La posta del direttore

LE GUERRE NASCOSTE “Sono una ragazza di vent’anni e mi sento di dirvi che sono una dei tanti contrari ad ogni tipo di violenza. Faccio parte di un gruppo scout e insieme agli altri ragazzi abbiamo organizzato una mostra, poche domeniche fa, sulle guerre nascoste che ancora ci sono nel mondo per far capire alle persone che se una guerra è appena finita ce ne sono tantissime altre ancora in atto, purtroppo. Abbiamo allestito questi stand con tanto materiale sulla Palestina, sul Congo, sulla Cecenia e sulla Sierra Leone e, per questioni di spazio, ci siamo dovuti fermare a queste nazioni, ma il nostro messaggio è stato forte e chiaro. Siamo convinti che l’unico modo per combattere la guerra e la violenza sia la diffusione della “cultura”: ci sono persone che purtroppo dalla nascita conoscono solo fame, armi e violenza” forse è arrivato il momento di lasciar da parte ogni orgoglio e rimboccarsi le maniche per creare un mondo in cui tutti siano consapevoli del valore della dignità umana”. Irene – Ancona Non posso che complimentarmi per questa lodevole iniziativa e per l’entusiasmo con cui viene portata avanti. Non solo siamo d’accordo, ma stiamo conducendo la stessa battaglia. ALTRO È BUSH,ALTRO SONO GLI AMERICANI “Dicono che Bush sta facendo una giusta guerra contro il terrorismo. Invece a me sembra che lo stia solo alimentando. I terroristi sono animati dall’odio e dalla miseria: morte e distruzione non fanno quindi che alimentare questo fenomeno. Per frenare questo fenomeno non occorre una guerra ma una cooperazione internazionale che si fondi sulla diplomazia e sullo sviluppo del Sud del mondo; questo non significa che non ci debba essere una cooperazione internazionale per combattere il fenomeno. “Ma la cosa secondo me più ipocrita di questa guerra è che il rais è andato al potere proprio grazie all’aiuto degli americani. L’antrace e tutte le armi di distruzione di massa sono state inventate nei laboratori statunitensi e poi esportate all’estero. Ora sono state usate come scusa per questa guerra e tra l’altro devono ancora trovarle. “Vorrei quindi invitare alla riflessione tutti coloro che vi accusano di antiamericanismo. “Come si fa ad essere oggi antiamericani? Io stesso, che ritengo Bush un ipocrita che ha fatto una guerra solo esclusivamente per interessi economici, ascolto i Metallica, Benny Goodman, guardo film come Ritorno al futuro e Matrix e mi piace molto vestirmi con marche sportive americane (Nike, Adidas, Quicksilver”) “Come faccio ad essere antiamericano?”. Simone Ferretti Sant’Ilario d’Enza (RE) È evidente che altro è Bush, altro sono gli americani, anche se la grande maggioranza di loro lo ha sostenuto durante la guerra. Ora la situazione si fa più critica perché si evidenziano le forzature usate per giustificare quel conflitto che non è bastato per rimuovere la minaccia del terrorismo. E l’indice di gradimento per Bush è calato. DI STRADA SE N’È FATTA “Nella “Posta del direttore” leggo varie voci di dissenso sulla vostra posizione rispetto alla pace e alla guerra. “Mi posso “meravigliare” pensando che il vostro messaggio basato sulla carità, sull’amore fino a dare la vita sia recepito da tutti i vostri lettori. E se è percepito” allora la logica è: “pace”. “Ma non mi meraviglio perché so che mai come ora la chiesa ha detto un no così chiaro alla guerra, e un sì così convinto ai costruttori di pace. “Nei decenni scorsi il cammino è stato accidentato. Basti pensare a profeti come don Mazzolari e don Milani, che han dovuto “soffrire” dentro la chiesa. “Da parte mia, che ho aderito al Mir fin dagli anni Settanta, ricordo come era difficile parlare di obiezione di coscienza in campo cattolico. Di strada se ne è fatta! Ma capisco anche che non siamo ancora entrati nel vivo del cammino” ma di strada se ne farà! Però a voi dico grazie. E continuiamo a camminare!”. Rina Passera – Parma SEMESTRE UE AVVIO IN SALITA “Per non rischiare in alcun modo faccio mie le parole di Follini di fronte all’inspiegabile scarso senso dell’on. Berlusconi per il suo altissimo duplice ruolo di presidente del Consiglio Italiano e presidente di turno dell’Ue: “Non condivido e faccio fatica a capire””. “Fosse stata anche una provocazione spregevole quella dell’eurodeputato socialista tedesco (ma in qualche modo con contenuti di veridicità come le vicende dell’irrisolto conflitto d’interessi reso ancor più forte con l’allineamento quasi totale della Rai) non è con la presunta divertente ironia, parecchio pesante, che si dà corpo alla propria statura politica. “Sicuramente Andreotti, e forse lo stesso Craxi, sarebbero stati alcune spanne sopra in un contesto simile. “Credo che il problema non sia più la destra (le persone responsabili come Fini e Follini hanno decisamente posto dei distinguo”) o la sinistra, né il conflitto d’interessi, né la giustizia: il problema è di carattere personale. Nella democrazia sicuramente governa chi fa aderire ai propri programmi gli elettori, ma questo non gli garantisce automaticamente la piena capacità di rivestire nel migliore dei modi tale ruolo. Vi è necessità di ascolto, umiltà (che parola oggi”), collegialità, rispetto degli altri, avversari compresi, ecc. “Se è consentito anche a me fare ironia penso come Karl Popper che diceva che per fare la Tv occorrerebbe una “patente”; anche per fare la politica occorrerebbe una patente, magari a punti”!”. Attilio Menos Quando si leggerà questa corrispondenza, una delle tante sull’argomento, forse si sarà superato lo shock, ma, ci auguriamo, non la riflessione sullo spiacevole episodio. Gli italiani tutti, in particolare i moltissimi che gli hanno dato fiducia, meritavano di più dal presidente del Consiglio. Per il bene e per la dignità del paese ci auguriamo che la lezione possa servire. C’è chi ne dubita. E ci auguriamo anche, per gli stessi motivi che, almeno l’opposizione italiana, eviti nonostante tutto, polemiche del tipo tanto peggio tanto meglio, come sembrava decisa a fare almeno per questo semestre. Il muro contro muro non paga. Molti l’hanno capito. Non tutti. PER DIFFONDERE MEGLIO “CITTÀ NUOVA” “Sono sempre più convinta che Città nuova può essere uno “strumento” importante per portare e diffondere nella realtà che ci circonda la cultura dell’unità, conoscendo e approfondendo fatti e argomenti su quanto succede. Ora, a volte avrei voluto dire a qualche persona non ancora disponibile per un abbonamento dove avrebbe potuto trovare la rivista, oppure avrei voluto dare più copie dello stesso numero alle persone interessate anziché le fotocopie dell’articolo stesso, e in questo modo far loro conoscere tutta la rivista” “Insomma, mi piacerebbe poter acquistare numeri di Città nuova, o segnalare che si possono trovare in qualche catena di distribuzione, come ad esempio alle Paoline, che già commercializzano l’editrice Città Nuova”. Fabiola Fabris – Padova Non sottovaluterei l’efficacia delle fotocopie di singoli articoli, perché arrivano sicuramente a segno. In passato si sono sperimentate diverse soluzioni del tipo da lei auspicato, con qualche difficoltà logistica e ancor più economica, finendo per ridurre l’esperimento a pochi punti vendita. Se l’esperimento dovesse ripartire, ne informeremo i lettori. IL RUOLO DELL’INSEGNANTE TRA RIFORME E CONTRORIFORME “Ricordo ancora con emozione il giorno in cui mi consegnarono il diploma e immaginai, come tante coetanee, una classe piena di sole e di bimbi sorridenti nei loro grembiulini bianchi. “Il sogno è durato un attimo, infranto da trafile interminabili fatte di supplenze, concorsi, corsi e corsetti fino ad arrivare alla meta, ricca di esperienza ma anche di disillusioni. Oggi mi chiedo quale sia il mio ruolo. “Esisteva da sempre l’insegnante unica e ci hanno imposto i moduli, proprio adesso che riusciamo a lavorare bene, collaborando fra noi colleghe, ci dicono alt!, abbiamo sbagliato tutto, si ritorna all’insegnante unica. Ma la nostra opinione non serve a niente? Siamo pedine di una scacchiera manovrate da persone spesso incompetenti, capaci solo di creare caos e malcontento. “E che dire del nostro lavoro? Le ore trascorse in classe sono una vera odissea; i bambini conoscono a memoria il codice penale, per cui devi rimproverarli in modo da non beccarti una denuncia né da bloccarne lo sviluppo psico-sociale. “Ma poi, siamo sicuri di insegnare a dei bambini? Secondo me sono manager in miniatura con un’agenda fitta di lezioni d’inglese e sport con pochi minuti da dedicare alla famiglia. In compenso ci divertiamo a compilare chili e chili di scartoffie, immenso materiale cartaceo che sarà costato un intero bosco. “Ripenso al mio sogno e, se potessi tornare indietro, strapperei senza alcun indugio quel diploma e intraprenderei un’attività ben diversa, certamente meno stressante e più redditizia”. Francesca Zivillica

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