La circolarità di Haendel

Roma, Accademia Filarmonica Romana. Negli anni tra il 1708 e il 1711 Georg Friedrich viaggia spesso tra Roma e Londra, i due poli d’attrazione della sua vita musicale. Compositore fecondo, dotato di una fantasia inesauribile, ottimo manager di sè stesso, il musicista sassone è una star dell’epoca, e lo sa. Dai suoi ritratti si evince una dimensione di vita solenne, si direbbe pomposa. Eppure, a giudicare dalla serie di bellissime arie che il Concerto Italiano, diretto dal fervido Rinaldo Alessandrini ha presentato in Accademia, l’animo di Händel è delicato, intimista. Sia chiaro, la struttura è ferrea, l’armonia chiara: si sente la mano dell’esperienza e della dottrina. Ma in questi versi così settecenteschi Va’, speme infida pur o Se tu non lasci amore o Quel fior che all’alba ride i sentimenti manierati come un pastello diventano vivi, giocondi o melanconici secondo il caso. Mai falsi. Perché in musica Händel non recita, le note gli escono fresche dall’ispirazione: partono da un punto, si distendono e, come un gioco circolare, ritornano da dove sono uscite. È la circolarità della musica handeliana a trasmettere ancora un fascino che ha dell’ineguagliabile, per ricchezza sonora, scorrevolezza melodica, accordi armonici preziosi e densi. I due soprani Monica Piccinini e Anna Simboli, il basso Furio Zanasi cantano con eleganza, fraseggiano con gusto, mentre cembalo violoncello e tiorba commentano e sostengono le effusioni del sentimento. Non è un mondo lontano, non sono emozioni superficiali o vendibili. La musica ha il potere, nei duetti nei terzetti negli assoli, anche del cembalo, di portare un tono come d’argento compatto e lucido, che fa riposare. Händel riversa la sua vena e queste arie, destinate al grosso pubblico di allora e agli appassionati (tanti) di oggi sono un modello di aristocrazia mentale, di fantasia piegata alla perfetta unione fra maestria tecnica e ispirazione. Fortunatamente, la Filarmonica ha la capacità di far scoprire questi tesori nascosti e, grazie al Concerto Italiano, di renderli vivi. CLASSICADISCHI Antonio Pappano dirige Ouvertures e Fantasie di Tchaikosky, Emi Classics. Il sodalizio fra Pappano e la sua Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dà ottimi frutti anche in campo discografico con questa prima uscita, cui è seguita la seconda con le Sinfonie 4, 5 e 6 registrate in sala durante i concerti estivi 2006. L’orchestra ceciliana, che vanta una lunga e storica vita discografica, si muove sotto il gesto palpitante del direttore donando un Tchaikowsky vivo, per nulla retorico, appassionato. Da non perdere.

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