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In profondità > Chiesa

Le Chiese cattoliche dell’Asia si interrogano alla luce della sinodalità

di Roberto Catalano

Ogni quattro anni, la Chiesa cattolica in Asia si ritrova per un confronto su tematiche di attualità che coinvolgono il suo ruolo di minoranza significativa nel continente delle grandi tradizioni religiose, ma anche della forbice sempre più chiara fra ricchi e poveri.

Il cardinale Luis Antonio Tagle, tra i protagonisti dell’incontro delle Chiese cattoliche asiatiche a Giakarta, in una foto d’archivio. ANSA/FABIO FRUSTACI

Dagli inizi degli anni Settanta del secolo scorso, ogni quattro anni, la Chiesa cattolica in Asia si ritrova per un confronto diretto su tematiche di attualità, che coinvolgono il suo ruolo di minoranza – tuttavia significativa – nel continente delle grandi tradizioni religiose, ma anche della forbice sempre più chiara fra ricchi miliardari e povertà abietta, in Paesi che rappresentano in modo emblematico la globalizzazione e determinano oggi la vita del mondo. La Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche (Fabc) è, quindi, un organo importante, autore nel corso dei decenni di documenti che hanno scandito il cammino post-conciliare delle Chiese asiatiche, i rispettivi processi di inculturazione nonché coraggiose opzioni per i poveri e per i migranti che attraversano l’immenso continente. Nel luglio scorso – dal 20 al 26 – la Fabc ha raccolto a Giakarta in Indonesia 120 persone fra cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi, teologi, esperti pastorali e delegati laici provenienti da tutta l’Asia, che si sono confrontati sul tema “Vedrete cose più grandi (Gv 1,50): la chiamata alla conversione sinodale e la missione di essere ponti e costruttori di ponti in Asia”.

Anche quest’anno come in altre occasioni, le tematiche specifiche sono state accompagnate dalla lettura incrociata sotto diverse prospettive, che caratterizzano l’attuale cammino delle diverse realtà socio-culturali del continente, e quindi anche delle Chiese in Asia. Tra queste, sempre prioritarie: povertà, migrazioni, conflitti, e le sfide delle relazioni interreligiose. Novità più recenti, particolarmente vive in questa parte di mondo, sono le tensioni geopolitiche e la trasformazione digitale. È tuttavia cambiata la metodologia dei lavori, che si è ispirata all’ormai collaudato metodo sinodale, che pone la preghiera e il dialogo spirituale caratterizzato, innanzi tutto, dall’ascolto, al centro del processo per un vero discernimento sul cammino sinodale. I partecipanti sono stati incoraggiati ad ascoltarsi reciprocamente e a riconoscere la presenza dello Spirito Santo attraverso le esperienze vissute dalle Chiese locali in tutto l’immenso continente. Per questo, la presenza di alcuni rappresentanti della Segreteria Generale del Sinodo, fra i quali il card. Mario Grech, è stata assai significativa per sensibilizzare i rappresentanti delle varie Chiese dell’Asia non tanto a nuove strutture o programmi pastorali, ma nella ricerca di una trasformazione più profonda – tipicamente asiatica – che possa accompagnare la vera missione della Chiesa cattolica in questo continente.

In tal senso, è stata fondamentale la giornata iniziale, orientata alla preghiera, in un clima di ritiro, durante la quale il cardinale Luis Antonio Tagle, asiatico e protagonista di diverse assemblee precedenti della Fabc, ha ricordato ai partecipanti che la chiamata a diventare ponti inizia con Cristo, che è il ponte tra Dio e l’umanità. Ha affermato che costruire ponti richiede umiltà, vulnerabilità e sacrificio, soprattutto in un mondo segnato da divisioni e conflitti. In tale contesto, ha assunto un significato particolare la visita di tutti i partecipanti al Tunnel dell’Amicizia che collega la Cattedrale di Giacarta alla Moschea Istiqlal, percorso inaugurato in occasione della visita di papa Francesco nel settembre 2024. È stato un atto che ha permesso di condividere l’esperienza dell’Indonesia a livello di cooperazione interreligiosa e interculturale, come cammino condiviso di fraternità verso la pace.

Ovviamente, si sono affrontate alcune sfide emergenti, anche se sarebbe meglio definirle ormai dato di fatto caratterizzante le società asiatiche. In particolare, la questione migratoria che nel continente asiatico – come in quello africano – ha assunto proporzioni ben più cospicue di quanto si verifica in Europa, con cifre spesso gonfiate all’uopo da politici senza scrupoli. Altro argomento chiave è stato quello ormai consueto dell’Intelligenza artificiale (AI), in rapido sviluppo, in particolare proprio in questo continente che, da tempo, si pone all’avanguardia nel mondo informatico e dei social. Se ne è parlato anche durante la conferenza stampa conclusiva, riconoscendo apertamente le opportunità che l’AI offre per l’evangelizzazione, l’istruzione, la sanità e la comunicazione, ma sottolineando al contempo la necessità di una guida etica. È stato, infatti, ribadito che la tecnologia deve sempre rimanere al servizio della dignità umana e non può sostituire la coscienza, la compassione, la preghiera e le relazioni personali. I partecipanti hanno, inoltre, sottolineato i rischi di disinformazione e manipolazione attraverso contenuti generati dall’intelligenza artificiale, auspicando un uso responsabile della tecnologia, soprattutto tra i giovani.

Non si sono tralasciate neppure le grandi differenze che la Chiesa cattolica deve affrontare nei Paesi asiatici, sia a livello culturale che religioso, ma anche geo-politico con una complessità e diversificazione di questioni che vanno dalle eterne tensioni nel sub-continente indiano, al paventato riarmo giapponese, e alle tensioni nell’Estremo Oriente con la presenza di una realtà assai ambigua come quella della Corea del Nord. Non dimentichiamo, poi, che in Asia ci sono Cina e India, i due Paesi largamente più popolosi al mondo, con grandi eserciti, che oltre ad un confronto di deterrenza, si sono anche uniti in esercitazioni comuni. Tuttavia, l’argomento che ha caratterizzato il documento finale dell’Assemblea asiatica è stato incentrato sulla necessità di compiere passi concreti per un vero rafforzamento della sinodalità in Asia. I delegati hanno lavorato a un quadro di riferimento per un Vademecum sulla Sinodalità per l’Asia, destinato a fungere da risorsa pastorale per aiutare diocesi, parrocchie e comunità ecclesiali ad applicare i principi sinodali nella vita quotidiana. Si è più volte sottolineata la necessità che la sinodalità garantisca una crescente responsabilità condivisa tra vescovi, clero, religiosi e fedeli laici, incoraggiando una cultura ecclesiale basata sull’ascolto, la partecipazione e la collaborazione. Infatti, la Carta conclusiva dell’Assemblea esorta la Chiesa in Asia a continuare a camminare insieme come comunità di speranza, diventando testimone di riconciliazione, dialogo e solidarietà in società che affrontano divisioni crescenti.

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