Il cammino di tre anni

Herbert Lauenroth: L’8 maggio 2004 eravamo proprio qui nella Hanns-Martin-Schleyer-Halle. Con queste realtà in cuore abbiamo iniziato – movimenti e comunità – un percorso comune. Noi in cammino con lui, il Risorto in mezzo a noi. Questo è stato ed è tutt’ora un appello al risveglio dei cristiani, del popolo di Dio, riunito nella sua pluriformità, in e per l’Europa. Sarina Märschel: La testimonianza di questo percorso comune è diventata più corale e quindi anche più europea. Si sono coinvolti di più movimenti anglicani ed ortodossi, di cristiani provenienti da tanti Paesi europei, di più di 50 comunità di: Albania, Bielorussia, Austria, Paesi Bassi, Lussemburgo, Spagna, Svizzera e Slovacchia. In un clima europeo di scetticismo generale, hanno dichiarato con nuovo fiato la loro passione per l’Europa. L’esperienza dei giovani Herbert Lauenroth: Il percorso comune non è idillico. Sono stati fatti dei viaggi per conoscersi. L’incontro ha richiesto una disponibilità – a volte rischiosa – a incontrare l´altro, a fare spazio e a farsi sensibilizzare nuovamente per l’incontro con Dio ed il proprio carisma. È quanto ho sperimentato io a Budapest, Bruxelles e, in maniera indimenticabile, a Versailles, con gli amici di Fondacio. È quanto sperimentano tante persone nelle varie città in Germania e in Europa: vivere l’ospitalità per condividere la propria storia con Dio. È così che ci riconosciamo fratelli e sorelle, anche proprio con tutte le nostre diversità e al di là delle incomprensioni reciproche. Ed è per merito di questi incontri, che si sta maturando un insieme creativo e fecondo; un insieme che comincia ad incidere su vari ambiti della società, come quello della famiglia e della città. Sarina Märschel: Quest’esperienza ha coinvolto anche noi giovani. Abbiamo incominciato a fare i primi passi gli uni verso gli altri. Ad esempio i giovani di Freie Christliche Jugend Gemeinde Lüdenscheid (Fcjg) sono andati da Schönstatt. E così abbiamo superato pregiudizi e paure, abbiamo cominciato a conoscerci e a stimarci vicendevolmente e a trascorrere momenti meravigliosi. Ma soprattutto ci siamo persuasi che ci sono le più svariate strade, anche le più impensate, per arrivare a Gesù e a questa comunione. Una fitta rete Herbert Lauenroth: Negli ultimi tre anni si è intessuta una rete sempre più fitta tra i movimenti in Europa, e questo ha fatto cambiare il clima di diffidenza e sfiducia. Parliamo ad esempio dei Paesi mitte- 9 Città nuova – Stoccarda 2007 leuropei: in occasione di alcuni incontri in Polonia, Ungheria e Slovacchia, ho constatato con quanta sensibilità viene accolta – alla luce della storia europea più recente – questa esperienza di comunione tra i movimenti cristiani. Tanti vedono in questo percorso delle comunità cristiane anche un segno di speranza, un nuovo risveglio del popolo. Sembra che si trovi qui un aggancio a quelle idealità di libertà ed uguaglianza che hanno segnato profondamente quelle rivoluzioni pacifiche del 1989/90 nel cuore di questo nostro continente. Sarina Märschel: Sin dall’inizio la nostra esperienza di comunione si è fondata sul patto dell’amore scambievole. Ciò significa non rimanere chiusi in sé stessi, ma dare spazio, aprirsi alla presenza di Gesù tra di noi. Questo sì detto a Gesù, questo sì detto alla comunione tra di noi, ci ha resi capaci di dire il nostro sì all’Europa. E questo sì vorremmo anche noi – qui e ora – dire in maniera tutta nuova. Un sì alla comunione con Dio e tra di noi, un sì alla nostra testimonianza comune in e per l’Europa. Il patto Günther Refle: Vogliamo impegnarci a vivere il comandamento nuovo, che ha segnato il cammino insieme dei nostri movimenti, comunità e gruppi, sin dall’inizio, come fondamento portante. Lo facciamo ora di nuovo liberamente con le parole del Vangelo di Giovanni (Gv 13, 34- 35), esprimendo interiormente un sì senza riserve: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri. UN CAMMINO DI COMUNIONE UN’EUROPA CHE ABBIA UN CUORE Tre autorevoli esponenti di diverse Chiese – il card. Kasper e i pastori De Clermont e Ellssel – e una personalità politica – Lucia Fronza Crepaz – guardano alla strada percorsa. Ora guardiamo a questo cammino di comunione dal punto di vista della Chiesa e del mondo politico. Il cardinale Walter Kasper, presidente del pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani della Chiesa cattolica; il pastore Jean-Arnold De Clermont, presidente della conferenza delle Chiese europee (Kek) e presidente delle Chiese evangeliche in Francia e il pastore Ingolf Ellssel, presidente delle Comunità pentecostali d’Europa ci illustrano il significato che ha avuto Stoccarda 2004 e il suo contributo per l’unità dei cristiani. Card. Walter Kasper: Nell’ultimo congresso 2004 ho detto: Ho un sogno, e ora continuo a sognare. Nel frattempo ho capito, come Giacobbe nel suo sogno, che Dio sta operando, che Dio è fra noi. Egli comincia a radunare qui in Europa un popolo nuovo. Nel 1945 ho visto la guerra, milioni di uomini morti, sei milioni di ebrei sono stati uccisi, mentre ora abbiamo ricominciato a stringere delle amicizie nuove e sta nascendo una zona di pace di cui fanno parte delle comunità nuove. Penso che anche Dio abbia un sogno e voi ne siete una parte. Dio non vuole una Chiesa nuova, ma vuole un nuovo modo di essere Chiesa. Non ci vuole un programma nuovo, il Vangelo è valido una volta per sempre e basta. Il Vangelo dà speranza e slancio e questo manca in Europa. Una parola nuova, uno slogan per l’Europa potrebbe esser spiritualità delle comunità; papa Giovanni Paolo II ha parlato nel suo testamento di una spiritualità di comunione, non dell’individualismo e della solitudine. Vuol dire che ognuno rispetta l’altro, che si crea insieme, che l’Europa e la Chiesa crescono insieme. Voi, comunità e movimenti, avete nuove possibilità di creare questo insieme, e il vostro stare insieme nelle chiese, nelle comunità, è un segno di ciò e un nuovo modo di condividere la spiritualità. Una spiritualità della solidarietà: questa solidarietà è già un elemento, una garanzia per la pace e per un ordine di pace non solo qui in Europa ma anche oltre. Bisogna pensare all’Africa, un continente che è nostro vicino, che si trova nella miseria; e anche, in questo periodo pensiamo specialmente ai poveri del Brasile nelle favelas. Per concludere: anche Giuseppe ha sognato, dapprima che doveva prendere Maria con sé, poi che doveva fuggire in Egitto. È poi vissuto a Nazareth, e non è stato facile per lui. Ma la Scrittura aggiunge che è stato un uomo giusto, non seguiva i propri sogni, ma seguiva quelli che Dio gli mostrava. E da questo sogno si è quindi aperta una strada di salvezza per tutti noi. Anche voi dovete aprire una strada di salvezza per tutti, per un’Europa che abbia un’anima, per un’Europa che abbia un cuore. Viviamo il progetto Pastore Jean-Arnold De Clermont: Desidero prima di tutto salutarvi a nome della Conferenza delle Chiese europee, che sono 125: anglicana, ortodossa, vecchio- cattolica ed evangelica in più di quaranta Paesi della grande Europa. Desidero quindi salutarvi a nome della conferenza come dei fratelli e delle sorelle che partecipano a questo progetto che consiste nel fare della fede cristiana una delle colonne della edificazione di un continente più pacifico e più giusto. Vi saluto come fratelli e sorelle i quali, ascoltando il Vangelo, essendo aperti allo Spirito, pregando e impegnandosi, partecipano alla edificazione di una società sempre più fraterna e più aperta. Che grande progetto! Certo è il nostro progetto, ma bisogna che lo viviamo per poter riuscire. Nel prossimo settembre 2500 delegati delle Chiese cattolica, evangelica, ortodossa e anglicana di tutta l’Europa saranno riuniti a Sibiu in Romania per la terza Assemblea ecumenica europea, dove ascolteremo un messaggio intitolato: La luce di Cristo illumina tutti. Vorrei invitarvi a partecipare a questo entusiasmo. Insieme proclamiamo il messaggio dell’amore di Dio per tutti gli uomini e per tutte le donne. Dobbiamo sapere ringraziare per questo amore, e sapere anche manifestarlo attraverso le nostre vite piene di speranza e attraverso la volontà di partecipare la Buona Novella a tutti, senza dimenticare né i poveri, né i disabili, né gli emigrati, né i carcerati. Insomma, nessuno di coloro ai quali – per primi – il messaggio della salvezza viene indirizzato. Ma l’incontro di Sibiu sarà un occasione di dirlo non solo personalmente, ma anche insieme e in modo concreto nell’Europa che si edifica oggi. Perciò vorrei che considerassimo l’Europa come un luogo dove il messaggio di Cristo ci chiama a riconciliarci e a vivere in pace. Un luogo dove deve crescere la nostra attenzione gli uni per gli altri, al di là delle frontiere. Un luogo dove si abbia lo sguardo sulla nostra unità nella diversità, noi che siamo uomini e donne creati ad immagine di Dio anche se apparteniamo a culture differenti. Questo è per il nostro continente, per il nostro mondo una forza e una speranza uniche. Voi siete di tutto ciò una bellissima testimonianza. Vorrei che considerassimo il nostro continente come una terra di giustizia e di solidarietà. La nostra società lascia da parte coloro che vanno più lenti, quelli che sono meno bravi; abbiamo perciò verso di loro un debito di solidarietà, di avere la mano tesa, di trovare vie di guarigione. Vorrei che considerassimo il nostro continente come una terra di accoglienza e di libertà. Quante persone spinte dalla fame, dalle guerre, dal sottosviluppo, ma anche animate da una grande speranza, quante persone vengono a bussare alla nostra porta! E noi dobbiamo loro rispetto. Assieme a loro dobbiamo cercare i mezzi migliori per assicurare un futuro per loro e la loro famiglia, nel proprio Paese se possibile, altrimenti a casa nostra, per solidarietà e per rispetto della loro libertà. Il Vangelo di Gesù Cristo ha qualcosa da dire al nostro mondo? Sì, ne sono profondamente convinto. Non guardiamoci indietro come la moglie di Lot, come se avessimo lasciato un mondo migliore. Non guardiamo neanche in cielo come i discepoli all’Ascensione, come se volessimo sfuggire le nostre responsabilità. Guardiamo diritto al nostro mondo per comunicargli la nostra speranza e la forza della nostra preghiera. Bisogna incontrarsi Pastore Ingolf Ellssel: Stoccarda 2004 ancor prima dell’evento è stata già importante per me. Voleva dire avere a che fare con una situazione nuova: cioè che dei cristiani europei, nell’unità di diverse comunità, si radunavano ed alzavano la propria voce per indicare i valori cristiani. È stato un risveglio anche della storia, ero ammirato. Negli ultimi 16 anni abbiamo visto tutto ciò che si è sviluppato in Europa. Anche prima del processo di riunificazione dell’Europa, abbiamo visto che delle economie che erano nemiche ora vanno d’accordo. Ammirazione c’è anche perché vediamo che Paesi che prima erano nemici, ora parlano fra di loro. Ora tocca a noi, cristiani in Europa. Vedendo questi modelli nell’economia e nella politica, che cosa noi ne facciamo? Secondo me è una domanda interessante, ed è per questo che sono venuto, molto curioso e pure molto attento. Io rappresento la Comunione pentecostale che quest’anno celebra il giubileo di cento anni; quindi è una Chiesa giovane, una Chiesa che però ha anche una sua storia. Una Chiesa che è nata da diverse correnti di Chiese, correnti che hanno segnato la storia non solo con aspetti positivi ma anche con dei conflitti. Tutto ciò non si può nascondere. Ognuno porta la propria storia. Nel 2004 mi sembrava di essere come nel mio primo impegno di missione in Ghana, dove ero l’unico fra migliaia di persone di pelle scura. È stata un’esperienza diversa, e quindi anche ora sono in viaggio interiormente: voglio capire questo tipo di unità e voglio trasmettere agli altri della nostra comunità ciò che capisco qui. Anche dal punto di vista biblico è stato logico esserci. Ma io voglio essere qui presente con una certa prudenza; sono stato convinto a partecipare dai fondamenti di Insieme per l’Europa. Non si tratta di fusione delle varie istituzioni, delle varie Chiese, ma si tratta di radunarsi innanzitutto nel nome di Gesù Cristo, che è l’unica via per arrivare a Dio. Quindi bisogna radunarsi. È il nostro Signore Gesù Cristo che ci ha promesso che, amandoci, si può cambiare e che, amandoci, il mondo riconoscerà che lui è stato mandato dal Padre. Questo dobbiamo imparare, e per questo bisogna incontrarsi. È anche bello sapere che non siamo qui solo tra noi Chiese e comunità, ma che andiamo oltre, anche nell’ambito della politica. Nella politica uno stile nuovo Lucia Fronza Crepaz, presidente del Movimento politico per l’unità, membro del Movimento dei focolari e già onorevole al Parlamento italiano, dice come questa tematica è stata accolta dal mondo politico. Il sindaco di una grande città sentendo parlare di Stoccarda 2004 disse: Lì ci sarà una sorta di corto circuito tra la realtà vitale dei movimenti, che percorre come un fiume di lava sotterraneo la vita del continente, e quello, in superficie, fatto di noi politici che non troviamo accordi su questioni vitali. È importante non perdere questo contatto, affinché la vita vera ci possa condizionare, e noi non possiamo più ignorarla. E così è stato. Eravamo politici di nazioni diverse, di diversi livelli istituzionali, di differenti schieramenti, qui a Stoccarda come nei numerosi incontri paralleli. Un parlamentare, che anche questa volta è qui con noi, disse: Prima l’Europa per me era un confine, un perimetro dentro il quale proteggere l’interesse di questa comunità. Il dono che mi avete fatto a Stoccarda è stato un rovesciamento totale di prospettiva: l’Europa è un punto di partenza verso la fratellanza universale. La prima occasione è stata un mio discorso in aula su un provvedimento per la giustizia in prospettiva europea che ho sentito di dover riscrivere, perché avevo in mente due nuovi punti di riferimento che prima non avevo: l’Europa dell’est e l’Africa. Per tanti di noi infine quel patto tra tutti i partecipanti, ha assunto un preciso impegno: cominciare dentro la politica uno stile nuovo accettando la fatica del dialogo e del confronto, valorizzando le differenti visioni, le diverse appartenenze, i diversi ruoli. L’appassionante ricerca per comporre le diversità ci ha fatto sperimentare una intelligenza nuova per tentare di costruire assieme il bene comune cominciando dal servire tutti, come abbiamo visto quel giorno.

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