La Posta del Direttore

Quali priorità per gli europei? Grazie per Il Punto di Città nuova n. 6. L’analisi delle tappe che hanno portato il continente antico alle nozze d’oro è ben costruita. In parte – leggendola – ho rivissuto certi momenti. Orgogliosamente italiana come io sono, non so davvero se augurarmi una fusione a tutto tondo fra i 27 (oggi) Paesi che fanno parte dell’Ue. La nostra cultura e i nostri sacrifici non si improvvisano. Sono sui libri. Ce li hanno tramandati mio padre, mio nonno nel nome di ideali di cui vado fiera. E non so nemmeno se mia figlia o i suoi figli vedranno l’innesto riuscito (per citarla). L’impegno di noi europei – però – oggi io lo sento proiettato oltre confine piuttosto che entro i confini. Il nostro lavoro deve essere per quei Paesi dove, in cinquant’anni, non ci sono state affatto le accelerazioni che noi abbiamo toccato con mano. Là dove l’analfabetismo, la mancanza d’acqua, l’Aids, l’umiliazione della donna, lo sfruttamento dei bambini sono il quotidiano. Scivolare sul retorico non serve a niente. I nostri cinquant’anni – però – hanno un senso se guardiamo fuori da questo continente. Se lottiamo, in primis, contro l’analfabetismo che a mio avviso è il male di tutti i mali. Soltanto quando toccheremo riscontri concreti – allora sì – per noi europei, è sacrosanto riprendere la corsa qui a casa nostra. Laura Bonani – Milano Mi dispiace di non trovarmi almeno parzialmente d’accordo con la conclusione della sua lettera che in qualche modo rinnega il discorso precedente sull’Europa. È vero che ci sono delle priorità di ordine morale nei confronti di chi sta veramente peggio. Priorità che oggi dovrebbero coinvolgere tutti noi come cittadini del mondo e soprattutto come cristiani. Dunque, priorità che condivido. Ma in quanto europei abbiamo un dovere in più: quello di non lasciare che questo convoglio di 27 Paesi, che è costato un così grande dispendio di energie e di risorse, vada a finire su un binario morto. L’esperimento – chiamiamolo così – è da considerare fondamentale anche nella prospettiva del mondo unito e della solidarietà che esso postula. Le potenzialità dell’Unione europea in termini di sviluppo non solo economico, ma ancor più di crescita di una nuova coscienza civile, sono enormi e finiranno per andare a beneficio di tutti, tanto più, quanto più saranno espressione e frutto di un impegno comune: di una reciprocità, cioè, che gli europei hanno accettato di vivere. Certo non chiudendosi in uno splendido e anacronistico isolamento, ma guardando al mondo. Dunque, non c’è un prima e un dopo, ma un insieme. I politici al Family day Presente in piazza San Giovanni per il Family day, sono rimasto contento, per due motivi: 1) mi sono trovato in mezzo a quella moltitudine di famiglie, e ne ho provato gioia; 2) ho capito che forse nella realtà italiana è nato qualcosa di nuovo in rappresentanza della gente comune, di cui i politici dovranno tenere conto. Desidero però aggiungere qualcosa riguardante il ruolo dei mezzi di informazione. Benché fossi rimasto per tre ore in piazza San Giovanni, non avevo saputo, e con me tanti altri, della presenza di uomini politici. Più tardi ho saputo che la televisione aveva informato di ciò, dando risalto ad uno scontro tra il capo dell’opposizione e il presidente del Consiglio italiani. Sono rimasto sconfortato, perché avevo vissuto una realtà bella di umanità, e l’immediata informazione televisiva era stata interessata meno da questa che dal presunto scontro politico. Giovanni Casoli Ci risiamo. Ne abbiamo parlato nel numero scorso pubblicando la lettera di una lettrice francese a proposito dell’informazione sulle elezioni nel suo Paese. Ne riparliamo oggi perché la sceneggiata dei politici si è ripetuta e i giornali sembrano presenti soprattutto per non perdere una parola delle loro esternazioni. Forse anche questo è un segnale che conferma la crisi di cui la politica soffre sempre più palesemente Una comunione che continua Numerose sono le testimonianze pervenute a Chiara Lubich e al Centro del Movimento dei focolari dopo la partenza per il cielo di don Silvano Cola. Da parecchi anni don Silvano aveva stabilito dei veri rapporti di comunione con fondatori o responsabili di vari movimenti e comunità ecclesiali, rapporti che si erano rafforzati soprattutto in occasione di convegni. Riportiamo alcune testimonianze a partire anzitutto dal sottosegretario del Pontificio consiglio dei laici Guzmán Carriquiry: Don Silvano è stato una presenza familiare qui al Pontificio consiglio per i laici, persona di grande cordialità e amabilità, si è distinto per il suo cuore magnanimo, l’ascolto attento e la profondità di giudizio. La sua persona rifletteva e irradiava una profonda e lieta esperienza dell’Amore di Dio. Andrea Riccardi che da diversi anni conosceva don Silvano così si esprime: …in varie occasioni abbiamo collaborato e ci siamo incontrati nel lavoro sugli orizzonti del mondo, la sua parola equilibrata e acuta ha sempre aiutato a risolvere le questioni e a raccogliere le sfide del nostro tempo. Tutti lo ricorderemo per aver dato con la sua vita uno stile di sacerdote umile, che sa sostenere i fratelli chiamati a esercitare il ministero sacerdotale. Con la sua vita don Silvano ha mostrato come un sacerdote impegnato nella spiritualità di un movimento possa essere molto bene – oserei dire quasi: meglio – un prete al servizio della Chiesa universale e di tutti. Anche il superiore generale dei Legionari di Cristo ha manifestato la sua stima per don Silvano: Pur nel dolore di questa perdita vi è anche una grande consolazione nel vedere come Dio miete con gioia i frutti di santità maturati in quella grande famiglia spirituale. Don Silvano sarà senz’altro un esempio e una ispirazione per tutti i sacerdoti che aderiscono ai Focolarini per viverne lo spirito di comunione. Ernesto Diaco, anche a nome di mons. Lambiase, dell’Azione Cattolica, si esprime così: Ricordo bene la sua grande accoglienza e cordialità, la semplicità e i suoi occhi luminosi…. Dai coniugi Volpini dell’Equipe Notre-Dame: Lo ricordiamo sereno e accogliente come lo abbiamo visto nell’incontro di novembre a Grottaferrata e siamo certi che con lo stesso sorriso è andato incontro al Padre. P. Heinrich Walter del Movimento di Schönstatt: Ho davanti agli occhi il suo sorriso che lo ha caratterizzato come figura sacerdotale nella gioia della fede che viene dall’amore… Un pezzo della storia del movimento è presente nell’eternità… Indimenticabili sono per me le sue testimonianze come è stato guidato nella sua vocazione nel vivere nell’amore più grande. Sono grato a Dio per averlo potuto conoscere come strumento dell’unità. Incontriamoci a Città nuova, la nostra città Agenti della cultura dell’unità Si legge in un bollettino parrocchiale di un paese della provincia di Cuneo: Nel contesto dell’anno dedicato alla famiglia, abbiamo pensato di promuovere l’abbonamento a una rivista, di ispirazione cattolica, particolarmente sensibile alle problematiche familiari, quali: il rapporto tra i coniugi, l’educazione dei figli e temi di attualità che coinvolgono continuamente l’ambito familiare dalla politica alla bioetica, ecc… La rivista è Città nuova, un quindicinale: il costo è di 43,00 euro e l’abbonamento di un anno viene sostenuto, per metà, dalla parrocchia. Chi intende visionarlo lo trova in Chiesa e coloro che desiderano abbonarsi possono rivolgersi al parroco. Già sono una decina le famiglie che hanno aderito alla proposta e vogliono abbonarsi. Una ragazza arriva in focolare con una busta con 43 euro: Mi sono accorta che da anni Città nuova mi arriva a casa, perché miei genitori da sempre sono abbonati, a me resta solo leggerla. Ho pensato che posso dare il corrispettivo dell’abbonamento che farei per me per far conoscere il giornale a qualcun altro. Ecco il biglietto inviato da F. e I. come regalo di nozze ad una collega di lui che non conosce la rivista: Carissimi, abbiamo pensato ad un regalo ‘strano’, che entri in casa vostra più volte, ogni 15 giorni, praticamente due volte al mese! Vi confessiamo che spesso, leggendo articoli, ci chiariamo le idee su più argomenti… Ha ragione quel redattore di Panorama che così si è espresso: Città nuova ha uno stile diverso, quello del dialogo, che significa capacità d’ascolto, ma anche disponibilità a lasciarsi interpellare da chi è diverso, apertura intellettuale, assenza di pregiudizi. L’anno scorso avevo deciso di regalare il giornale ad una professionista che mi aveva aiutata in una circostanza non volendo essere pagata, è iniziato un dialogo telefonico profondo su alcuni spunti offerti dagli articoli… Quest’anno mi ha detto di essere intenzionata a rinnovare da sola l’abbonamento. Incontriamoci a Città nuova, la nostra città Indirizzare i vari contributi a: rete@cittanuova.it

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