La posta del direttore

SERVIZI E DISSERVIZI “Possibile che il cittadino che paga il biglietto e, molto spesso, fa l’abbonamento pagando un mese o addirittura un anno anticipato, non abbia nessuna tutela, né risarcimento per i tempi prolungati di attesa del mezzo pubblico; non sia tenuto a sapere gli orari e si trovi alla mercé degli autisti? Dov’è la trasparenza del servizio? “È diventata prassi aspettare addirittura un’ora, se ti va bene 30 minuti, ed essere trattato con arroganza se chiedi i motivi del ritardo. Capisco che non è un lavoro facile, sempre nel traffico, con i turni, ma c’è molta “mafia”” e non c’è rispetto per il cittadino”. Giuseppina M. – Roma Purtroppo nelle grandi città il disservizio che lei lamenta è assai frequente e in parte è dovuto all’eccessivo traffico. Ma su questo alibi si innesta anche il mal costume degli autisti che spesso fanno i loro comodi con soste ingiustificate ai capolinea, come spesso si può costatare proprio a Roma. È successo infatti di vedere autisti giocare tranquillamente a carte e partire quattro autobus insieme quando hanno finito. In alcune città, però, come a Bologna, funziona già una tabella elettronica che segnala alle fermate il tempo di attesa di ciascuna linea. Ciò induce i conducenti a rispettare gli orari e segnala agli utenti ogni eventuale ritardo. Per chi è abituato al caos di Roma pare un sogno. Ma si può sperare che questo sistema si diffonda e che, aumentando le corsie preferenziali e i limiti al traffico privato, migliori il servizio pubblico. A questo proposito l’Atac di Roma promette che “a breve, grazie al controllo satellitare della flotta degli autobus, si eviterà il fastidioso problema delle lunghe attese e degli autobus che arrivano incolonnati uno dopo l’altro”. Aggiunge poi che sono in arrivo altri trecento nuovi autobus dotati di riscaldamento e aria condizionata che dovrebbero migliorare la comodità del trasporto. Se sono rose fioriranno. LE CAUSE DEL TERRORISMO “Urge confermare l’idea che schierarsi contro il terrorismo senza legarlo alle cause economiche e sociali che lo sostengono accresce la rabbia di chi soffre ingiustizie e quindi alimenta il terrorismo. Molti alimentano il terrorismo senza rendersene conto”. B. D. – Parma È vero che le ingiustizie economiche e sociali possono alimentare reazioni violente e lo stesso terrorismo, come è successo soprattutto in certe zone dell’America Latina. Altre sono invece le cause del terrorismo mediorientale, anche se sempre di ingiustizie subite si tratta, e molto gravi. Ma conviene distinguere i diversi mali e le diverse cause di essi. Dove l’islam si mostra più intollerante, come nei paesi del petrolio, infatti, le ingiustizie sociali sono macroscopiche e tuttavia tollerate. L’accusa più comune che invece viene fatta all’occidente è quella di corrompere i costumi. Diverse ancora sono le cause della reazione violenta dei palestinesi alla violenza a loro volta subita. In ogni caso sempre di violenza si tratta, che chiama altra violenza. VALORI CONDIVISI “Ho seguito il dibattito in parlamento sulla fecondazione assistita e sono rimasto sorpreso dell’eccessiva politicizzazione che soprattutto i partiti di sinistra hanno dato all’argomento. Sono sicuro che se avessero lasciato libertà di coscienza ai loro parlamentari, molti, almeno su alcuni punti, avrebbero votato a favore della legge. Perché certi valori non sono patrimonio esclusivo dei cattolici! “Molti hanno fatto finta di non sapere che in alcuni paesi come Svezia e Norvegia, dove la fecondazione eterologa era in vigore da vent’anni, di recente è stata nuovamente vietata a causa dei problemi psicologici che si verificavano nelle coppie e soprattutto nei figli nati con questo metodo. Credo che tutti abbiano il diritto di conoscere le proprie radici! “Trovo poi strano che i politici che condannano la legge sulla procreazione assistita definendola retrograda, oscurantista, antiscientifica siano gli stessi che insorgono contro gli Ogm in difesa della legge naturale. Allora bambini Ogm in provetta si! pannocchie Ogm no?”. Fabio Draganici Sono d’accordo con lei tranne che sul fatto che i partiti di sinistra non avrebbero lasciato libertà di coscienza ai propri parlamentari, almeno non tutti, dato che la legge è stata approvata con un voto trasversale. Comunque di questa legge parliamo ampiamente proprio su questo numero. GUERRA PREVENTIVA E SUE CONSEGUENZE “Il ministro dell’Interno ha dichiarato, giorni fa, che “l’Italia si colloca tra i bersagli principali degli attacchi terroristici”. “Ora la domanda è d’obbligo: perché in Europa solo l’Italia e non anche, ad esempio, la Francia e la Germania, sono bersagli degli attacchi terroristici? Penso che la risposta sia molto semplice e la si può ricercare nel fatto che solo il governo italiano e la sua maggioranza (compresi i cattolici dell’Udc), approvarono a suo tempo la guerra preventiva dell’America contro l’Iraq, disattendendo gli innumerevoli appelli del papa contro la guerra e della stragrande maggioranza degli italiani a favore della pace. “È purtroppo doloroso costatare che nessuno ha il coraggio di dire che tutto quello che sta succedendo in Iraq, con morti e feriti, ha una sola causa: la guerra preventiva”. Antonio Romito – Roma Abbiamo sempre condannato da queste pagine la guerra preventiva, sottolineando quanto andava dicendo il papa, e continueremo a farlo. Ne parliamo anche su questo numero senza possibilità di equivoci. Tuttavia non è esatto affermare, come fa lei, che solo l’Italia l’abbia approvata, perché oltre alla Gran Bretagna che ha partecipato in prima fila al conflitto, anche Spagna, Portogallo, Olanda, Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania (cito a memoria) hanno appoggiato e in parte condiviso l’azione militare, cadendo tutti, si può ritenere oggi, nello stesso errore di valutazione del conflitto. Purtroppo Francia e Germania, privilegiando i loro interessi particolari, nulla hanno fatto per dare all’Europa una politica estera unitaria che sola, si può pensare, avrebbe potuto condizionare gli Stati Uniti. Credo si possa dire oggi che nessuno abbia lavorato veramente per la pace. Ma ci si può augurare che questa brutta storia che ancora dura diventi di monito per il futuro. QUALE DIALOGO CON CHI TI PERSEGUITA? “Ho visto nel vostro numero 23 una risposta alla lettera “Un campanello dall’allarme”. Ora , in merito alla risposta vorrei sapere un particolare.Voi dite che “non esiste reciprocità con la maggior parte dei paesi islamici quanto alla libertà di professare pubblicamente la propria fede religiosa”. In merito dite che la scelta del dialogo è la via migliore. Io, a questo punto, penso che tale via sia perseguibile fino a che le “violenze” sono solo verbali, ma non è possibile adire tale via quando le violenze sono fisiche. Come continuare un dialogo con chi distrugge 200 chiese cattoliche per motivi che mi sembrano banali, o che scatena la caccia al cattolico? O quello che succede in Sudan e che non muove una sola “bandiera della pace”? A mio parere sarebbe come chiedere ad un ebreo a Treblinka di volere” aprire un dialogo con un nazista. Con chi cerca di ucciderti non è possibile. Cristo stesso, mi sembra, ha detto di amare il nemico come noi stessi. Come noi stessi, non di più”. Giovanni Pietro Crosato In verità Cristo ha detto e soprattutto ha fatto molto di più, fino a dare la vita per i suoi carnefici. Ma, imitarlo in questo, possiamo dire che è un consiglio, non è un precetto. Chi lo pratica, però, ottiene dei frutti anche nelle condizioni apparentemente più sfavorevoli, come dimostra la storia della chiesa e, per restare fra noi, la storia di Ulisse Caglioni recentemente pubblicata. Si può dire che lui abbia dato letteralmente la vita in Algeria, in condizioni di estremo pericolo, per tessere un dialogo che è durato anni e che, alla sua morte, ha fatto riconoscere in lui, proprio dai musulmani, un vero padre e un maestro. Questo esempio, penso valga soprattutto per il dialogo a livello personale. Ci sono tuttavia altri livelli, come quelli fra stati, in cui si può esigere la reciprocità. Ma la tolleranza, anche in condizioni di sfavore, sarà alla fine più produttiva, come attestano venti secoli di storia del cristianesimo. SANTI E BEATI “In occasione della beatificazione di Madre Teresa è sorta in me una certa curiosità sui santi e sui vari gradi che attraversa un processo di canonizzazione. “C’è tra quanto pubblicato da Città Nuova Editrice un volume che aiuta a capire il significato e le distinzioni?”. Enrico Cassago Premetto che, come certamente ben sa, santi lo si diventa da vivi e che, dopo morte, la chiesa inizia per alcuni un “processo” che, attraverso successivi gradi, attesta il riconoscimento delle virtù eroiche e dei miracoli comprovanti la santità. Per approfondire l’argomento penso faccia al caso suo un agile libretto di Juan Nadal Cañellas, Gli eroi di Dio. Il culto dei santi e il significato della santità (Città Nuova Editrice, pp. 64 cod.3969, euro 4,13). Lo può richiedere direttamente alla sede di via degli Scipioni, 265 – 00192 Roma. www.cittanuova.it – comm.editrice@cittanuova.it NATALE 2003 Ieri il Golgotha “consummatum est””. 33 anni prima eri bambino confortato da tanti: Maria, Giuseppe i pastori venuti a farti festa, i Magi… L’amore, con te viene sia dal morire che dal risorgere ! Egidio Santanchè

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