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Cultura > I film della settimana

Lo sconosciuto del Grande Arco

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Un architetto ignoto e geniale alle prese con il potere politico nella Francia degli Anni ’80. Ben fatto

credit photo Julien Panie ©2025 AGAT FILMS, LE PACTE

Johan Otto von Spreckelsen è un architetto danese, 53 anni, sconosciuto ai grandi della Terra, che però vince nel 1982 il concorso indetto dal presidente Mitterand per costruire la nuova sede del CICOM a Parigi nella zona, frequentatissima e panoramica, fra il Louvre e l’Arco di Trionfo.

A Johan la vittoria viene comunicata mentre nuota con la moglie Liv in un lago, da uomo tranquillo e libero. Punta subito ad un lavoro gigantesco, un “cubo” forte e leggero: una “visione” che affascina Mitterand, anche se è ovviamente costosa. Gli ostacoli arrivano presto grazie alla burocrazia impersonata dalla doppiezza di Jean-Louis Subilon (un ottimo Xavier Dolan) con il quale il rapporto è assai difficile. Ma, mentre Johan si abbandona al progetto in modo ossessivo col rischio anche di mandare in crisi il matrimonio, la politica francese cambia perché Mitterand perde le elezioni e arriva la destra neoliberista che vuole privatizzazioni e austerità. Il progetto sarà messo in discussione, Johan non accetterà alcun compromesso, e ne pagherà il conto.

Il film, tratto dal romanzo di Laurence Cosse Le Grande Arche, ispirato ad una storia vera (Premio al Festival France Odeon a Firenze), trova la sua centralità nell’indagine del rapporto tra utopia e realtà concreta, tra ispirazione artistica e politica, fra compromesso e idealità. Johan non cede: per lui è questione di vita – di integrità morale, di fedeltà al suo ideale – e di morte, e non è l’unico artista della storia.

credit photo Julien Panie ©2025 AGAT FILMS, LE PACTE

Il mondo dell’efficienza e della burocrazia viene analizzato in modo spietato, eppure il racconto non pesa mai, scivola anzi con rapidità grazie al cast di notevole spessore, fra cui il protagonista Claes Bang. In diversi momenti egli riesce a commuovere per la sua idealità ingenua, pulita e testarda, lo spettatore che finisce di trovarsi dalla sua parte e di detestare i maneggi politici e i compromessi degli artisti carrieristi, oltre alla miopia degli efficientisti.

Johan non abbocca davanti alle lusinghe e alle minacce e rimane solo. Sembra un “perdente”, un utopista vecchia maniera, incapace di adattarsi ai mutamenti di governi e di progetti. Il film ha il coraggio di dire la verità senza indulgere alla polemica, e ci coinvolge nella storia di un uomo coraggioso fedele alla propria personalità e anche all’amore per la moglie, che viene “prima” della carriera. In fondo, in questa vicenda, il vero vincitore è stato lui. Da non perdere.

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