L’ennesimo allarme

Presentato il rapporto sul riscaldamento globale delle Nazioni unite a Copenaghen, in Danimarca. Gli scienziati dell’Onu sono molto preoccupati. Le emissioni di gas serra dovranno essere abbassate dal 40 al 70 per cento entro il 2050
ambiente

Le concentrazioni di gas serra hanno raggiunto i livelli massimi. Se non si prenderanno severe decisioni sulle riduzioni, ci saranno drastiche ed irreversibili conseguenze per la Terra. A lanciare l’allarme è il rapporto finale dell’Onu sui cambiamenti climatici presentato a Copenaghen nei giorni scorsi. Un documento che racchiude lo studio di sette anni di migliaia di scienziati di circa 190 paesi. È inutile nascondere il problema sotto il tappeto. Il problema c’è, nonostante gli sforzi di tanti paesi – l’Europa in testa – per aumentare la percentuale dell’utilizzo delle nuove fonti di energia. Secondo l’Ipcc, il gruppo Intergovernativo Onu degli esperti sui cambiamenti climatici, l’aumento dei gas serra è dovuto principalmente alla deforestazione e alla combustione di carboni fossili. Quindi la causa principale deriva esclusivamente dall’uomo. «Le emissioni mondiali di gas serra devono essere ridotte dal 40 al 70 per cento tra il 2010 e il 2050 e sparire definitivamente dal 2100 – afferma l'Ipcc -. La temperatura media della superficie terrestre ha acquistato 0,85°C tra il 1880 e il 2012». Quindi, ridurre le scelte dell’uomo sull’ambiente non sarebbe difficile. Innanzitutto si dovrà diminuire – secondo i ricercatori dell’Onu – la dipendenza dal petrolio, dal carbone e da tutti i combustibili fossili.

«Abbiamo i mezzi per limitare il cambiamento climatico – ha detto il presidente dell’Ipcc, Rajendra Pachauri – le soluzioni sono molte e consentono la continuazione dello sviluppo economico e umano. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la volontà di cambiare, che confidiamo sarà motivata dalla conoscenza e dalla comprensione scientifica del cambiamento climatico». Le conseguenze dell’innalzamento della temperatura mondiale sono già visibili, come ad esempio lo scioglimento dei ghiacciai, la temperatura insolita dei nostri mari sempre più caldi, il clima impazzito con violenti temporali.

«Il rapporto Ipcc sui gas serra è una chiamata alla responsabilità per il mondo.L’Europa è guida verso Lima e Parigi 2015, ma ora serve una presa di coscienza globale». Così su twitter Gian Luca Galletti, ministro italiano dell'Ambiente, commenta il rapporto Onu sui cambiamenti climatici, riferendosi ai prossimi vertici in programma. Il ministro tra l’altro, proprio in questi giorni è in missione in Cina per alcuni incontri istituzionali sulla riduzione delle emissioni di gas serra e per intensificare la cooperazione ambientale tra gli Stati.

E proprio questa è una delle strade da seguire: la cooperazione fra gli Stati. Solo uniti si vince. Eppure esiste ancora una frattura tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo. Questi ultimi chiedono ai Paesi più ricchi di essere in prima linea per aiutare i Paesi più poveri a far fronte all’impatto del riscaldamento globale. I delegati non sono giunti a un accordo e alcuni testi sono stati eliminati dal rapporto, con l’amarezza degli scienziati.Il tema dei cambiamenti climatici, come ricordava il ministro Galletti, verrà approfondito il prossimo mese a Lima, in Perù, per poi arrivare a Parigi il prossimo anno (dicembre 2015) dove dovrebbe essere adottato un accordo globale sulle azioni da intraprendere in materia di clima, in sostituzione del Protocollo di Kyoto. «Sono sicuro che possiamo farcela – ha detto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon -; il Protocollo impone ai firmatari di tagliare le emissioni di gas serra raggiungendo specifici obiettivi. E però non vincola i due Paesi che emettono più gas: gli Stati Uniti, che non hanno mai ratificato il trattato, e la Cina, esentata in quanto considerata un Paese in via di sviluppo». Siamo sempre al solito punto: la politica. Se i politici non decidono di invertire la rotta trovando un accordo, una soluzione a livello globale, non ci sarà futuro per il nostro Pianeta.

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