La posta del direttore

Ecumenismo e condivisione dei valori Il progetto di una giornata a tutela della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio potrebbe essere anche il terreno per un concreto sviluppo del dialogo intercristiano. In particolar modo potrebbe essere un modo concreto per vedere unite nello stesso fronte la Chiesa cattolica e le numerose realtà ortodosse che sono presenti attivamente nel nostro Paese. Infatti, spesso, concepiamo il dialogo tra le confessioni cristiane come un fatto che interessa gli stretti ambiti delle gerarchie, mentre deve essere patrimonio comune di tutti i battezzati. In particolare, cattolici e ortodossi – come ricordato da Benedetto XVI – possono condurre insieme una coraggiosa e rinnovata azione evangelizzatrice nell’Europa del terzo millennio e, come ribadito dal cardinal Poupard, tra la Chiesa cattolica e ortodossa si deve lavorare insieme per ridare all’Europa la coscienza delle sue radici spirituali e della sua identità culturale. Le due realtà potrebbero trovare un punto in comune e magari nella prossima giornata della famiglia sarebbe bello che questo sia l’inizio per vedere cattolici e ortodossi in preghiera comune per la tutela di questa istituzione e per una rifondazione dell’Europa sui valori cristiani. Marco Baratto Mulazzano (Lodi) Penso che il suo auspicio sia largamente condivisibile. Sono già numerosi i fronti che vedono collaborare le chiese cristiane. Su Città nuova ne parliamo spesso e in particolare anche su questo numero della rivista a pag. 24 nell’articolo in preparazione della grande manifestazione Sempre più insieme per l’Europa, che vedrà impegnati a Stoccarda, in Germania, insieme a movimenti cattolici, evangelici, luterani e anglicani, anche quelli ortodossi. Quella formidabile spinta islamica L’orgoglio degli islamici per le proprie tradizioni si è così rapidamente diffuso negli ultimi anni che milioni e milioni di musulmani vivono un vero e proprio risveglio religioso. Da noi, invece, non si riconoscono nemmeno le nostre radici cristiane e talvolta, nei luoghi di lavoro, sembra quasi che i cristiani si debbano vergognare se dichiarano apertamente la loro fede. Recentemente poi, mons. Bagnasco è stato duramente criticato da vari esponenti politici per le sue affermazioni sull’etica e sulla famiglia. Temo che queste continue puntualizzazioni della cultura laica, i suoi tentativi di compromesso sui temi etici e quella patina cristiana di qualche nostro ministro non porteranno nessun beneficio alla nostra società. E tanto meno saranno in grado di reggere l’urto della formidabile spinta islamica. Massimo De Carli – Roma Dipende da cosa si intende per reggere l’urto islamico. Abbiamo visto che è controproducente rispondere militarmente agli atti di terrorismo. Purtroppo, sommando due azioni negative si ottiene un negativo più grande. Certo, l’urto islamico è un fatto che non si può ignorare. L’orgoglio dell’Islam, però, è soprattutto una questione di fede che non postula necessariamente la violenza: ci sono anche tentativi seri di dialogo. Noi abbiamo fiducia in quelli. Dialogare, però, anche per i cristiani, non vuol dire abdicare alla propria identità e ai valori su cui essa si fonda. E qui mi sento di darle ragione per quanto da lei esposto. Basta con l’ingerenza laicista! Si continua ad accusare la Chiesa di ingerenze quando parla di vita, famiglia, natura, morale, educazione ecc. E se dicessimo basta con l’ingerenza di chi pre- tende di suggerire alla Chiesa cosa deve dire e all’arroganza di chi pretende il pensiero unico di un laicismo che offende la laicità? È stato il cristianesimo a distinguere tra Dio e Cesare. Ma questo non vuol dire condanna al silenzio. Sono solo oscurantisti quelli che vogliono impedire agli italiani, cattolici e no, di esprimere il loro parere su questioni determinanti per il destino della società e dell’umanità. Chi è sereno delle proprie ragioni si confronta. Chi grida all’ingerenza forse lo fa solo perché non è in grado di i cattolici a comportarsi con coerenza,non ci può essere nulla di strano,e certo non c’è nessuna violenza o imposizione. Al massimo un appello a confrontarsi con la propria coscienza. Ma forse è questo che fa paura. Fernando Cabildon Grazie per l’articolo su Etty Hillesum Ho appena letto l’articolo su Etty Hillesum, da parecchio tempo compagna del mio viaggio interiore. Mi ha commosso e mi ha messo nuovamente davanti a colui che lei, come dice, per convenienza chiama Dio. Diceva nel suo diario di vivere nella certezza che qualcuno avrebbe continuato a vivere dove lei doveva smettere. Mi ha insegnato a vivere dentro, ad affrontare coraggiosamente gli abissi dentro e fuori di me, sicuro che dovunque ci sarà Uno che con la sua mano potente ha in mano tutta la vita e che quindi in tutto posso scorgere il suo amore. Ha, lo devo testimoniare, trasformato il mio credere in certezza. Sì, è una mistica per l’oggi, per credenti o no, è sorella nel quotidiano affrontare le vicende della vita umana. Lo vedo ogni giorno. E spero che tanti, anche attraverso questo articolo, nel loro quotidiano possano condividere questa esperienza. Michael Leputsch – Austria La Costituzione e la Chiesa A quanti auspicano che i parlamentari cattolici seguano la Costituzione italiana, piuttosto che le direttive del Vaticano, vorrei ricordare che è proprio l’art. 29 della stessa a stabilire che il matrimonio si contrae tra un uomo e una donna, come del resto è sempre stato ancor prima dell’avvento del cristianesimo. A quanti vorrebbero una Chiesa meno ingerente e silenziosa sui temi etici e di morale vorrei ricordare che lo stesso Cristo fu ucciso perché andava controcorrente e diceva delle cose vere, che molti non volevano sentire. Silvano Bonini Anche all’ospedale il caro caffè Vado spesso al nostro ospedale Santa Maria Nuova a trovare persone a me care. Dopo un’assenza di alcuni giorni sono andato a prendere un caffè e sul distributore automatico una mano aveva tracciato questa invettiva: Ladri! Avete aumentato del 25 per cento!. Ho provato anch’io rabbia perché il prezzo era effettivamente passato da 0,40 a 0,50. Ho pensato che l’indignazione non deve essere anonima, ma responsabile. Non voglio fare commenti sul prezzo del caffè a Reggio, ma sono indignato che in un luogo come l’ospedale il prezzo possa aumentare in un sol colpo del 25 per cento. Non mi fa piacere contribuire a far guadagnare chi approfitta di questo luogo di dolore. Per scrivere questa lettera ho dovuto superare una forte pigrizia ed il pensiero di lasciar perdere, ma più forte è la capacità di indignarmi. Almeno questa è rimasta intatta: perciò mi firmo. Francesco Chiari – Reggio Emilia Incontriamoci a Città nuova, la nostra città Fra i tanti contributi che piovono in redazione, ci è giunto da Torino un simpatico foglio di collegamento tra coloro che vogliono diffondere Città nuova e la cultura che la rivista propone. Ecco alcuni spunti, corredati da disegni e pensati ad hoc dalla commissione torinese di Città nuova: Avevo attivato un abbonamento a Città nuova per il Centro medico in cui lavoro. Quest’anno però non avevo la possibilità di pagarlo e l’ho lasciato perdere. Ma una collega mi ha chiesto: Com’è che non arriva più quella rivista? Era interessante. Così anche una seconda collega. Ora, insieme, abbiamo recuperato le risorse monetarie per rinnovarlo. Quest’estate avevo fatto un abbonamento regalo al mio preside che era stato ricoverato d’urgenza in ospedale, accompagnandolo con una letterina per presentare la rivista a lui che si autodefinisce agnostico. Dopo sei mesi è tornato: appena mi ha visto, prendendomi sottobraccio mi ha sussurrato: Grazie della sua rivista. È bella, la leggo tutta dall’inizio alla fine. Mio figlio sedicenne una volta partecipava ad incontri promossi dal Movimento dei focolari con i ragazzi; va fare un tema sul senso della vita ed è venuto da me dicendomi: Dai, prendiamo Città nuova perché non trovo niente di valido altrove. E come altre volte gli era capitato, sfogliandola, ha pescato diversi spunti per i suoi scritti. Mi trovavo in un negozio quando, di fronte ad una commessa, mi sono ricordata che la sua mamma era stata una mia abbonata. Mi sono trovata, così, a condividere con lei preoccupazioni educative e problematiche familiari. Comunicandole esperienze non solo mie, ma anche di altri che avevo letto su Città nuova, ho visto rinascere in lei la fiducia. Le ho proposto l’abbonamento e lei ha accettato. Indirizzare i vari contributi a: rete@cittanuova.

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