La divina armonia di Leon Battista Alberti

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Una Città ideale. La tavola di Urbino, con il tempio circolare al centro e lo slargo di una piazza che si estende fra chiese e palazzi è misteriosa, come l’autore. Ma, sotto alla tempera, le tracce del disegno sottile e preciso, frutto di una mente lucidissima, sono di Leon Battista Alberti. Due suoi progetti, Palazzo Rucellai e la facciata di Santa Maria Novella a Firenze, stanno infatti in evidenza tra gli edifici: quinte di una concezione dello spazio urbano dove l’infinito è misurato, ordinato – classicamente – in armonia. Vivere in una città del genere è sogno, utopia. Ma Alberti, e da lui tutta la civiltà del secolo XV, vi anelano: l’uomo e la sua intelligenza sono la misura del cosmo, perciò la loro città deve riflettere l’armonia divina del cielo qui sulla terra. Alberti rivisita il mondo ideale della classicità, non solo quella romana scoperta durante i soggiorni nella curia papale dove lavora, ma quella, più elegante e raffinata, dei greci: che conosce attraverso i partecipanti al Concilio di Firenze del 1439. L’antichità è per lui fonte di ispirazione. Egli ne assimila le forme, ma vi imprime un contenuto nuovo, originale. Battista lascia il segno in diverse città italiane, dove lo porta il peregrinare della sua non facile vicenda umana, che lo vede nascere a Genova, da famiglia fiorentina esiliata, nel 1404 e morire a 68 anni. A Rimini riveste la chiesa di San Francesco di marmi, colonne, arcate che rimandano al Colosseo e fanno del semplice edificio un tempio che glorifica i committenti Malatesta come fossero antichi imperatori. A Mantova per i Gonzaga progetta Sant’Andrea e San Sebastiano: vi inventa la nuova chiesa cristiana a una sola navata, con una immensa volta a botte che imprigiona lo spazio e lo fa esplodere nella luce dandovi una suggestione di eternità. A Firenze innalza la facciata di Palazzo Rucellai con un disegno di linee parallele che si susseguono tra pieni e vuoti appena accennati in una sinfonia di colore ambrato: una eleganza greca, cioè un ideale di bellezza mai eccessiva, sempre controllata dalla ragione, che si ritroverà nei lavori degli artisti contemporanei, Angelico, Donatello, Ghiberti, Verrocchio, Botticelli. Alberti è lontano dal gigantismo futuro di un Michelangelo: la sua visione dell’arte trascende infatti il dramma e lo risolve in purezza lineare, in equilibrio fra dimensione celeste e dimensione terrestre. Il che significa un gioco costante di luci sulle superfici sempre ordinate, precise, guidate da una ispirazione che tempera i contrasti. Esempio insigne è la facciata di Santa Maria Novella: Battista vi slancia sopra la parte inferiore ancor gotica un sipario, si direbbe, di assoluta chiarezza, dove la luce dei marmi si confonde con quella naturale: osservandola a mezzogiorno, la facciata brilla come un sole. Non a caso nel timpano Alberti disegna un sole raggiante simbolico, segno dello spirito che illumina la men- te – lo si ritroverà anche nei dipinti angelichiani – e irradia una sapienza ordinatrice non solo dell’intelletto ma della convivenza umana. La mente di Battista è aperta, solare, guarda in avanti. Progetta non solo palazzi o chiese ma ville, cappelle; scrive anche, trattati sull’architettura e considerazioni sulla famiglia – che mai ha avuto nella vita reale -, convinto della grandezza dell’uomo e del suo ruolo centrale nel mondo. Ama ogni forma di cultura e consiglia addirittura un papa, Eugenio IV, in questa direzione, come dimostrano le porte bronzee di San Pietro in Vaticano con i loro rimandi alla classicità. Il fatto è che Alberti è uomomicrocosmo, espressione di un nuovo tipo umano: polivalente, universale, come sarà Leonardo. Un uomo che esprime nei più diversi campi l’intelligenza e la sensibilità che gli sono state donate, perché è unificato dentro di sé. Perciò ama gli spazi amplificati, le superfici distese ove la luce scorre senza esser assorbita ma vi si riflette come in uno specchio e dove è bello vivere. In questa concezione dell’esistenza sta la nascita della modernità. Battista l’interpreta senza tensioni, con serena fiducia in sé e in Dio che gli fa progettare abitazioni degne dell’uomo: in una città dove si possa con-vivere in armonia. È questo sguardo, che parrebbe a noi utopico, che resta fissato in ciò che Alberti progetta e ci lascia da ammirare. In fondo, vi ritroviamo il sogno di sempre dell’umanità.

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