Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Persona e famiglia > Società

Le birre delle feste

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova

In esame le principali tradizioni in Belgio, Inghilterra, Germania e Italia.

Come brindare a dovere nelle feste natalizie che si stanno concludendo? Se in Italia la scelta cade quasi sempre sullo spumante, così non è in altri Paesi europei: in tutto il Centro e Nord Europa, infatti, è tradizione usare a questo scopo birre prodotte specificatamente per questo periodo dell’anno. Anche in Italia sta prendendo piede la tradizione delle birre di Natale: non solo molti birrifici artigianali le propongono, ma sono anche sorte numerose manifestazioni che le promuovono. Dietro a questa definizione, tuttavia, si celano una moltitudine di birre e di storie diverse.

“Birra di Natale” è infatti un’etichetta che viene data alle birre prodotte per la stagione invernale e in particolare per le feste, al di là di quello che sia lo stile – ossia la tipologia di birra: anche il manuale del Beer Judge Certification Programme, punto di riferimento per la classificazione delle birre, alla voce “Birra stagionale invernale” le definisce come «birre che suggeriscono il freddo e la stagione delle feste natalizie», e che «possono includere spezie, zuccheri speciali, e altri prodotti che ricordano i dolci natalizi». Potremmo insomma definirle le cugine brassicole del vin brulé, nelle più svariate declinazioni. A contraddistinguerle sono quindi generalmente il colore dall’ambrato al bruno, il tenore alcolico elevato, e la predominanza di toni tra il dolce e lo speziato.

birre

Le più note sono quelle belghe, conosciute in patria con il nome di Kerstbier, quelle che meglio incarnano la descrizione fatta sopra: ad una base generalmente di una Belgian Strong Ale o di una Tripel – birre corpose e ben maltate, dai dolci toni caramellati e  leggermente speziati – vengono aggiunti cannella, cumino, coriandolo, zenzero, noce moscata, zucchero candito, miele ed altro ancora. Affondano le loro radici nelle birre prodotte per le feste ad uso familiare, e nel tempo sono diventate “portabandiera” della produzione di alcuni birrifici (nomi come Bush de Noel o Père Noel sono noti anche in Italia); e per la loro natura si prestano anche ad essere invecchiate, tanto da poter fare delle vere e proprie degustazioni verticali – assaggiare cioè un sorso di ciascuna annata, dalla più giovane alla più vecchia – per chi ha la pazienza di collezionarle.

Anche il Regno Unito vanta una tradizione di “Winter Warmer” (“riscaldatori invernali”), nate, secondo l’Oxford Companion to Beer, dal “Lambswool” – bevanda medievale caratterizzata da mele arrostite, noce moscata, zenzero e miele – e dal “Wassail”, sorta di vin brulé. Oggi vengono create da basi assai varie, per quanto si parta quasi sempre da birre ambrate o scure e di una certa corposità – come barley wine, stout e scotch ale, ipa; e l’eterogeneità non riguarda solo gli stili ma anche le speziature (in alcune addirittura assenti) e la gradazione alcolica.

Diverso è il caso della Germania, dove il Reinheitsgebot (l’Editto di purezza emanato da Guglielmo di Baviera nel 1516, che imponeva di utilizzare soltanto acqua, malto d’orzo e luppolo per produrre la birra) ha notevolmente limitato la “creatività”. A fare al caso del Natale e dell’inverno rimangono quindi le birre più forti e dolci della tradizione tedesca, le Bock e le Doppelbock. Curioso che le Doppelbock siano caratterizzate storicamente dal suffisso “-ator”, che viene ricondotto alla Paulaner Salvator: appunto “il Salvatore”, e per quanto non fosse all’origine stata pensata come birra per celebrarne la nascita (bensì per sostenere il digiuno quaresimale, dato il suo alto valore nutritivo), la coincidenza è quantomeno bizzarra. Al giorno d’oggi i birrifici non sono più vincolati all’editto di purezza e quindi liberi di sperimentare; ma la tradizione ha comunque il suo peso, per cui si tratta spesso semplicemente di birre più forti della media, o per le quali è stato pensato un packaging natalizio.

E l’Italia? Probabilmente anche il microbirrificio più vicino a casa vostra avrà pensato a qualcosa: se è una birra natalizia vera e propria sarà probabilmente ispirata alla tradizione belga, quella da noi più diffusa; ma sempre più stanno prendendo piede le confezioni regalo e i dolci natalizi preparati con una birra che si presta allo scopo, in collaborazione con una pasticceria. Anche qui insomma, tra tradizione e marketing.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876