I nuovi padroni del denaro

La competizione per l’energia sembra scuotere ogni trent’anni le sorti del pianeta: sessant’anni fa una delle ragioni della sconfitta nazista è stata l’incapacità ad impadronirsi del petrolio del Caspio; trent’anni fa la crisi iraniana orientava l’industria occidentale verso produzioni a basso consumo energetico: purtroppo il successivo basso prezzo del petrolio incoraggiava i consumi privati occidentali fino al presente scioglimento dei ghiacci del polo. Adesso si è raggiunto il limite massimo della produzione di petrolio e sono i cittadini dell’Occidente che dovranno consumare meno, visto che al tavolo dello sviluppo si sono aggiunti altri avventori. Gli aumenti di prezzo comportano grandi trasferimenti di capitali: trent’anni fa i Paesi arabi non potevano che affidarli alle banche di New York e Londra, che li avrebbero a loro volta imprestati per creare infrastrutture o realizzare sogni di potenza dei Paesi emergenti, spesso in progetti antieconomici che avrebbero provocato i famosi debiti che ancora condizionano lo sviluppo del Terzo mondo. Oggi, però, chi riceve queste nuove valanghe di denaro li concentra nei fondi sovrani: ne esistono di russi, cinesi, libici, di Singapore e degli Emirati Arabi ed anche il fondo pensione della Norvegia, ricco di 340 miliardi di dollari. Vista la possibilità di muovere enormi capitali, questi, utilizzando la finanza speculativa inventata in Occidente, hanno il potere di amplificare nel bene e nel male qualsiasi evento economico o politico. Però, in fondo, essi diffidano delle ricchezze di carta e cercano di trasformarle in qualcosa di più solido; così acquistano industrie e soprattutto le grandi banche che stanno affondando nelle perdite che il loro sconsiderato comportamento, dimentico del loro compito sociale, ha creato. I risparmiatori devono esser grati ai fondi sovrani che stanno puntellando un sistema che potrebbe travolgere non solo l’economia virtuale, ma anche quella reale. Cosa cambierà quando essi saranno i nuovi padroni? Le banche centrali potranno sempre stabilire il costo del denaro, anche se ciò sembra un po’ poco, in una situazione simile a quella di un veliero sospinto da un vento impetuoso, con un timone troppo piccolo. Non è certo la finanza occidentale che può fare la morale ai nuovi arrivati: una speranza viene proprio dai gestori di questi fondi, come quello norvegese, orientato ad investire solo in aziende socialmente responsabili che danno garanzie di rendimenti nel lungo termine. Che sia la fine della finanza mordi e fuggi?

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