse, infine, un pontefice, Leone XIII, che diede un impulso decisivo alla rinascita del Terz’Ordine Francescano. Una serie d’incontri internazionali, che iniziarono alla fine dell’800 e proseguirono fino alla vigilia del Concilio Vaticano II, furono strumentali per permettere all’OFS di riprendere coscienza di quello che storicamente rappresentava.

Subito dopo il Concilio Vaticano II, che riplasmò l’ecclesiologia della Chiesa, i Francescani Secolari, grazie anche alla lungimiranza dei Ministri generali del Primo Ordine e del TOR dell’epoca, iniziarono un lungo cammino “ecumenico” per aggiornare la Regola, durato 10 anni.

 

L’Ordine ottenne da Paolo VI una nuova Regola e riacquistò la sua unità e autonomia originaria, insieme a una struttura mondiale centralizzata, in certo modo analoga a quella del Primo Ordine e del Terz’Ordine Regolare.

L’unità dell’OFS era sempre stato un anelito e un’esigenza imprescindibile dei Francescani Secolari insita nella stessa natura e scopo dell’Ordine.

 

L’OFS è, e non può essere altrimenti, la proiezione secolare e laica dell’esperienza religiosa apostolica di Francesco, così come le Clarisse ne sono la proiezione nel mondo claustrale monastico femminile.

L’apostolicità universale della missione francescana, dunque, esigeva non solo una profonda unità carismatica ma anche un’unità organica e strutturale, specialmente per chi, come il Terzo Ordine Francescano, doveva interfacciarsi e interagire direttamente con il mondo.

 

L’agognata unità organica e strutturale dell’Ordine, realizzata grazie alla nuova Regola di Paolo VI, fu solennemente confermata e rafforzata da Giovanni Paolo II, in varie occasioni ed in particolare col suo storico messaggio al Capitolo Generale dell’OFS del 2002, nel quale il pontefice riaffermò con estrema precisione l’unità e unicità dell’Ordine, la sua missione e la sua collocazione vitale nel seno della Famiglia francescana e della Chiesa: “La Chiesa attende dall’Ordine Francescano Secolare, uno e unico, un grande servizio alla causa del Regno di Dio nel mondo di oggi. Essa desidera che il vostro Ordine sia un modello di unione organica, strutturale e carismatica, a tutti i livelli, così da presentarsi al mondo quale ‘comunità di amore’ (RegolaOFS 26)…

 

La vostra legislazione rinnovata vi dà ottimi strumenti per realizzare ed esprimere appieno l’unità del vostro Ordine e la comunione con la Famiglia francescana entro precise coordinate. Vi è previsto innanzitutto il servizio di animazione e guida delle Fraternità, ‘coordinate e collegate a norma della Regola e delle Costituzioni’; tale servizio è indispensabile per la comunione tra le Fraternità, per l’ordinata collaborazione tra loro e per l’unità dell’Ordine Francescano Secolare…

 

Mi auguro vivamente che la nuova Presidenza del Consiglio Internazionale dell’OFS (CIOFS) continui il cammino intrapreso

dalla precedente verso il traguardo di un vero e solo corpo, per fedeltà al carisma ricevuto da San Francesco e alle linee fondamentali della legislazione rinnovata del vostro Ordine.

 

Un compito non facile

Sulla base di quanto abbiamo visto è facile comprendere che, dopo 5 secoli di “obbedienzialità”, unificare l’Ordine non fosse un compito facile. La dipendenza dai religiosi era praticamente totale e l’assunzione di responsabilità della maggioranza dei “terziari” era quasi inesistente. Il senso di appartenenza era nullo, il concetto di Ordine proprio era inesistente.

 

Il compito è stato arduo. Si trattava di scardinare delle secolari “appartenenze” agli Ordini religiosi e di creare il senso di appartenenza a un Ordine che finalmente cominciava ad esistere come unica entità a se stante, autonomo e dotato di struttura centralizzata propria.

Sul piano delle abitudini e delle coscienze abbiamo dovuto affrontare difficoltà di non poco conto su due fronti opposti e identici. Da una parte i religiosi che si sentivano privati della direzione del “proprio” terz’ordine, dopo 5 secoli di “obbedienzialità”.

 

Dall’altra, i secolari che, ormai abituati a dipendere in tutto dai religiosi, si trovavano smarriti e incapaci di assumere le proprie responsabilità, al punto che alcuni di essi giunsero anche ad opporsi esplicitamente all’unificazione.

Problemi di estrema difficoltà si sono presentati anche per quanto riguarda l’autonomia strutturale, economica e organizzativa. Si dovevano creare strutture praticamente da zero senza modelli precedenti, senza una storia di struttura centralizzata, senza risorse. L’Ordine, infatti, è composto ora, come nel passato recente, per il 50% da poveri nel senso letterale del termine, da un 45 % di ceto medio e solo da un 5% di persone agiate.

 

In molte cose abbiamo trovato un appoggio comprensivo da parte dei nostri fratelli religiosi, ma certamente il compito era di proporzioni immani. Pensate che l’Ordine era già presente allora in almeno 80 paesi e che ora esiste in ben 111 paesi per un totale di quasi mezzo milione di professi perpetui.

Nel corso di 32 anni (tanti ne sono trascorsi dalla promulgazione della nuova Regola Paolina), i Fratelli e Sorelle che si sono avvicendati alla guida dell’Ordine sono riusciti a superare molte di queste difficoltà e a costruire, con l’aiuto di Dio e di tutti, la struttura di base dell’Ordine, animando le Fraternità con la loro presenza assidua e testimonianza generosa in ogni parte del mondo.

 

Verso di essi abbiamo tutti un grande debito di riconoscenza per il loro amore alla propria vocazione francescana secolare, all’Ordine, per l’impegno infaticabile e per la visione forte e carismatica che li ha animati. Un ruolo molto importante è stato svolto anche dagli assistenti generali del Primo Ordine e del TOR, che sono stati espressione della volontà dei rispettivi Ministri generali. Anch’essi hanno dato un contributo prezioso e a volte incalcolabile.

 

Un nuovo entusiasmo

L’Ordine, uno ed unico, oggi esiste e gode di ottima salute! Si sta rafforzando e sta crescendo sia qualitativamente che quantitativamente.

L’unità ha prodotto frutti che sono andati ben al di là delle più rosee aspettative. L’unità ha prodotto una ventata nuova di entusiasmo, una presa di coscienza comunitaria e individuale, un fiorire e rifiorire di iniziative individuali e collettive, un risveglio del desiderio di conoscere le proprie origini, di approfondire la propria vocazione, una determinazione nuova e forte ad impegnarsi sulla via di perfezione dell’“essere” e del “fare”, in comunione vitale reciproca con i fratelli e le sorelle della Famiglia francescana.

 

E non poteva essere diversamente.

Infatti, l’unità d’intenti e di carisma si è trasformata in fraternità concreta e personalmente vissuta, a tutti i livelli; i Fratelli hanno cominciato ad incontrarsi e a condividere scelte e progetti in comune, a vivere per uno stesso fine secondo un progetto coordinato e caratterizzato da contatti personali: la fraternità non si può costruire solo sul piano teorico.

 

Dalla fraternità concreta, poi, scaturisce la comunione ed è su questa strada che ora siamo fortemente impegnati. Per una comunione tra di noi, nella Famiglia francescana, con le altre entità e movimenti ecclesiali (CC.GG. 103), e soprattutto “in piena comunione con il Papa, i Vescovi e i Sacerdoti in un fiducioso e aperto dialogo di creatività apostolica”, come recita la nostra Regola (art. 6), tutti uniti per servire la Chiesa e l’avvento del Regno.

 

L’unità realizzata dall’OFS costituisce un segno forte e una testimonianza concreta di comunione per la Chiesa e per il mondo. Ne siamo consapevoli e l’Ordine tutto intero è impegnato in questo senso.

La nostra unità, poi, grazie all’assistenza spirituale e pastorale collegiale voluta dalla Chiesa, ha agito anche da forte catalizzatore e palestra di sperimentazione di unità concreta e vissuta a livello degli ordini religiosi francescani a cui è affidata l’assistenza: i tre rami del Primo Ordine e il TOR.

 

I risultati fin qui ottenuti ci confortano e dimostrano che la realizzazione dell’unità nella piena comunione è la strada giusta, l’unica, per realizzare il progetto di Dio affidato a Francesco.

Resta ancora molto da fare, ma siamo fiduciosi che l’OFS possa ora riprendere pienamente il suo ruolo nel progetto di grazia francescano per servire la Chiesa, contribuendo efficacemente a rendere presente il carisma del comune padre serafico San Francesco nella vita e nella missione della Chiesa.

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