Europa: le “madri fondatrici”

María Zambrano, Hannah Arendt, Simone Weil, Chiara Lubich. 4 donne chiave. Da Nuova Umanità n. 233
L’idea di un’Unione europea si fa risalire all’intuizione e alla volontà politica dei “padri fondatori” agli inizi degli anni ’50 del XX secolo: Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi. Senza voler sminuire il loro ruolo, vorremmo piuttosto prospettare un’angolazione particolare, e cioè la visione di questioni essenziali per la costruzione europea (e anche oltre essa) da parte di quattro donne del XX secolo, accomunate da un’intensa passione civile. Si tratta di María Zambrano e della sua interpretazione di un’Europa sempre in tensione tra “agonia” e “resurrezione”; di Hannah Arendt e delle sue osservazioni critiche sulla connessione esclusiva tra diritti umani e cittadinanza (si pensi, oggi, alla condizione dei profughi e dei migranti); di Simone Weil e della sua concezione degli “obblighi” verso l’essere umano; di Chiara Lubich e della sua visione di Unione europea nel più ampio contesto dell’impegno politico per la fraternità universale.

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